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5 agosto 2013 Ultimo aggiornamento alle 10:14

Terni, la Diocesi vende su internet un convento: quello molto discusso di Lugnano

Tre milioni e 100 mila euro per uno stabile entrato a pieno titolo nella ‘saga’ diocesana, con protagonisti diversi e, spesso, ricorrenti

Terni, la Diocesi vende su internet un convento: quello molto discusso di Lugnano
L'ex convento dei cappuccini

di Marco Torricelli

In vendita. Su internet. Dopo il castello di san Girolamo, pure il convento dei Cappuccini di Lugnano è acquistabile in rete. Cioè: l’annuncio è in rete, ma visto il prezzo – tre milioni e 100mila euro – gli interessati (astenersi perditempo, come si dice) faranno bene a mettersi in contatto con l’agenzia immobiliare incaricata – presumibilmente dalla Diocesi – della vendita.

Il convento La descrizione è asettica: «Antico monastero francescano, terminato di costruire nell’anno 1688 circa. La struttura, oggi destinata ad uso ricettivo, è stata completamente risanata nell’anno 2000 in occasione del Giubileo». Il monastero, dice ancora l’annuncio, è «composto di un corpo principale, con chiostro interno, una chiesa affrescata consacrata, e vari annessi, è inserito in un meraviglioso parco con sentieri tracciati». E poi i numeri: «60mila metri quadrati di parco, 2mila e 500 metri quadrati di immobile, 40 locali, 31 camere da letto, 27 bagni». Prezzo, come detto, tre milioni e 100mila euro.

La storia Quel convento, però, entra a pieno titolo nella ‘saga’ della Diocesi e Umbria24 se ne era occupato già nel mese di aprile, raccontando che, nel 2010, la Fondazione nazionale della cultura ‘Gian Lorenzo Bernini’ si era presentata al sindaco, Nadia Moretti, proponendosi per «recuperare alle antiche vestigia lo storico complesso monumentale denominato ex Convento dei cappuccini» e specificando che lo faceva «accogliendo le istanze della Diocesi, nella persona di S.E. Rev.ma Mons. Vincenzo Paglia».

L’ombra di Paglia La fondazione Bernini prese in affitto il convento, ma poi iniziarono i problemi e si arrivò, tanto per cambiare, in Tribunale. Il sindaco, Nadia Moretti, raccontò la sua versione: «Io chiamai il vescovo Paglia, chiedendogli chi mi avesse mandato in casa, ma lui mi rispose che quella gente nemmeno la conosceva. E noi ci siamo sentiti, tutti, presi in giro». La Bernini, dal canto suo, replicò che il suo interessamento era derivato dal fatto che «monsignor Vincenzo Paglia aveva manifestato la preoccupazione sullo stato in cui versava l’ex convento dei Cappuccini, malamente gestito dall’associazione di assistenza diocesana». La fondazione raccontava anche di essersi resa «disponibile ad accogliere le richieste avanzate da monsignor Paglia», che poi «uscì di scena», affidando la trattativa a Luca Galletti e Paolo Zappelli, i due ex dipendenti della Diocesi oggi agli arresti domiciliari.

Le polemiche Ne era nato un rimpallo, sgradevole, di accuse velenose: con la fondazione che ricordava al sindaco che tra lei e un esponente della Bernini (Pietro Paolo Pirrottina; ndr) ci sarebbe stato un rapporto «anche di confidenza e amicizia, tale da richiedere il sostegno della ‘persona sconosciuta’ anche per la risoluzione di alcuni suoi interessi di carattere personale». E con la Moretti che negava di «avere ricevuto alcun beneficio o favore personale dalla frequentazione dei rappresentanti della fondazione», rilevando che «possono essere fatte dichiarazioni di ogni tipo, ma è necessario che le stesse siano suffragate da prove concrete». Ai carabinieri di Lugnano non era rimasto altro da fare che chiedere la collaborazione del cronista, per mettere in ordine le carte.

Le carte Tra le quali, forse, sarà il caso di aggiungere quelle relative al passaggio di mano di ‘Villa spirito santo, che sta a Collerolletta di Terni e de ‘il ristoro del priore’, che sta a Foce di Amelia. La prima è una ‘casa per ferie’, classificata tra gli ‘affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence’. La seconda è una ‘country house’ con ‘somministrazione di alimenti e bevande’. Sì, perché quella roba, secondo la Camera di commercio, risulta essere passata, tra ottobre e novembre di quello stesso 2010, dalla ‘Accoglienza diocesana’ (presidente monsignor Francesco De Santis, consigliere procuratore Pietro Antonelli, consigliere monsignor Antonio Maniero), proprio alla Fondazione nazionale della cultura ‘Gian Lorenzo Bernini’. Ma magari è una pura coincidenza.

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