I migranti a San Giovanni del Prugneto (Foto F.Troccoli)

Si sono scoperti fratelli nelle storie di vita che si sono raccontati l’un l’altro il vescovo di Perugia Gualtiero Bassetti e i migranti ospitati dalla parrocchia di San Giovanni del Prugneto, piccola frazione di Perugia, dalla Caritas. Monsignor Bassetti è andato a trovarli insieme ai responsabili e ad alcuni operatori della Caritas diocesana, i giovani di madrelingua francese si sono fatti trovare sul piazzale antistante la chiesa, quasi a dar loro il benvenuto all’“ospite”, ma dalle loro labbra è uscita subito la parola “merci”.

Il vescovo: le mie storie in Tunisia Il presule ha salutato tutti loro dicendo: «vi do un benvenuto cordiale, col cuore… Io ho dei debiti di riconoscenza con la Tunisia. Nel 1971 ero un giovane prete e decisi, insieme ad altri tre giovani, di fare un viaggio sulla sponda sud del Mediterraneo… . Ma in Tunisia sono avvenuti due episodi che mi hanno particolarmente colpito. Una sera con la nostra vettura siamo giunti in un villaggio e decidemmo di trascorrerci la notte. Montammo la nostra tenda in un piccolo avvallamento del terreno, ma dopo poco arrivarono diverse persone che si misero le mani nei capelli dicendoci: “i serpenti, i serpenti…”. Capimmo che eravamo nella fossa dei serpenti e allora chiedemmo a quelle persone dove potevamo trascorrere la notte. La risposta fu: “venite nel nostro villaggio”. In quel posto non c’era acqua e al mattino un anziano mi portò dell’acqua in un coccio. Mi meravigliai di quel gesto di amore, di carità, che non avevo chiesto. L’anziano, alzando lo sguardo, disse: “siamo tutti figli dello stesso Dio, musulmani e cristiani”. Altro episodio che non dimenticherò mai, fu quando uno dei giovani che erano con me aveva bevuto dell’acqua non potabile sentendosi poi male. Quando giungemmo in un villaggio più grande chiedemmo se c’era un medico. Il medico c’era e quando vide il ragazzo lasciò i suoi pazienti per prendersi cura di lui tutto il giorno. Quel medico gli salvò la vita».

Volo verso la libertà «Quando abbiamo deciso di accogliervi –  ha aggiunto Bassetti – la prima cosa che mi è tornata in mente sono questi due episodi, ma io vi avrei accolto ugualmente anche se non fossi stato in Tunisia, perché qualunque persona che bussa alla mia porta ha titolo per essere accolta in nome della stessa umanità a cui tutti apparteniamo. Gli uomini e le donne si dividono fra loro non perché hanno diverso colore della pelle o perché sono islamici, cristiani, ebrei, ma l’umanità è divisa in due categorie di persone: c’è chi ama il prossimo e chi non lo ama. Sono venuto tra voi a parlare e ad ascoltare i vostri problemi, ma prima di sentire la vostra voce vi dico che quando arrivano le rondini, noi diciamo che è arrivata la primavera. I giovani sono come le rondini ed io mi auguro che voi in Europa possiate portare un po’ della vostra primavera, che è la vostra giovinezza, che è il desiderio di lavorare, di ricongiungersi con i vostri cari. Tutti questi sono valori che si chiamano primavera portati da migranti come voi, che, come le rondini, avete bisogno di punti di appoggio perché altrimenti scadreste nel vuoto, in mare. Noi vogliamo essere questo primo punto d’appoggio per il vostro volo verso la libertà».

La mia bimba malata Molto toccante è quanto hanno detto tre giovani profughi. Il primo a parlare è stato l’unico sposato del gruppo e padre di due figli: «attraversando il mare abbiamo visto la morte e per questo vi diciamo grazie per quello che fate per noi. Io ho lasciato una bambina molto malata, in ospedale da quattro mesi. Sono venuto in Europa per lavorare, per poter far curare mia figlia». Un altro giovane ha detto: «io voglio ringraziare la Chiesa e tutte le persone che ci accolgono con generosità e ospitalità. Questo posto è molto tranquillo e non ho mai sentito prima d’ora questa pace nel cuore». Un altro ancora ha chiesto «di poter incontrare in questo periodo di permanenza assistenti sociali per trovare lavoro e per incontrare i nostri parenti che stanno in Italia. Noi siamo venuti per lavorare, perché senza lavoro non abbiamo una vita».

Lavoro e documenti A fornire ai giovani ospiti delle prime risposte sono stati i responsabili della Caritas diocesana, il direttore Daniela Monni ed il vice direttore Stella Cerasa, spiegando che «in Italia prima occorre avere i documenti in regola e poi trovare un lavoro, perché tutti quelli senza documenti lavorano in nero e non in sicurezza». Inoltre, «uno dei rischi più gravi per un immigrato non in regola è quello di essere “assunto” dalla criminalità organizzata. Basti pensare che nel Carcere di Perugia l’80% dei detenuti proviene dai Paesi del Maghreb…». Bassetti, nel congedarsi dagli ospiti, si è augurato che «i vostri problemi si possano risolvere al più presto, ma nell’attesa che si risolvano – ha detto – sappiate che questa è casa vostra e le persone che stanno qui vi hanno accolto con amore».

Voce ai parrocchiani Per gli operatori Caritas, ma soprattutto per quelle famiglie di parrocchiani che si stanno facendo carico di questa ospitalità è «un’esperienza positiva, di crescita umana e cristiana – commentano alcuni parrocchiani –, perché ci consente di aiutare delle persone fuggite dal loro Paese a mani vuote, alcune giunte anche scalze. Una cosa è vedere in tv tanti disperati che raggiungono Lampedusa, un’altra e toccarli con le nostre mani. Come si fa a non aiutarli? Sappiamo che quello che facciamo è poco, ma vale la pena prodigarsi perché diamo comunque a questi ragazzi una speranza». L’esperienza di accogliere dei profughi è nata in parrocchia, in questo caso nella parrocchia di San Giovanni del Prugneto, che fa parte di un’Unità pastorale che abbraccia altre parrocchie (Cenerente-Canneto-Capocavallo…) guidate dal parroco don Lucio Gatti, tutte mobilitate in un’opera di carità volta all’accoglienza di questi giovani profughi in collaborazione con la Caritas diocesana. Ed è proprio la Caritas diocesana ad auspicare che, se ci dovesse essere la necessità, anche altre comunità parrocchiali possano vivere questa esperienza di carità, che dà ai credenti in Cristo l’opportunità di mettere in pratica il passo evangelico “Ero forestiero e mi avete ospitato” (Mt. 25,35).

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