Dal 2018 al 2025 gli utenti della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve sono quasi raddoppiati in un quadro fatto non solo di aumento delle povertà, ma anche di una rete sempre più capillare dell’associazione. È questo uno degli elementi più importanti che emerge da «Oltre il bisogno. Accompagnati per essere liberati», titolo dell’undicesimo Rapporto sulle povertà e sulle risorse redatto dall’Osservatorio della Caritas diocesana.
Spezzare le catene Dal documento, presentato lunedì nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nella sede perugina di Caritas, emerge la necessità di superare i semplici interventi materiali standardizzati. La sfida futura, è stato spiegato dal direttore di Caritas don Marco Briziarelli, risiede nella definizione di progetti di emancipazione personalizzati e politiche integrate che tengano insieme supporto economico, abitativo e lavorativo. Il tutto con l’obiettivo di trasformare l’assistenza in percorsi reali di autonomia, spezzando le catene di una povertà che non è più un evento transitorio ma una condizione strutturale della popolazione. «Dobbiamo andare oltre la risposta al bisogno – ha detto – camminando con le istituzioni e protagonisti del territorio e puntando su rete di accompagnamento alla libertà, superando anche gli stereotipi sulle povertà e sui poveri».
L’aumento Secondo i numeri illustrati da Nicola Falocci, nel 2025 le persone che si sono rivolte ai Centri di ascolto della Caritas diocesana sono state 1.927, con un aumento del 5,2 per cento rispetto all’anno precedente; dato che assume un peso ancora maggiore se confrontato con il periodo precedente alla pandemia: rispetto al 2018 la crescita è stata dell’80,8 per cento, mentre rispetto al 2019 gli utenti sono aumentati dell’85 per cento. L’attesa stabilizzazione della domanda di aiuto non si è verificata: «A distanza di sette anni – ha detto Falocci – il centro di ascolto Caritas si trova con un 80 per cento in più di utenti rispetto al 2019»; crescita continua che ovviamente impatta anche sull’organizzazione quotidiana dei servizi.
Chi sono Il profilo degli utenti conferma alcune tendenze ormai consolidate. Le donne rappresentano il 51,7 per cento del totale e gli uomini il 48,3 per cento. La componente straniera continua a essere prevalente, attestandosi al 71,5 per cento, mentre gli italiani costituiscono il 28,5 per cento. Emergono però differenze significative sul piano anagrafico: l’età media degli utenti stranieri è di 44,2 anni, mentre quella degli italiani sale a 54,9 anni. Nel complesso l’età media delle persone assistite ha raggiunto i 47 anni, segnale di un progressivo invecchiamento dell’utenza. Sul fronte familiare, il 40,5 per cento degli utenti è celibe o nubile e il 40,1 per cento è coniugato. Oltre un terzo delle persone, il 36,1 per cento, vive da solo, mentre il 53,3 per cento vive all’interno di un nucleo familiare. La solitudine si conferma un elemento rilevante e trasversale a diverse fasce d’età, con una particolare incidenza tra gli uomini.
Istruzione Per quanto riguarda il livello di istruzione, il titolo di studio più diffuso è la licenza media inferiore, posseduta dal 40,1 per cento degli utenti. Seguono i diplomati, che rappresentano il 28,5 per cento. Le persone con una scolarizzazione molto bassa sono il 10 per cento del totale, mentre i laureati raggiungono il 7,2 per cento. Basso livello di istruzione che continua a essere associato a maggiori fragilità economiche, pur senza rappresentare l’unico fattore di vulnerabilità.
Il lavoro Anche i dati sul lavoro confermano la complessità del fenomeno. I disoccupati sono il 48,3 per cento degli utenti, ma una quota significativa, pari al 20,5 per cento, risulta regolarmente occupata. A questi si aggiunge l’8,9 per cento che svolge attività lavorative irregolari. Il rapporto richiama così l’attenzione sul fenomeno dei cosiddetti lavoratori poveri: persone che, pur avendo un impiego, non riescono a sostenere le spese necessarie per vivere.
