Ospedale di Terni (foto Rosati)

di Mar. Ros.

«Mio marito ha 75 anni, ha subito un’operazione per un cancro alla prostata (e non al cervello come riportato inizialmente) e ora si trova costretto ad affrontare 40 giorni di radioterapia nei mesi di luglio e agosto all’ospedale di Rieti, con tutti i  rischi che ne conseguono». È preoccupata la moglie, ma anche arrabbiata perché non riesce a credere che non ci sia una soluzione: «Ho scoperto che ci sono almeno tra pazienti in cura al reparto oncologico di Terni che provengono dalla provincia laziale».

Ospedale Santa Maria di Terni Secondo quanto riferito dalla donna a Umbria 24, l’uomo sarebbe stato affidato alle cure sanitarie a Rieti per un macchinario «che sarebbe dovuto arrivare a luglio – spiega la signora – invece pare che prima di novembre non sarà attivo. In ogni caso pensate solo per un attimo a immaginare la sofferenza di un uomo non più giovane, con una malattia importante, costretto a spostarsi con la propria macchina da Terni a Rieti ogni mattina dal lunedì al venerdì e sotto il rovente caldo estivo. So che l’oncologia ternana è all’avanguardia – afferma la donna – ma uno sforzo in più per accogliere tutti lo si potrebbe fare, la durata di una seduta è limitata, potrebbe bastare estendere la fascia oraria del servizio».

Oncologia «Attualmente – spiega il dottor Ernesto Maranzano, direttore del Dipartimento di oncologia e della Struttura complessa di radioterapia dell’azienda ospedaliera di Terni –  stiamo lavorando a massimo regime, dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 20 più il sabato mattina, svolgendo da gennaio anche delle sedute pomeridiane all’ospedale di Spoleto. È possibile, dunque, che qualche paziente che necessiti di un lungo ciclo di radioterapia (fino a 5 settimane) venga dirottato all’ospedale di Rieti».

Trattamenti radioterapici Secondo la donna che sfoga con Umbria 24 però, esiste nel frattempo il viceversa: «Contestualmente è anche possibile – prosegue il dottore – che dei pazienti reatini vengano dirottati a Terni  per la necessità di essere sottoposti a particolari e raffinati trattamenti radioterapici che non rientrano nell’offerta dell’ospedale laziale e che noi invece siamo in grado di eseguire: è il caso della radiochirurgia encefalica, della radiochirurgia toraco-addominale e della brachiterapia, ma si tratta di  protocolli che prevedono da una a cinque sedute totali. In altre parole – conclude – non è questa quota oraria che va a determinare l’impossibilità della presa in carico  di  altri  pazienti che invece necessitano di cicli completi di trattamento radioterapico.  Prestazioni che la struttura di Terni può non essere in grado di garantire, lavorando già al suo massimo regime».

Twitter @martarosati28

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