Si svolgerà domenica 6 settembre dalle 16 alle 18, nella sala Sant’Anna di Perugia (via Roma 15) l’incontro pubblico “Medicina di genere. Salute, ricerca clinica e diritti: un incontro di confronto e divulgazione”, realizzato nell’ambito del progetto Artemisia, promosso in sinergia da Afas (realtà capofila), Comitato Artemisia, associazione Diritti Solidarietà e Futuro D.S.F. e Comune di Perugia.

Interverranno il dottor Francesco Micillo con “Aspetti giurisdizionali della medicina di genere”, il dottor Carmine Iorio con “Aspetti etici e sviluppo di farmaci nella ricerca”, la dottoressa Elia Bassini con “Aspetti applicativi della medicina di genere in correlazione a patologie”, la dottoressa Ilaria Giovannelli con “Salute e pregiudizi di genere” e Stefania Guidi, presidente dell’associazione Vu Festival aps che si occupa di benessere sessuale e salute del pavimento pelvico che quest’anno di svolgerà ad ottobre e avrà come tematica proprio la medicina di genere. Presenti in sala anche rappresentanti Afas e delle due associazioni organizzatrici, Comitato Artemisia e Dsf Perugia.  

Fulcro dell’evento, promosso in occasione della Giornata internazionale del benessere sessuale (4 settembre), è la storica esclusione delle donne dagli studi e dalla ricerca in ambito medico, che ha contribuito a costruire una medicina a lungo modellata prevalentemente sul corpo maschile e ha reso necessaria, nel tempo, la nascita e lo sviluppo della medicina di genere.

Il progetto Artemisia nasce con l’obiettivo di migliorare l’accesso ai servizi sanitari territoriali del Comune di Perugia, con particolare attenzione alla salute ginecologica e al benessere sessuale, promuovendo la medicina di genere attraverso inclusione e, appunto, parità di genere, e garantendo servizi accessibili a tutte le persone, senza discriminazioni. Particolare attenzione è rivolta alla tutela dei soggetti più fragili, tra cui donne in condizioni di vulnerabilità legata alla malattia, giovani e persone in difficoltà economiche e sociali. Molte queste patologie, tra l’altro, non sono riconosciute dal sistema sanitario e le donne che ne sono affette devono rivolgersi al privato. Il progetto intende inoltre sensibilizzare la cittadinanza sui temi della salute sessuale e riproduttiva, contrastando stigma e disinformazione.