Il Papa a San Pellegrino (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi, Maurizio Troccoli e Ivano Porfiri

E’ il giorno del ‘Transito’. Il giorno nel quale, nel 1226, il Poverello di Assisi transitò nell’aldilà, all’età di 45 anni. Assisi lo festeggia, insieme all’Italia intera che lo vuole patrono della nazione. In questo giorno così caro a Papa Francesco, il Papa ritorna in Umbria per la terza volta in un solo anno, per la quarta da quando è Papa. E’ arrivato alle 15 a Norcia, nella frazione di San Pellegrino, tra le popolazioni colpite dal sisma dello scorso agosto, dopo avere fatto visita alle popolazioni di Amatrice e Arquata del Tronto. Non è andato invece ad Assisi, contrariamente a quanto si è sperato durante la giornata piena di sorprese, ritornando direttamente in Vaticano.

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Attesa a Norcia: trema la terra All’annuncio dell’arrivo del Pontefice alle 15 a San Pellegrino si sono radunati cittadini e sindaci, ma una scossa di 3.6 gradi di magnitudo con epicentro in provincia di Macerata ha turbato l’attesa dei presenti. Tra gli altri, il sindaco di Norcia Alemanno, quello di Scheggino Agabiti, Emili di Cascia, Fibraroli di Sant’Anatolia di Narco, Campana di Cerreto di Spoleto, Benedetti di Vallo di Nera.

Papa a San Pellegrino Papa Francesco è arrivato alle 15 in punto a San Pellegrino di Norcia, insieme al vescovo Renato Boccardo, ed è entrato subito nella zona rossa. Il vescovo ha aspettato il Papa al bivio di San Pellegrino e gli ha detto «grazie per questa bella sorpresa che ci ha fatto». Il Papa gli avrebbe risposto: «Sono felice io di essere qui tra gente che ha sofferto per il terremoto». Nella zona rossa ha invece elogiato i «vigili del fuoco coraggiosi» per poi soffermarsi in preghiera silenziosa di fronte alla chiesa crollata. I vigili hanno detto al Papa della scossa di 3.6 sentita poco prima. Tanti bambini ad aspettare il Papa. Francesco, all’uscita della zona rossa, si è soffermato a parlare con le persone, le ha consolate e ha chiesto preghiera. Intorno alle 15.20 è ripartito. Il sindaco di Norcia Alemanno: «Il Papa era stanco, ci incontriamo ogni anno con sua Santità per San Benedetto ma adesso ma ci siamo visti in questo momento di tristezza. È stato un bellissimo regalo, una grande emozione. Mi ha risposto: spero di aver dato contributo alla vostra comunità».

Nessuna visita ad Assisi Dopo la visita a San Pellegrino di Norcia si è fatta ancora più consistente la voce del Papa diretto ad Assisi. Ad annunciarlo sono state le principali testate televisive dei tg. Ma dai frati della città del poverello in festa si è appresa la conferma del rientro di Papa Francesco in Vaticano. In giornata si rincorreva la voce che se il Santo Padre fosse riuscito a risparmiare qualche energia dopo una giornata tumultuosa forse avrebbe dedicato qualche minuto di preghiera davanti alla tomba del Poverello. Ma Papa Francesco, con la sua auto, con cui si è spostato tra le popolazioni colpite dal sisma, ha deciso di fare rientro a Roma.

Il giorno di San Francesco Ad Assisi sono giunti in mattinata fedeli da tutta Italia. Particolarmente dal Piemonte che è la Regione che porta in dono l’olio che alimenta la lampada votiva della tomba di San Francesco, sempre accesa.  C’è il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, il sindaco di Torino, Chiara Appendino, che accende la lampada di san Francesco, e l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, che presiede la celebrazione eucaristica nella basilica Superiore di san Francesco. E’ presente il ministro Gian Luca Galletti in rappresentanza del Governo italiano.

