La protesta scoppiata a Sovicille, nel Senese, contro un maxi impianto agrivoltaico da oltre duecento ettari riporta al centro del dibattito nazionale il rapporto tra sviluppo delle energie rinnovabili e tutela del territorio agricolo. Un confronto che riguarda da vicino anche l’Umbria, dove il tema dell’installazione di pannelli solari nei campi è seguito con crescente attenzione da amministrazioni locali, agricoltori e associazioni di categoria.
Il caso toscano nasce a Rosia, alle pendici della Montagnola senese, un’area di grande valore paesaggistico che rischia di essere trasformata in una vasta distesa di pannelli. Contro il progetto si sono schierati il Comune, la giunta e una parte significativa della popolazione, insieme alle organizzazioni agricole. Alla base della contestazione c’è anche un vuoto normativo: mentre gran parte del territorio comunale è sottoposto a vincoli paesaggistici, i terreni interessati dal progetto ne sarebbero privi, rendendo possibile la presentazione dell’impianto.
Il nodo non è solo ambientale. Secondo gli agricoltori, un’installazione di queste dimensioni, anche con pannelli rialzati, renderebbe di fatto impraticabile la coltivazione dei campi, segnando la fine dell’uso agricolo di superfici oggi dedicate a cereali e altre produzioni. Da qui la richiesta del sindaco di Sovicille alla Regione Toscana di esprimere una valutazione negativa e la nascita di un coordinamento tra Comuni impegnati a contrastare progetti analoghi.
Il conflitto tra agricoltura e grandi impianti fotovoltaici attraversa ormai molte regioni italiane. Dall’Emilia-Romagna alla Toscana, passando per l’Umbria e il Lazio, fino alla Puglia e alla Sicilia si moltiplicano i comitati contrari ai pannelli a terra. L’Umbria si è vista impugnata da parte del Governo, la legge regionale sulle aree idonee. Mentre un nuovo decreto legge ha smontato la legge umbra sulle rinnovabili. In Umbria tra i casi più noti c’è l’impianto progettato a Pantalla, rispetto al quale è nato un comitato che ha avviato iniziative di contestazione che hanno portato fino a un pronunciamento del Tar. Insufficiente – a parere della società appaltante – a bloccare l’opera. Poi si ricorda il maxi impianto id Magione rispetto al quale c’è stato un altro pronunciamento del Tar , e l’impianto nella terra del Sagrantino che ha ricevuto il parere contrario della Regione.
AREE IDONEE, COSA PREVEDE LA LEGGE UMBRA
Il quadro normativo resta incerto: una recente sentenza della Corte costituzionale ha bocciato una legge regionale della Sardegna che restringeva troppo le aree idonee agli impianti, mentre il Tar ha sospeso le indicazioni del Lazio. In attesa della conversione del decreto legge sull’agrivoltaico, prevista nelle prossime settimane, molte Regioni hanno congelato le decisioni, lasciando i progetti in una fase di stallo.
Le principali associazioni agricole, dopo un iniziale rifiuto, hanno aperto alla possibilità dell’agrivoltaico, ma a condizioni precise. I pannelli devono essere sollevati da terra e consentire la continuità delle coltivazioni. Resta però forte la preoccupazione per l’impatto complessivo sul paesaggio e sull’assetto produttivo delle campagne, soprattutto quando le proposte riguardano superfici molto estese e sono sostenute da fondi di investimento.
Un altro elemento che pesa nel confronto è quello economico. Gli agricoltori si trovano spesso di fronte a offerte molto elevate per la cessione o l’affitto dei terreni, nettamente superiori al valore agricolo. Una dinamica che rischia di spingere verso la dismissione delle attività tradizionali, soprattutto nelle aree interne e meno redditizie.
In Umbria, dove il consumo di suolo e la tutela del paesaggio sono temi sensibili, l’evoluzione di questi casi viene osservata con attenzione. La Regione e i Comuni sono chiamati a trovare un equilibrio tra gli obiettivi nazionali di incremento delle energie rinnovabili e la salvaguardia dell’agricoltura e dei territori rurali. Le decisioni che arriveranno sul decreto agrivoltaico e sulle aree considerate idonee avranno effetti diretti anche sul contesto umbro, dove il rischio di conflitti analoghi non è escluso.
Questa regione non da oggi è impegnata alla salvaguardia dell’agricoltura locale di qualità. La consapevolezza del fatto che un contadino che abbandona non è soltanto una perdita di produzione agricola ma anche un danno al territorio e al paesaggio, quindi al turismo, leva fondamentale dell’economia regionale, spinge a guardare al fenomeno con particolare attenzione, se non interesse.
