di Ivano Porfiri
«I have a dream: il Collegio di Perugia». Cita niente meno che Martin Luther King, il rettore dell’Università per stranieri Giovanni Paciullo, per lanciare il suo progetto, il suo sogno: una scuola universitaria superiore votata all’internazionalizzazione, che possa nascere dai due atenei perugini. Un fiore all’occhiello nazionale, insomma: «Perugia – dice – come Pisa con la Normale e la Scuola Sant’Anna, come Pavia con il Ghisleri ed il Borromeo, come Bologna, come Padova, come Trento e ormai numerose altre città italiane sedi di università».
Boldrini: «Perugia come Oxford» E, del resto, anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, a più riprese ha sottolineato la straordinarietà di Perugia come città universitaria: «Siete la Oxford italiana», ha detto. «Qui – ha aggiunto – sono rappresentate, in proporzioni diverse, tutte le aree geografiche del nostro pianeta. Lasciatemi dire che essere oggi insieme a voi mi trasmette una grande emozione, perché sento la vicinanza di questa università ad una idea che io condivido pienamente. Vorrei davvero che questa apertura al mondo si potesse moltiplicare in tante altre città del nostro paese».
Il Collegio di Perugia Paciullo ha spiegato così il suo progetto. «La creazione di una scuola universitaria superiore diretta a rimodulare i profili professionali sulla prospettiva della internazionalizzazione, confermando e valorizzando la tradizione di una città caratterizzata da una grande presenza di studenti universitari, provenienti da tutti i paesi del mondo». Il compito del Collegio sarebbe quello di «offrire a studenti iscritti ai corsi di laurea delle università perugine itinerari formativi e cognitivi avanzati di carattere interdisciplinare, di proiezione internazionale, impostando insegnamenti a completamento di quelli già seguiti nei corsi di laurea ordinari. La globalizzazione – ha puntualizzato – non è unità di luogo, riguarda tutti i luoghi, impone un ragionato rapporto con realtà spesso distanti da noi, chiede adeguati profili professionali».
Monteluce nuovo centro Un luogo di studio, certo, ma anche un luogo fisico. «Un aspetto fondamentale – secondo il rettore – è il carattere strettamente residenziale della iniziativa proposta, ambientata in strutture appositamente dedicate per un più intenso e proficuo rapporto didattico, prevedendo una presenza tra i docenti anche di esperti provenienti da realtà extra accademiche. L’area di Monteluce potrebbe offrire, per la collocazione strategica e la vocazione del quartiere, la ragionevole soluzione anche per contribuire a far rivivere uno spazio di città rendendolo il centro della nuova città universitaria».
Serve uno studentato Del resto, secondo il rettore, uno studentato è fondamentale. E non può non venire in mente, al proposito, tutta la polemica intorno a San Bevignate.«A prescindere dalla praticabilità del progetto del Collegio di Perugia – ha specificato Paciullo rivolgendosi a Catiuscia Marini e Wladimiro Boccali – sento oggi qui la responsabilità di ripetere al governo regionale e all’amministrazione comunale, nelle loro più elevate responsabilità, che una struttura in grado di ospitare gli studenti dei corsi per stranieri oggi è essenziale per mantenere questa presenza a Perugia».
La «bellezza» Sul lavoro dell’Università per stranieri del futuro, Paciullo ha un’idea ben precisa e coerente con il progetto del Collegio. «Per noi – sostiene – si pone la necessità di un nuovo inizio rimodulando nuove figure nei nostri ordinamenti didattici, aumentando i programmi di double e joint degree, estendendo il network di partenariati con le università straniere, anche riperimetrando gli spazi della cultura italiana da promuovere nel mondo con una attenzione maggiore al made in italy, ai suoi profili di rilevanza, soprattutto “la bellezza”. Dostoevsky, nell’Idiota, mette in bocca al principe Myskin “La bellezza salverà il mondo”. Oggi, nel nostro paese, dobbiamo chiederci: chi salverà questa bellezza? Noi, consapevoli della missione storica di questa Ateneo, abbiamo l’ambizione di poter concorrere al salvataggio di questa “bella Italia” continuando ad essere custodi e promotori della lingua e della cultura italiana, dei segni e dei luoghi della sua storia, qui e altrove, assumendoci anche il compito di rimodulare gli spazi di una italianistica che oggi deve associare ai suoi tradizionali ambiti della letteratura, dell’arte, del teatro, quelli della moda, dello stile italiano, del cibo».
I sigilli Proprio in nome dell’export della bellezza, sono stati consegnati i «sigilli» dell’Università a cinque personaggi di eccellenza del Made in Italy: Ferruccio Ferragamo, presidente della Salvatore Ferragamo S.p.A., Oscar Farinetti, imprenditore fondatore della catena Eataly, Giorgio Ferrara, regista cinematografico e teatrale, direttore artistico della Fondazione Festival dei Due Mondi di Spoleto, Pier Luigi Celli, dirigente d’azienda, saggista e scrittore, presidente dell’ENIT e di ItaliaCamp e Nicoletta Spagnoli, imprenditrice, amministratore delegato dell’azienda Luisa Spagnoli.
