di Daniele Bovi
Un tavolo sul quale mettere, insieme a Regione e associazioni datoriali, idee e risorse a proposito di un tema che sarà centrale nei prossimi anni per Legacoop Umbria: il futuro dei giovani. A proporlo è Danilo Valenti, neo presidente dell’associazione che, a qualche settimana dal congresso regionale, fa il punto con Umbria24 su diverse questioni al centro del dibattito regionale e non solo.
Valenti cosa dovranno aspettarsi le imprese di Legacoop in termini di continuità o discontinuità rispetto al passato?
«Cercherò per quanto possibile di intraprendere un percorso discontinuo nella continuità. Il lavoro fatto negli ultimi anni è stato importante: in Umbria due delle prime quattro imprese, e tre nelle prime quindici, sono associate a Legacoop, che rappresenta 164 cooperative e 16 mila occupati per un fatturato di sei miliardi. Sono onorato di rappresentare questa realtà che anche nei momenti di crisi è stata, come si dice oggi, resiliente. Il primo obiettivo che mi sto dando è quello di cercare di rendere il più possibile unita questa organizzazione, così da rilanciarla nel rapporto esterno con le istituzioni. Legacoop non deve dimostrare che è indipendente e autonoma perché lo è da anni, e lo abbiamo dimostrato: noi siamo una realtà imprenditoriale senza pregiudizi verso il governo nazionale e locale. Con questi soggetti, con la Regione e con i Comuni, dobbiamo collaborare».
Per il mondo cooperativo quali sono le priorità da mettere sul tavolo del governo nazionale?
«Sull’economia noi stiamo chiedendo, come altre realtà datoriali, attenzione per quanto riguarda politiche occupazionali e fiscali, senza dimenticare il costo del denaro. A livello nazionale, così come in quello locale, c’è bisogno di unità anche delle associazioni imprenditoriali perché possiamo utilizzare le energie finanziarie del Pnrr per far ripartire il paese e costruire lo sviluppo. Per quanto ci riguarda poi siamo preoccupati anche per il Codice degli appalti: se è vero che ci sono le risorse finanziarie del Pnrr per ripartire, servono anche regole giuste e corrette per garantire imprese e qualità del lavoro».
Durante il congresso ha posto in particolare l’accento su giovani e ricambio generazionale: a cosa pensa in particolare?
«Partiamo da un fatto: negli ultimi dieci anni molti giovani per motivi di studio o di lavoro da questa regione se ne sono andati. Che cosa possiamo fare noi? È questa la domanda che ho rivolto alle istituzioni. Il ruolo delle associazioni imprenditoriali è importante: ho reclamato un tavolo per discutere insieme, per analizzare la situazione e studiare quali azioni e risorse si possono mettere in campo. Faccio un esempio. In Umbria abbiamo un solo Its (gli Istituti tecnici superiori post diploma, ndr), peraltro con ottime performance, in Emilia 35. Gli Its sono importanti non solo per far rimanere qui i giovani ma anche per progetti e iniziative collegati all’immigrazione. Se è vero, parlando di mano d’opera, che in Italia mancano almeno 600 mila lavoratori e visti i nostri dati demografici, l’immigrazione può essere una risorsa: chi arriva qui va messo nelle condizioni, anche in questo modo, di seguire percorsi di formazione. Servirebbe quindi una politica espansiva anche in Umbria sugli Its visto il bisogno di talenti che c’è in ogni settore».
Rimanendo sempre in tema di sviluppo, durante il congresso lei ha parlato di una Legacoop che deve essere «utile e funzionale» in Umbria anche su questo fronte. Come si declina ciò in concreto?
«Una delle mie idee è quella di provare, con i nostri strumenti finanziari, a dare un contributo importante a progetti di singole aziende ma anche a processi di aggregazione. Viviamo in una regione piccola, ci sono realtà di piccole dimensioni quindi dobbiamo trovare progetti di aggregazione per affrontare mercati e scenari del futuro; bisogna mettere insieme le energie per fare massa critica».
È a questo che pensa quando parla di un lavoro da fare anche nel contesto della cosiddetta Italia mediana?
«Sì, e per me è un fattore importante. Ho apprezzato il lavoro fatto da Donatella Tesei insieme agli altri presidenti e anche noi stiamo lavorando con Toscana, Lazio e Marche a una serie di protocolli che porteranno a un dialogo tra settori».
A proposito di settori, come escono quelli di Legacoop dalle tante e continue crisi che si sono abbattute sull’Umbria? Quali ritiene siano i settori chiave per il futuro?
«In generale credo che il mondo cooperativo abbia dimostrato qualità perché ha affrontato le difficoltà degli ultimi anni con grande resistenza. Insieme, tutti i settori, dobbiamo cercare di costruire percorsi di sviluppo. L’intersettorialità è fondamentale: ne abbiamo alcuni che possono comunicare e fare sviluppo nello stesso tempo, e questo è uno degli obiettivi del mio mandato. Quanto al futuro abbiamo leader in tutti i settori, dalla grande distribuzione, passando per i servizi fino ad arrivare al sociale, essenziale anche domani specialmente in una regione dove l’invecchiamento sarà uno dei problemi centrali. Poi c’è il delicatissimo settore dell’agroalimentare, che ha grandi potenzialità anche in Umbria».
Uno dei temi centrali per il futuro sarà anche quello della lotta alle disuguaglianze, sociali e territoriali. Quale può essere il ruolo di Legacoop su questo fronte?
«L’UE già da tempo parla a 360 gradi di economia sociale, e credo che le nostre imprese, che sono sociali dalla nascita, abbiano al loro interno tutti i presupposti per superare le disuguaglianze tra persone e territori. Noi forse dobbiamo rafforzare il messaggio dell’economia sociale e la sua distintività».
Da tempo per esempio larga parte del mondo profit ha posto l’accento sui temi sociali. Come aggiornerete la vostra identità?
«Al congresso ho detto che non dobbiamo lasciare spazi al mondo profit su questo fronte. Abbiamo un grande impegno morale: quello del ricambio generazionale, dobbiamo aggiornare i gruppi dirigenti, renderci attrattivi ai giovani e far conoscere la nostra distintività. Noi poi abbiamo un altro elemento importante: le riserve indivisibili, che sono il futuro e rappresentano la continuità aziendale. Dentro questo mondo c’è già una visione del futuro: si entra in una cooperativa anche pensando al futuro. Quando parlo di distintività poi penso alle donne e all’immigrazione: abbiamo moltissime donne nella grande distribuzione, nella logistica, nei servizi, e siamo stati molto attenti anche a inserire soggetti svantaggiati, che hanno trovato in noi un punto di riferimento per ripartire».
Un mondo che complessivamente deve fare i conti anche con le false cooperative: se e quanto è grave il problema in Umbria?
«False coop, ma anche false imprese che attuano concorrenza sleale, ci sono. La proposta di legge sullo stop alle gare al massimo ribasso, approvata dalla Terza commissione, va nella giusta direzione. Ci stiamo anche attivando col sindacato per una serie di iniziative e per sensibilizzare le istituzioni locali: i bandi non dovranno prevedere il massimo ribasso e dovranno rispettare i contratti primari sottoscritti dai sindacati, a tutela di imprese e lavoratori».