Il reddito La situazione economica resta particolarmente critica. Il reddito familiare medio mensile degli utenti è pari a 541 euro e oltre la metà delle persone assistite, il 56,9 per cento, vive con meno di 600 euro al mese. Il 7,2 per cento non dispone di alcuna entrata economica. Allo stesso tempo cresce il numero di persone con redditi compresi tra 600 e mille euro, segnale che l’aumento del costo della vita e dell’inflazione sta coinvolgendo fasce sempre più ampie della popolazione.
Emergenza casa Tra le emergenze più evidenti figura quella abitativa. Quasi la metà degli utenti, il 48,2 per cento, vive in affitto presso privati, mentre il 23,5 per cento si trova in condizioni di grave disagio abitativo, tra alloggi temporanei, sistemazioni di fortuna e ospitalità presso altre persone. In termini assoluti si tratta di 452 individui. Solo il 5,9 per cento vive in una casa di proprietà e una quota analoga risiede in alloggi di edilizia pubblica.
Profili di fragilità Il rapporto individua poi cinque principali profili di fragilità. Il gruppo più numeroso è quello dell’emarginazione cronica, che riguarda il 35,2 per cento degli utenti e comprende soprattutto persone sole, prive di casa e di reddito. Seguono le situazioni caratterizzate da disoccupazione cronica e vulnerabilità economica, pari al 28,4 per cento. Il 18,5 per cento rientra invece nella categoria dei poveri strutturali, formata da lavoratori con redditi insufficienti e anziani con pensioni non adeguate al costo della vita. Completano il quadro le situazioni legate all’immigrazione recente, pari al 10,2 per cento, e quelle definite di povertà relazionale, il 7,7 per cento, spesso originate da separazioni, divorzi o altre fratture familiari.
L’attività Nel complesso numeri che hanno ovviamente portato anche a una crescita dell’attività della Caritas: nel 2025 sono stati effettuati 104.979 interventi, il 16,9 per cento in più rispetto all’anno precedente. Gli interventi relativi a beni e servizi materiali sono stati 55.011, pari a oltre la metà del totale, mentre quelli legati al sostegno abitativo hanno raggiunto quota 24.332. Gli interventi di ascolto sono stati 13.710 e quelli di orientamento ai servizi del territorio risultano quasi quadruplicati negli ultimi tre anni.
La rete Un altro elemento evidenziato dal rapporto riguarda la crescente diffusione della rete territoriale. Per la prima volta gli utenti seguiti dai Centri di ascolto parrocchiali, pari a 1.959 persone, hanno superato quelli del Centro diocesano, che ne ha assistite 1.853. Dal 2022 gli utenti dei centri parrocchiali sono aumentati del 76,5 per cento, a conferma di una presenza sempre più radicata nelle comunità locali.
Gli interventi Aprendo la mattinata il professor Carlo Grasselli ha collocato i dati locali all’interno di un contesto nazionale segnato dall’aumento delle disuguaglianze e dalla «diffusione di una povertà ormai strutturale». Grasselli ha posto l’accento sulla necessità di politiche integrate capaci di coniugare sostegno economico, diritti e accompagnamento delle persone più fragili, evidenziando come l’obiettivo debba essere quello di restituire autonomia e opportunità a chi vive situazioni di esclusione. In chiusura invece l’arcivescovo Ivan Maffeis ha posto l’accento sul ruolo dei Centri di ascolto presenti nel territorio, definendoli «luoghi in cui non solo si offre aiuto, ma si costruiscono relazioni e percorsi di partecipazione». Maffeis ha poi voluto ringraziare tutti gli amministratori presenti, le fondazioni, le banche e in generale «tutti coloro che si sentono partecipi di questa scommessa», anche perché «è da questa sinergia che si deve il volto di una società».
