Marcia della Pace

di Maurizio Troccoli

La marcia Perugia Assisi ha lanciato un «potente messaggio di pace» – per usare le parole di Fratoianni – ma non ha avvicinato quanti sono favorevoli alle armi agli ucraini e quanti – la maggioranza dei marciatori – sono contrari. Parafrasando un motivo che, di recente è diventato anche un podcast di Repubblica, molto critico con la ‘Perugia Assisi’, ‘Hanno tutti ragione’: la piazza ha avuto spazio per tutti. Insomma il desiderio di pace accomuna, ma la strada per raggiungerla, continua a dividere. E, per quanto il corteo multicolore, sia in grado di ospitare posizioni differenti se non, agli antipodi, il pacifismo, che va oltre la marcia, non ha risolto l’equivoco sulla lotta di liberazione, per difendersi. O, se si preferisce, delle armi alla resistenza.

TUTTA LA DIRETTA DELLA MARCIA: LE POSIZIONI

L’equivoco Una piazza multicolore, ma con uno sbilanciamento evidente a favore dei pacifisti radicali, quelli dello stop alle armi all’Ucraina, «che generano soltanto una escalation di violenza». Organizzatori della marcia («a noi compete coltivare la pace» – ha ribadito Lotti – concetto rafforzato con: «C’è sempre tempo, è ancora ce n’è per intavolarla’), e francescani di Assisi si sono fatti rappresentare dal messaggio del giorno di Papa Francesco ‘I leader politici ascoltino le parole della gente che vuole la pace e non l’escalation del conflitto’. Mentre, poco distanti da loro, i rappresentanti delle forze politiche che sostengono il Governo, primi tra tutti quelli del Pd, e un certo mondo liberale, una minoranza, in marcia con i distinguo del caso, hanno scelto, per loro, l’altro messaggio, quello del presidente Mattarella, in vista del 25 aprile: «Un popolo in armi per affermare il proprio diritto alla pace». «Dal “nostro” 25 aprile, viene un appello alla pace. Alla pace non ad arrendersi di fronte alla prepotenza».

Le distanze Inutile ribadire qui, quanto già ampiamente discusso: quindi la critica al manifesto ‘Fermatevi’ accusato di equidistanza tra aggredito e aggressore, la polemica sul doppiopesismo tra la resistenza degli ucraini e quella dei partigiani italiani o dei vietcong, e le accuse di antiamericanismo nascosto da pacifismo. O, all’opposto:  il convincimento storico della diplomazia ‘sempre e comunque’, del freno all’industria degli armamenti, della conversione ecologica per l’emancipazione dagli idrocarburi in contrasto alle ragioni economiche di tante guerre e l’educazione e la pratica della non violenza come cambiamento di paradigma. Non torna, inoltre, utile evidenziare il tentativo, di tanto in tanto forzato, di schierarsi dalla parte degli ucraini, senza riconoscere in Putin un nemico, individuandolo soltanto nella guerra. E, tra l’altro, alla condizione, di non armare l’aggredito.

La cronaca Ci si ripari nella cronaca che racconta una edizione vivace della marcia, con molte adesioni che, per l’Umbria, rappresentano, in parte, anche una opzione di ricaduta sull’indotto turistico in attesa del 25 aprile. Il sole ha accompagnato la Marcia, fino al suo capolinea, per la prima volta alla basilica di San Francesco e non alla Rocca di Assisi, per poi lasciare il posto alla pioggia che è ritornata, generosa, ad annaffiare i giardini primaverili umbri. I numeri delle autorità, che hanno impiegato un robusto piano di sicurezza, dagli artificieri elle unità cinofile, per controlli su ferrovia, in strada e anche on line, specialisti di antiterrorismo e il sostegno di un elicottero, parlano di 25mila persone presenti durante l’intero tragitto.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.