di M.R.
Era settembre inoltrato quando, un anno fa, Giulia (nome di fantasia), incinta di alcune settimane, con risultati delle analisi preoccupanti per effetto di una disfunzione della tiroide, riceveva dal proprio medico di base l’impegnativa per una visita endocrinologica con massima urgenza. Sicura dunque che non avrebbe aspettato più di dieci giorni da lì all’appuntamento, all’epoca si era recata al Centro unico delle prenotazioni dell’Usl Umbria2 per fissare la data ma con amara soddisfazione venne invece a sapere che, causa Covid, le visite specialistiche erano bloccate: «La ricontatteremo non appena avremo una data disponibile» le dissero. La chiamata è arrivata in questi giorni, un anno dopo.
Sanità Giulia nel frattempo è diventata mamma, la sua piccola è nata all’ospedale di Terni, ha sei mesi e sta bene; ma la 31enne di Terni non riesce a trattenere l’indignazione per quanto le è accaduto, senza contare le ansie vissute a suo tempo e si sfoga con sarcasmo: «Grazie sanità umbra». Se non avesse avuto la possibilità di rivolgersi a un privato, questa l’osservazione, «probabilmente mia figlia non sarebbe sana come per fortuna è – scrive sui social. Grazie Sanità Umbra perché ci sono voluti oltre 365 giorni per poter fissare la data di una visita urgente. Avevo bisogno di quella visita in gravidanza, ma ormai mia figlia ha compiuto sei mesi. Grazie sanità umbra – prosegue – che ogni mese togli dalla mia busta paga soldi che dovrebbero essere utilizzati per garantirmi servizi». E con una frecciata alla governatrice Tesei shiede: «Sanità pubblica dove?».
