di Marco Torricelli
La storia era entrata, fragorosamente, a far parte del complesso ‘faldone’ relativo all’inchiesta sulla diocesi di Terni, con tanto di polemiche velenose e minacce di dare ulteriore lavoro alla procura della repubblica. Ma adesso dell’ex convento dei cappuccini di Lugnano in Teverina si parla perché è nata una Onlus che vorrebbe comprarlo e adibirlo ad attività sociali e solidali.
La Onlus La faccenda sarebbe nata così: un gruppo di cittadini (Lugnano è piccolo – circa 1600 abitanti – ma tra di loro ci sono anche residenti ‘acquisiti’, come il compositore Arturo Annecchino, in grado di coinvolgere nell’iniziativa anche soggetti esterni) ha deciso di dar vita ad una Onlus – ‘Lugnano 1579’, dall’anno di costruzione del convento – con «il desiderio di invertire l’attuale atteggiamento di vendita e svendita del patrimonio artistico-culturale nazionale, ancora più forte in un periodo come questo, di severa crisi economica».
Gli obiettivi Quello che la Onlus vorrebbe realizzare è «un polo solidale, sede di iniziative sociali, culturali, spirituali ed assistenziali». Tanto che e si pensa ad «un centro di accoglienza di bambini figli di profughi non accompagnati», alla «conservazione e preservazione dei beni culturali presenti all’interno del convento, la realizzazione di una biblioteca all’interno del parco, accessibile a tutti, l’organizzazione di eventi culturali, laboratori artistici e promozione dell’artigianato locale», ma anche «un centro di studio agricolo e sull’ulivicoltura, un laboratorio di trasformazione delle materie prime, un centro per il soggiorno degli ospiti, un ristorante a ‘chilometro zero’».
Crowfounding Insomma, le idee non mancano, ma c’è il piccolo particolare rappresentato dal fatto che il convento è della diocesi, la quale lo ha messo in vendita – per cercare di raggranellare contanti, vista la drammatica situazione economica nella quale si trova – per tre milioni e 100mila euro. I promotori di ‘Lugnano 1579’, però, sono certi che «attraverso iniziative di crowfounding, donazioni e partecipazioni varie, tale somma potrebbe essere messa insieme e restituire così il convento ai lugnanesi che, in fin dei conti, sono coloro che lo hanno costruito». Certo, si devono esser detti, se poi qualcuno ‘molto in alto’ sposasse l’idea, tutto diventerebbe più facile. E hanno scritto a Papa Francesco.
La lettera al Papa «Nel 1229 a Lugnano – gli hanno scritto – fu costruito il primo convento francescano in Europa, a ricordo del miracolo dell’oca e del lupo che il poverello di Assisi operò passando nella Teverina nel 1212, oggi trasformato in residenza privata. Noi non vorremmo che il convento di Sant’ Antonio dei Cappuccini (costruito nel 1579), oggi in vendita, subisse la stessa sorte, spinti dall’idea che un luogo unico e prezioso debba essere patrimonio della comunità».
La richiesta Dopo avergli illustrato gli obiettivi che si prefiggono, spiegano al pontefice che «al raggiungimento di tale obiettivo ci separa l’ingente somma di denaro richiesta dalla diocesi di Terni, pari ad oltre 3 milioni di euro». Ovvio che a Papa Francesco non vengono fatte richieste specifiche, ma i membri di ‘Lugnano 1579’ dicono: «Vorremmo che il nostro sogno fosse il suo sogno, il sogno della chiesa universale. Questo sogno noi già lo chiamiamo progetto» e lo invitano «a far visita alla nostra comunità ed al convento in questione».
La diocesi Il prossimo ‘passaggio, presumibilmente sarà quello di confrontarsi con monsignor Ernesto Vecchi, l’amministratore apostolico della diocesi, che anche recentemente aveva parlato del convento come uno dei beni di cui la diocesi potrebbe privarsi: «Noi siamo animati da buone intenzioni – specificano i promotori della Onlus – e siamo pronti ad illustrarle nei dettagli».
La presidente Federica Porcelli, la presidente di ‘Lugnano 1579’ rivela che «primi contatti, informali, con monsignor Vecchi, ci sono già stati e lui ha fatto capire che, vista la nostra mission, un piccolo sconto sul prezzo potrebbe anche essere ipotizzato (si parla di 200mila euro; ndr), ma è chiaro che il nostro resta un sogno molto impegnativo, nel quale però crediamo fermamente». Tanto che è già partita, sul sito internet della Onlus, la campagna di donazioni, «ma contiamo di poter dar vita ad aste di opere d’arte messe a disposizione da importanti artisti italiani – dice ancora Federica Porcelli – ed abbiamo la speranza di essere supportati anche da Unesco e Unicef»
