di Ilaria Alleva 

Reperti a vista o interrati? A che punto è il progetto di Largo Cairoli? È con questa prima interrogazione, presentata dal consigliere di FdI Roberto Pastura, che si è aperto il consiglio comunale di Terni del 7 ottobre. Nei giorni scorsi, sia sui mezzi stampa che sui social, la questione, riportata all’attenzione della cittadinanza dall’ex consigliere di Terni Civica, Michele Rossi, si è rianimata. 

Il progetto originario Michele Rossi ricorda a Umbria24 come si sia battuto, durante la precedente consiliatura, per valorizzare i reperti storici emersi durante gli scavi a Largo Cairoli: non solo reperti di epoca romana e medievale, ma anche le mura di un convento carmelitano di fine ‘500. In uno dei consigli comunali del febbraio 2023, Terni Civica ottenne, con un atto di indirizzo approvato all’unanimità, che si lasciasse tutto visibile, senza interrare nulla di quello che era riemerso. Ora sarebbero proprio le mura del convento, uno dei pochi presenti a Terni, a non poter essere lasciate a vista, anche perché, dice Michele Rossi, «l’area è definita di ‘scarso valore archeologico’ e dunque destinata per sempre a tornare sottoterra». L’assessore Iapadre in risposta al consigliere Pastura a Palazzo Spada ha spiegato: «Si è scoperto in fase esecutiva che l’installazione di alcuni di questi lucernai presenta difficoltà insormontabili e che realizzare i micro pali in vetro che sarebbero necessari rovinerebbe irrimediabilmente i resti presenti. Verranno comunque realizzati dei contenuti multimediali a disposizione di tutti i cittadini».

Raccolta firme Immediata la risposta dell’ex consigliere di Terni Civica: «Come si possono posizionare i vetri sui reperti romani, lo stesso si può fare sugli archi di un convento del ‘500». Rossi porta come esempio altri siti, come quello dei Fori imperiali a Roma o quello di Torre Argentina. «Potrebbe essere possibile realizzare una semplice recinzione; il convento presenta degli archi che, se illuminati, darebbero più valore a un semplice giardino, anche per una passeggiata archeologica. Si potrebbe realizzare un affaccio più basso, un camminamento che permetta alle persone di avvicinarsi. Da privato cittadino ed ex consigliere ritengo che sia importante lasciare quei resti a vista perché fanno parte della storia della città. Valorizzare ciò che ha ‘anche solo’ valore di testimonianza storica e culturale, in una città come la nostra che per i più non ha storia, ha un valore documentale e didattico immenso. C’è bisogno di una comune sensibilità su questi temi a partire dagli attuali amministratori pubblici» Perciò, Rossi conclude dicendo che sta pensando di lanciare una raccolta firme: «Faremo il possibile perché la parte del convento resti emersa perché la città ne benefici».

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