di Ivano Porfiri
«La cosa più bella nel Ramadan è dare da mangiare a un povero, aiutare chi ha bisogno, come i migranti in questo momento. Dio ci ricompenserà per questo». Abdel Qader, imam di Perugia, nel giorno in cui inizia l’ottavo mese del calendario lunare, quello del “digiuno” per i musulmani, lancia un richiamo ai veri valori della religione islamica e spiega a Umbria24 i problemi e le prospettive della comunità composta da almeno 30 mila persone. «I musulmani in Umbria – dice – provengono da paesi e culture diverse. Molti frequentano le moschee solo il venerdì. Il Ramadan ci unisce tutti riportandoci ai veri valori dell’Islam. Per questo saluto tutti, augurando un mese di salute in pace con noi stessi, con gli altri e con Dio».
Digiuno e purificazione Per un musulmano il Ramadan impone di digiunare dall’alba al tramento per 30 giorni. «Astensione dal cibo, dal bere, dai rapporti fisici – chiarisce Qader – ma soprattutto purificarci da ogni pensiero malvagio e dalle azioni che danneggiano l’altro. Il Ramadan è una scuola di formazione che cambia le persone, le porta verso il bene. Ci concentriamo su di noi per riformare l’anima, ma è anche un mese in cui dobbiamo essere molto generosi, Dio ci ricompenserà».
Aiutare i migranti Digiunando dal cibo e dal bere, secondo l’Imam, si capisce «cosa vuol dire la fame così sentiamo anche il fabbisogno degli altri che non hanno da mangiare. Ci insegna a essere generosi. La cosa più bella nel Ramadan è proprio dare da mangiare a un povero bisognoso». Chi, oggi, meglio dei migranti, molti dei quali provengono da paesi islamici. «Molti ospitati nei centri di accoglienza frequentano la moschea. Il minimo è essere vicini a loro, dare consigli e anche aiuti materiali per quanto possibile. Purtroppo vedo la tristezza nei loro occhi, vogliono essere aiutati, non vengono a giocare, cercano lavoro e sistemazione. Molti di loro hanno una laurea e cercano una sistemazione». Qader rivolge anche il pensiero al mondo arabo dilaniato da guerre. «Questo ci fa soffrire, chiediamo a Dio di trovare una soluzione al più presto in Siria, Iraq, Yemen, Libia».
«Tante famiglie vanno via» Ma i musulmani che soffrono non sono solo i rifugiati appena arrivati. «Tutti i cittadini, italiani e stranieri, soffrono la crisi e chi soffre maggiormente sono i più poveri, gli immigrati – afferma l’Imam -. Anche per questo chi ha la cittadinanza o permessi lunghi spesso se ne va dall’Umbria, molte famiglie che conosco sono andate via da Perugia. Vanno in Belgio, Francia, Germania, Svezia, ma tanti sono anche tornati nei loro paesi di origine. Se non c’è lavoro a cosa serve restare? Parecchi che erano qui ora hanno fatto ritorno in Marocco, Tunisia».
Non impedisce il lavoro Tornando al Ramadan, Qader vuole anche sfatare un luogo comune. «Il digiuno non impedisce di lavorare, anzi spinge a lavorare più seriamente. E poi per chi fa lavori i più duri c’è la facoltà di rompere il digiuno, ma non il lavoro. Il ramadan è il mese del lavoro, dell’impegno».
Incontro sindacati-imprese Per venire incontro ai lavoratori di fede islamica Cgil, Cisl e Uil hanno comunque chiesto un incontro ai rappresentanti di Confindustria Umbria che si è svolto mercoledì 17 giugno nella sede dell’Associazione degli industriali. Si è parlato delle questioni legate alla sicurezza, in un’ottica di attenzione alla salute lavorativa, in un periodo dell’anno che, peraltro, si presume possa essere gravato anche dal caldo. Ci si è confrontati quindi sugli obblighi normativi che i datori di lavoro e i lavoratori devono rispettare e sulle misure per evitare i danni derivanti dal troppo calore o dallo sforzo fisico. Risulta consigliabile, quindi, una particolare attenzione per evitare il possibile incremento dei rischi di infortunio sul lavoro durante questo periodo. L’Inail stesso, d’altro canto, suggerisce, come buona prassi, un’equilibrata distribuzione dei carichi di lavoro e una riduzione degli sforzi fisici durante le ore più calde della giornata lavorativa.

Orario di preghiera a Foligno muslemani