di M.R. e C.P.

«Essere oggi a Terni è per ricordare quanto successo dieci anni fa e anche che l’Acciaieria è stata salvata da una lotta durata mesi che ha visto occupazioni, blocchi stradali. Ecco se passa il decreto Sicurezza che oggi il governo sta facendo, l’Acciaieria non ci sarebbe più e quei lavoratori sarebbero stati tutti arrestati». Con queste parole il segretario nazionale della Cgil, Maurizio Landini, ricorda le lotte degli operai ternani con un occhio però al presente. E a quel ddl, approvato dalla Camera a settembre, che prevede fino a due anni di carcere per chi blocca le strade in occasione delle manifestazioni. Focus dell’incontro ternano, insieme al segretario generale della Fiom Michele De Palma, ‘Contrattare per fermare il declino industriale’.

Come fermare il declino industriale Forse una ricetta magica non c’è, ma secondo Landini è necessario «governare la transizione ed essere consapevoli del processo della mobilità che va in quella direzione». Quale? Quella dell’elettrico. «Significa – aggiunge il leader Cgil – anche produrre auto elettriche in grado di affrontare questi processi». E per farlo «serve un fondo non solo italiano ma europeo. Questo è ciò che va affrontato anche con gli investimenti necessari che oggi non abbiamo». Del resto, insiste Landini, «siamo davanti a un processo di cambiamento del concetto di mobilità che riguarda tutto il mondo, e stiamo pagando i ritardi per scelte sbagliate fatte dal nostro Paese». E, interrogato sui possibili legami della crisi del settore automotive con le politiche Ue, il segretario risponde: «Questa è una sciocchezza per non affrontare i problemi veri».

YouTube video

Crisi automotive «Quando dieci anni fa si chiama Fiat, poi Fca e ora Stellantis – aggiunge Landini – non si sono fatti i cambiamenti che andavano fatti. Si è scelto di concentrarsi sulle auto di gamma e sul settore del lusso, abbandonando altre attività. Oggi in Italia non è che non si vendono le auto elettriche, non si vendono neanche le altre. Non si sta producendo nulla, mancano i modelli perchè sono stati trasferiti da altre parti». Ma con l’Europa bisognerà interloquire secondo il segretario: «Il processo dev’essere quello di come l’Ue utilizza le proprie competenze per essere in grado di affrontare il cambiamento in atto nel settore dell’auto». In Italia, ad esempio, «il problema è anche infrastrutturale. Si parla di auto elettriche ma non abbiamo le infrastrutture. Nessuno di noi vuole che ciò avvenga chiudendo fabbriche e licenziando persone. Per questo – conclude il leader di Cgil – serve un fondo straordinario per il processo di riconversione». E sulle dimissioni di Tavares chiosa: «Ci dicono che sono stati fatti degli errori, una strategia che non ha pagato. Quando c’è stato Tavares, noi siamo stati quel sindacato che ha detto che lo Stato doveva entrare tra gli azionisti. Che le cose non vanno, lo dicevamo da anni».

Ast Riportando l’attenzione su Terni invece, il segretario Cgil Landini ricorda le lotte degli operai dell’acciaieria e sposta il focus anche sull’attuale ddl Sicurezza. «Dal mio punto di vista, credo sia molto importante anche ricordare che la libertà e la lotta dei lavoratori non serve solo a loro, serve anche al territorio e a difendere i sistemi industriali del nostro Paese. Chiediamo per questo che venga ritirato e cancellato il decreto sicurezza, perchè sicurezza è creare lavoro e combattere la precarietà, è affermare i diritti delle persone, non limitare la loro libertà».

Accordo di programma Ad entrare nel merito è Michele De Palma, segretario generale Fiom, che spiega: «Quando è arrivato Arvedi diceva che avrebbe fatto gli investimenti, che si sarebbe fatto l’Accordo di programma. Ora ci sono state anche le elezioni regionali, quindi bisogna riaprire immediatamente il confronto per fare gli investimenti necessari per rilanciare la qualità e i volumi della produzione a Terni. Per garantire un futuro occupazionale e di stabilità anche dell’azienda sul territorio». E sugli ostacoli affrontati dall’atteso Accordo di programma, De Palma: «Bisognerebbe chiederlo all’ex presidente di Regione perchè al tavolo un anno e mezzo fa ci venne detto che eravamo alla firma. Firma che non è mai arrivata. C’è stato un rimpallo di responsabilità – conclude il segretario – ora è tempo di tornare alla realtà. Questo riguarda anche il ministero dello Sviluppo economico».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.