Il Papa nei luoghi del terremoto Nel giorno di San Francesco, Papa Francesco, si è recato, a sorpresa, e nella modalità di una visita privata nei luoghi del cratere del terremoto dell’agosto scorso. E’ giunto ad Amatrice dove ha fatto visita alla scuola e poi alla zona rossa, dove ci sono i cumuli di macerie. Il Papa ha detto alle persone che ha incontrato di non essere «venuto prima per non disturbare». «Abbiamo perso tanti cari che sono caduti sotto queste macerie, affidiamoli alla preghiera della madonna – il Papa ha recitato una Ave Maria insieme ai presenti -. Sono venuto soltanto – ha aggiunto – per portarvi la mia vicinanza e la preghiera. Ecco, questo è quello ceh sono venuto a offrirvi. Ho sentito fin dal primo momento di dovere venire e di dovere esserci». Dopo avere fatto visita alle scuole medie ed elementari dove ha abbracciato i bambini e i ragazzi dai quali ha ricevuto in dono alcuni disegni, Papa Francesco si è raccolto in preghiera tra le case distrutte della zona rossa. Poi avrebbe pranzato con alcuni anziani in una casa di cura poco distante e si è trasferito ad Arquata del Tronto, ma prima di giungerci si è fermato ad Accumoli.

Il saluto del custode «Oggi l’Italia geme – anche per evidenti contraddizioni che ci segnano ed affondano le loro radici nel Risorgimento – e si presenta incerta all’appuntamento con gli odierni cambiamenti epocali. Siamo riconoscenti al popolo piemontese per l’aspirazione a costruire uno Stato unitario e laico che ci ha trasmesso. La società è un fatto laico nella misura in cui approfondisce l’humanitas; lo Stato è unito nella misura in cui le persone che lo compongono si incontrano – senza eccezione di provenienza, estrazione sociale, credo religioso – si confrontano e si orientano secondo ideali intelligentemente fondati e condivisi. Per questo c’è bisogno di uscire definitivamente dal ring e smettere di pensare alla polis come ad un campo di battaglia. Non ci sono i comunisti, i conservatori, i liberali, i radicali, i cattolici, gli ebrei, i musulmani… Non ci sono nemici. Sul campo, nel mondo, ci sono innanzitutto gli uomini. E noi che siamo qui, insieme a quanti ci seguono da casa, ci stringiamo nel rendimento di grazie ed esprimiamo a nome del popolo italiano la reciproca accoglienza, una profonda unità e un rinnovato desiderio di radicare in Dio la vita. Insieme abbiamo fiducia! Il nostro popolo vuole avere fiducia in Dio, fiducia nel prossimo, fiducia nelle istituzioni! Nessuno tradisca la fiducia della gente. Allora, preghiamo per l’Italia, in particolare per i fratelli colpiti dal terremoto mentre Papa Francesco è in visita presso di loro, e chiediamo a San Francesco di intercedere per tutti il dono di una coscienza illuminata e della pace!».

Appendino Il sindaco di Torino Chiara Appendino, nell’atto del dono dell’olio per la lampada ha detto: «Rinnovo a te frate Francesco il dono dell’olio, in rappresentanza del Piemonte e di tutte le Regioni, nel segno dell’amore che gli italiani sentono per te. Imploriamo la tua protezione, vigila sul nostro popolo, illumina i governanti, rafforza i vincoli di unità e solidarietà, benedici i lavoratori e dona loro unità e pace».

Il messaggio alla nazione Il ministro Galletti, in rappresentanza del Governo, nel suo messaggio alla nazione, ha detto: «Il nostro Paese sente in maniera forte la lezione e l’esempio di San Francesco. I tempi sono complessi impongono sfide, scelte e assunzioni di responsabilità, ai genitori e agli amministratori. I tempi sono segnati da tensioni sociali, guerre, barbarie terroristiche e modificazioni dell’ambiente e del clima. Ogni giorno però superiamo qualche barriera nella ricerca. Abbiamo bisogno di tanto San Francesco. Abbiamo avuto il primo pontefice che ha preso il nome del santo di Assisi e ci ha consegnato l’enciclica ‘Laudato si’ che rappresenta un’attualizzazione della cultura che san Francesco ci ha insegnato, partendo dagli ultimi per costruire un sistema che risponde ai bisogni globali. Un pensiero nato per dare risposte a un piccolo mondo è in grado oggi di dare soluzioni a un grande mondo. Generosità e solidarietà, di cui gli italiani sanno essere portatori e protagonisti. Non dobbiamo dimenticare le foto di quel bambino sulla spiaggia in Turchia. Siamo stati colpiti al Bataclan, a Nizza, bene questa basilica è luogo riconosciuto di Pace, questa città è luogo di arrivo della Marcia della Pace. Noi siamo contro ogni guerra. Siamo contro il terrorismo, senza se e senza ma. A nome del governo ringrazio le migliaia di persone che operano per aiutare i migranti, il loro lavoro ha impedito che il bilancio dei morti si aggravasse ancora di più nel nostro mare. Di queste donne e uomini dobbiamo andare orgogliosi. L’Italia non si sente dalla parte dell’Europa dei muri, ma dalla parte dell’Europa dei popoli, che unisce. Vorremo che tutti i paesi sui temi dell’emigrazione e dello sviluppo ritrovino quella coesione che hanno avuto per portare avanti l’accordo di Parigi sul clima».

