Un treno lungo la ex Fcu (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Treni tra i più vecchi d’Italia, un numero di passeggeri identico a quello di quasi 10 anni fa, investimenti al lumicino e un lungo elenco di opere per le quali servirebbero risorse che non ci sono o ci sono solo in piccola parte. In estrema sintesi è questo il quadro dell’Umbria che emerge da «Pendolaria 2019», il rapporto annuale che Legambiente dedica ai trasporti ferroviari e in particolare ai pendolari. Il dossier, 127 pagine in cui si passa al setaccio la situazione dal Nord al Sud dell’Italia, è stato presentato lunedì e contiene molti numeri in grado di raccontare lo stato dell’arte per quanto riguarda l’Umbria.

I numeri La regione è dotata complessivamente di 532 km di binari lungo i quali si affacciano 79 stazioni. Due terzi delle rotaie sono rappresentati da binari semplici mentre i km a binario doppio sono 183. Lungo le rotaie corrono treni tra i vecchi d’Italia: se la media nazionale è di 15,4 anni in Umbria si toccano i 18,9, dietro soltanto a Puglia, Basilicata, Campania, Sicilia e Calabria, e due terzi dei vagoni hanno più di 15 anni (peggio soltanto Sardegna e Molise). I passeggeri poi non crescono: sulle tratte regionali e locali nel 2018 hanno viaggiato 25.861 persone (quasi 34 mila gli abbonati) contro le 26 mila del 2011, il che significa che l’Umbria è tra le regioni con segno meno insieme a Sicilia, Molise, Friuli, Calabria, Basilicata e Abruzzo.

PER L’EX FCU SERVIREBBERO OLTRE 300 MILIONI

Investimenti Il contratto di servizio stipulato dalla Regione con Trenitalia è di 15 anni e scadrà nel 2032, con un costo di 39 milioni di euro (7 invece per quello con Busitalia, società del Gruppo FS). Secondo i dati pubblicati da Legambiente l’Umbria è tra le regioni dove si è speso meno per i servizi aggiuntivi a favore dei pendolari e per il rinnovo del materiale rotabile: in tutto tra 2009 e 2019 si parla di 20,5 milioni, cioè 2,33 euro per abitante, dato più basso in Italia Sicilia a parte. Nel rapporto di Legambiente si parla anche dello stato delle infrastrutture e delle opere di cui la rete avrebbe bisogno. Ovviamente si accende un faro sulla ex Fcu, «ferrovia di vitale importanza per i pendolari umbri» dove da Città di Castello a Ponte San Giovanni i lavori sono terminati ma si viaggia a 50 km/h, mentre tra Perugia e Terni è tutto fermo.

Le opere «Tutti i cronoprogrammi – è detto nel dossier – sono saltati» e, come spiegato dalla giunta regionale giorni fa durante il question time, per riqualificare la rete servirebbero oltre 300 milioni che, al momento, ci sono solo in minima parte. Tra le priorità il rapporto indica anche il raddoppio e il potenziamento della linea trasversale verso Falconara, «estremamente importante anche per tutti quei pendolari che effettuano quotidianamente un tragitto interregionale, come sulla tratta Fossato di Vico-Orte dove sono stimati circa 2,1 milioni di passeggeri annui». «La linea, che da Orte a Fabriano è lunga 140 km, mostra le maggiori criticità – è detto ancora – durante l’inverno, per la pioggia, il gelo e in alcuni casi a causa delle foglie che creano problemi di aderenza delle ruote del locomotore sulla rotaia». Centrale anche il raddoppio della Spoleto-Terni, per il quale però «mancano quasi interamente i finanziamenti necessari».

Twitter @DanieleBovi

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