di Ivano Porfiri
Forte carenza di magistrati e personale amministrativo con tempi lunghi per lo smaltimento dei procedimenti arretrata da una parte. Carceri sovraffollate e sempre più pericolose dall’altra. Due facce della stessa medaglia: quella di una giustizia che ha bisogno di riforme urgenti e strutturali. E’ quanto emerso dalle relazioni, spesso veri e propri gridi di allarme, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2014 alla Corte d’appello di Perugia. Tutti, dai magistrati agli avvocati, chiedono che si faccia qualcosa presto prima che il sistema collassi.
Domanda di giustizia Ad aprire gli interventi il presidente della Corte di Appello di Perugia, Wladimiro De Nunzio. «La presenza di molti stranieri e studenti da una parte e l’attribuzione di particolari competenze rispetto a soggetti residenti nel Lazio dall’altra – ha sottolineato – fanno si che la effettiva domanda di giustizia in Umbria sia nettamente superiore, anche qualitativamente, a quella prevedibile tenendo conto del solo dato residenziale».
I numeri Una mole di lavoro che, dal 1 luglio 2012 al 30 giugno 2013, si è tradotta in questi numeri. Nel civile le sopravvenienze sono state 1.213 (-7,5%) in Corte d’appello, 36.350 (+9,9%) nei tribunali, 1.050 nel tribunale per i minorenni e 16.074 ai giudici di pace. Quelli definiti 1.116 in Corte d’appello, 35.463 nei tribunali, 1.223 nel tribunale per i minorenni e 16.995 ai giudici di pace. Le pendenze restano 2.488 in Corte d’appello, 39.492 nei tribunali, 1.602 nel tribunale dei minorenni e 6.671 ai giudici di pace. Nel penale le sopravvenienze sono state 1.194 (-4,5%) in Corte d’appello, 5.460 (-4,5%) nei tribunali, 46.082 ai gip-gup (-7,3%), 458 nel tribunale per i minorenni, 60.438 alle procure (+7,3%), 38 alla Dda (+34,5%), 482 alla procura per i minorenni (-27,1%) e 4.568 (-5,2%) ai giudici di pace. Quelli definiti 1.595 in Corte d’appello, 4.924 nei tribunali, 40.329 ai gip-gup, 441 nel tribunale per i minorenni, 63.934 alle procure, 46 alla Dda, 536 alla procura per i minorenni e 3.920 ai giudici di pace. Le pendenze restano 4.438 in Corte d’appello, 9.116 nei tribunali, 52.253 ai gip-gup, 360 nel tribunale per i minorenni, 33.632 alle procure, 64 alla Dda, 88 alla procura per i minorenni e 3.038 ai giudici di pace.
Situazione critica Numeri che inducono De Nunzio a dire che, nonostante di recente il ministero si stia adoperando per accelerare i procedimenti, «la situazione allo stato è rimasta critica, irrisolta e tale da richiedere tempi lunghissimi per lo smaltimento dell’arretrato».
Le chiusure degli uffici In tutto ciò è arrivata la riforma delle circoscrizioni giudiziarie, che «ha inciso profondamente anche nell’assetto degli Uffici umbri» mentre «gli interventi sulla composizione degli organici non appaiono appaganti e idonei a soddisfare adeguatamente le esigenze della giustizia». Per De Nunzio «la portata tranciante della riforma con la chiusura immediata di tanti uffici il 13 settembre 2013 può aver determinato la sensazione di un vuoto istituzionale per il venir meno di un contatto diretto e personale con l’ufficio giudiziario» e per questo afferma di condividere «la creazione di quei servizi telematici chiamati sportelli della giustizia». Il presidente ha comunque assicurato «massimo impegno della magistratura e del personale amministrativo in questa fase di assestamento degli uffici».
Carenza di organico Il presidente della Corte d’appello sottolinea anche i dati relativi alla carenza di organico: per quanto riguarda i magistrati – precisa – si registra una scopertura complessiva del 21,14% (ce ne sono 97 su 123 previsti); del 26,37% (402 su 546) del personale amministrativo e del 50% (3 su 6) dei dirigenti amministrativi. De Nunzio ha parlato di «sensibili vuoti nell’organico dei magistrati e del personale amministrativo» per cui «diventa difficile dare spazio alla specializzazione per ottenere una crescita di produttività».
Riforme e sinergie Servono, dunque, riforme e servono sinergie per intervenire. «Le difficoltà e i problemi che assillano la giustizia, vecchi e nuovi, in Umbria – ha detto De Nunzio -, saranno oggetto di più analitiche valutazioni in un prossimo incontro del ‘Tavolo permanente sulla giustizia in Umbria’, già costituito con la partecipazione della precedente Rappresentanza parlamentare, ma che si intende riattivare, se vi sarà, come spero, la disponibilità dei parlamentari eletti in Umbria. Una azione consapevole e sinergica proveniente da diverse posizioni istituzionali può portare a più tangibili risultati rispetto al mero, astratto auspicio che siano forniti gli strumenti necessari per operare rapidamente ed efficacemente come tutti desiderano».
Carceri sovraffollate Per la giustizia umbra (e italiana), i problemi non fermano, però, negli uffici giudiziari, ma anche più a valle, nelle carceri, c’è bisogno di interventi urgenti e strutturali. Sia De Nunzio che il procuratore generale Galati (oltre a un’appassionata difesa della magistratura dagli attacchi) hanno sottolineato come il decreto del 23 dicembre scorso, che mira ad alleggerire la popolazione carceraria per rispondere alle condanne della Corte europea per i diritti dell’uomo, rischiano di rendere meno sicuri i cittadini e mettere in crisi i tribunali di Sorveglianza. Del sovraffollamento ha parlato nel suo intervento anche il presidente dell’Ordine degli avvocati, Carlo Orlando, «Ha raggiunto soglie inaccettabili per un Paese civile – ha detto -. Il numero rilevante di suicidi in carcere non può essere citato semplicemente a fini statistici ma va ricordato che dietro ogni numero ci sono le persone, talmente mortificate nella loro dignità».
Bocci: «No provvedimenti tampone» Anche il sottosegretario agli Interni Gianpiero Bocci, ha trattato il tema carceri: «Oggi – ha detto – in Italia abbiamo mille detenuti in più del periodo pre indulto del 2006, c’è un sovraffollamento di 20 mila detenuti rispetto alla capienza delle carceri e in 9 metri quadro vivono mediamente 3 persone. Altissima l’incidenza di detenuti per reati connessi alla droga e oltre uno su tre è straniero». Che fare, dunque? Per Bocci «non servono misure tampone ma strutturali e il governo ha iniziato a intervenire, ma perché si arrivi a risultati importanti occorre il concorso di tutti».
