La mortalità per tumore diminuisce, le terapie diventano più mirate e aumenta il numero di pazienti che possono convivere a lungo con la malattia o guarire. Ma l’innovazione non arriva ovunque con la stessa velocità. In Europa viene reso disponibile poco più di un nuovo farmaco oncologico su due approvati dall’Agenzia europea per i medicinali. In Italia la quota sale all’89%, ma per accedere alle nuove cure occorrono in media 470 giorni. È il quadro presentato dall’Associazione italiana di oncologia medica al congresso della Società europea di oncologia medica, aperto a Madrid.
Dal 1988, secondo le stime riportate da Aiom, nell’Unione europea sono stati evitati circa 7,3 milioni di decessi oncologici. Nel 2026 sono attesi 1,23 milioni di morti per tumore. I tassi di mortalità, rispetto al periodo 2020-2022, sono previsti in calo del 7,8% negli uomini e del 5,9% nelle donne. Per il carcinoma polmonare maschile la diminuzione raggiunge il 22,5%, anche grazie alla riduzione del fumo.
Per l’Umbria non è possibile ricavare da queste percentuali un conteggio attendibile dei decessi evitati. Una semplice ripartizione proporzionale alla popolazione regionale porterebbe a circa 14 mila morti evitate dal 1988 e a circa 2.300 decessi oncologici nel 2026. Sono però equivalenze matematiche, non stime epidemiologiche regionali.
Il Registro tumori dell’Umbria ha documentato una media di 6.390 nuovi casi l’anno nel periodo 2016-2020, circa 3.330 negli uomini e 3.060 nelle donne. Il dato regionale è più utile di una proiezione costruita sui 2,7 milioni di nuovi casi diagnosticati ogni anno in Europa.
Le ragioni del calo della mortalità come già spiegato da Umbria24 legato alle Car-T, alle terapie personalizzate e all’immunoterapia. La ricerca consente di individuare bersagli molecolari e di scegliere trattamenti in base alle caratteristiche biologiche della malattia. Le terapie cellulari stanno ampliando le possibilità per alcune forme di tumore, soprattutto del sangue, mentre per molti tumori solidi restano in corso sperimentazioni. Prevenzione, diagnosi precoce e adesione agli screening continuano a essere decisive.
In Umbria, il problema riguarda anche la capacità di intercettare la malattia per tempo. Secondo i dati sugli screening regionali una parte consistente della popolazione interessata non viene raggiunta dai programmi organizzati o non aderisce agli inviti. Sul fronte delle cure, invece, la Regione ha riferito un miglioramento della tempestività degli interventi chirurgici oncologici: quelli eseguiti entro lo standard di 30 giorni sono passati dal 56,8% dei primi sette mesi del 2024 all’80,8% dello stesso periodo del 2026. Il dato complessivo nasconde però differenze tra le patologie monitorate.
Resta il problema dell’accesso ai nuovi farmaci. In Europa la quota di terapie oncologiche approvate dall’Ema effettivamente disponibili è in media del 51%; in Italia raggiunge l’89%, contro il 91% della Germania. I tempi italiani sono però aumentati da 441 giorni nel 2024 a 470 nel 2025. In Europa sono passati da 586 a 655 giorni.
Dopo l’approvazione della rimborsabilità da parte dell’Aifa, l’accesso può essere rallentato da procedure regionali, gare e passaggi nei prontuari ospedalieri. Aiom chiede che i farmaci siano disponibili subito dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La clausola della «nazione più favorita» introdotta dagli Stati Uniti potrebbe inoltre indurre alcune aziende a ritardare il lancio di nuove terapie in Europa, per evitare che prezzi più bassi incidano sui ricavi del mercato americano.
La Regione Umbria dispone di strumenti per la gestione delle prescrizioni e dei piani terapeutici; le aziende sanitarie pubblicano propri prontuari e procedure di distribuzione. Questi elementi, tuttavia, non dimostrano né l’assenza né la presenza di ritardi dopo la decisione nazionale di rimborsabilità.
La spesa europea per i farmaci oncologici è passata da 24,9 miliardi di euro nel 2014 a 64,3 miliardi nel 2023. L’Italia assorbe il 14% del totale, circa 9 miliardi. Applicando anche in questo caso la quota demografica umbra, si arriverebbe a circa 125 milioni di euro. È soltanto un ordine di grandezza teorico: la spesa regionale reale dipende da consumi, prezzi, mix terapeutico e organizzazione dell’assistenza. In Europa, intanto, le immunoterapie rappresentano il 29% della spesa oncologica, mentre la quota della chemioterapia è scesa dal 22 al 6% in dieci anni.
L’innovazione produce benefici anche fuori dagli ospedali. I costi indiretti del cancro, legati soprattutto alla perdita di produttività, sono diminuiti in Europa da 97 miliardi nel 1995 a 82 miliardi nel 2023, il 16% in meno. Una ripartizione demografica corrisponderebbe per l’Umbria a circa 155 milioni di costi indiretti annui e a una riduzione teorica di 28 milioni rispetto al 1995. Sottolineiamo che si tratta di proiezioni basate soltanto sul numero della popolazione mentre i dati reali hanno bisogno della valutazione di più variabili.