Il prossimo anno tocca alla Liguria La Liguria sarà la Regione che il prossimo anno donerà l’olio per la lampada votiva di San Francesco, come annunciato dal ministro generale dei frati, padre Tasca.

Mons Sorrentino Il vescovo di Assisi mons. Sorrentino nel suo saluto ha detto: «Il vangelo che cambiò la vita del nostro Santo ha ancora una volta mostrato il suo fascino. Ha sprigionato il suo potenziale di misericordia, di gioia, di speranza. Il vangelo di Gesù è il segreto di Francesco. La “bella notizia” che lo riempiva di letizia e di canto. Lo rendeva capace di amore verso tutte le creature e di misericordia verso gli esseri umani più sofferenti ed emarginati. Lo rendeva un uomo di pace. Alla sua scuola si impara a guardare tutto con lo sguardo di Dio. Si impara a costruire un mondo più bello e più degno dell’uomo, superando le chiusure dettate dall’egoismo e dalla paura, per aprirci alla logica dell’accoglienza e del dono. La vostra regione – ha detto rivolgendosi ai piemontesi – si distingue per la sua storia di fede e di santità. Grazie per la vostra testimonianza. Questa visita che avete fatto ai luoghi del Santo patrono d’Italia vi accompagni a lungo. Dia una spinta positiva e gioiosa alla vostra vita. A nome di tutta la nostra Chiesa, un grande, fraterno, abbraccio e l’augurio di pace e prosperità».

Il messaggio del Papa alla chiesa perugina «Il Santo Padre Francesco esprime il suo sincero apprezzamento ed auspica che il significativo evento susciti un rinnovato impegno nel favorire una cultura dell’accoglienza e della solidarietà, promuovendo così la pace e la fraternità tra i popoli». E’ il messaggio inviato per telegramma dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, a nome di papa Francesco al cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti per la mostra-percorso fotografico attraverso i Paesi in emergenza umanitaria intitolata ‘Leb Shomeà. Un cuore capace di ascoltare’. L’esposizione è stata organizzata da un gruppo di volontari motivati e coordinati da Cristiana Madau della Caritas dell’Unità pastorale delle parrocchie di Pierantonio, Ponte Pattoli, Solfagnano, Rancolfo, Civitella Benazzone e Badia di Montecorona, alla periferia nord dell’Archidiocesi, nei comuni di Perugia e Umbertide, un territorio di oltre 10mila abitanti con una significativa presenza di famiglie immigrate. La mostra, ospitata nel Cva di Sant’Orfeto, era stata inizialmente programmata dal 30 settembre al 2 ottobre, ma poi la sua apertura è stata prorogata al 5 ottobre per permettere la visita alle scuole interessate. La notizia di quest’iniziativa, che ha riscosso successo a livello territoriale, volta a sensibilizzare le comunità locali verso i migranti che fuggono dai loro Paesi a cause di guerre, violenze, persecuzioni e fame, è giunta anche in Vaticano raccogliendo il plauso del Santo Padre, che «incoraggia – prosegue il telegramma del Segretario di Stato – a considerare la presenza di tanti fratelli e sorelle migranti un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo tra culture e religioni, come anche un’occasione per annunciare e testimoniare il Vangelo della carità. Con tali sentimenti, Sua Santità invoca la materna protezione della Vergine Maria e volentieri invia la benedizione apostolica»

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