di Maurizio Troccoli
E’ una città cambiata. Come quando si mette il punto e si inizia da capo. E’ una visita che ha segnato una tappa che è una svolta, nel lungo cammino della storia del francescanesimo, di Assisi e di tante persone. Il primo Francesco Papa, ha ricevuto la benedizione del Poverello, si è caricato delle miserie umane, della sofferenza, della povertà, ma anche della profondità e della pienezza della fede francescana, del calore dei giovani, della contemplazione dei luoghi di Francesco. Mentre a questa terra ha lasciato un segno che marca un punto di non ritorno. L’indicazione di una vita semplice e solidale per i comuni pellegrini, di una vita di maggiore cammino e apertura per i religiosi, di speranza per i poveri e gli ammalati e di riflessione profonda per i non credenti.
TUTTI I CONTENUTI DELLA VISITA DEL PAPA
Ricorderemo una lunghissima giornata di un Papa infaticabile, arrivato con largo anticipo ad Assisi e con il desiderio di visitare tutti i santuari, grotte, tuguri e conventi di San Francesco. Ricorderemo il suo abbraccio con i disabili del Serafico e il suo desiderio di intrattenersi a lungo. Come ricorderemo i messaggi che rimarranno nell’antica storia delle visite papali ad Assisi.
«Qui ci sono le ferite di Gesù». Chi cerca il volto di Dio, lo trova tra gli ultimi, gli ammalati, questo ha detto Papa Francesco nella sua prima tappa della giornata e forse quella che gli ha maggiormente stretto il cuore ad Assisi. E già i giornali titolavano a tutta pagina il suo primo, significativo messaggio da Assisi.
Papa Francesco ha raggiunto la sala della Spoliazione dove San Francesco si è spogliato di ogni ricchezza abbracciando sorella povertà. E qui ha detto: «La chiesa si spogli di ogni mondanità. Questa allontana da Dio. Non possiamo esse cristiani da pasticceria». Ha chiesto ad ogni cristiano di seguire l’esempio di Francesco e di liberarsi di tutto quello che non è «essenziale», di amare con profonda sincerità tutti gli uomini a partire dagli ultimi.
Quindi i fiumi di fedeli e di pellegrini attraversati a bordo della sua Papa mobile. Gli immancabili abbracci ai bambini e agli ammalati. Non è mancato neppure il gesto dello scambio del copricapo, o zucchetto bianco del Papa, con alcuni pellegrini a Santa Maria degli Angeli, prima di incontrare i giovani. Il Papa ha appoggiato sul capo quello che gli è stato dato in dono e poi l’ha restituito. La tappa successiva è stata la visita alla basilica Superiore e alla tomba di San Francesco dove Papa Francesco ha pregato per qualche minuto, mentre durante la messa ha detto: «Basta con le caricature di San Francesco» e ha pregato il Poverello che ci insegnasse a «preservare il creato». E poi il pranzo con i poveri, la sua timidezza e quella di un bambino che gli si fionda tra le braccia. Ricorderemo la sua visita all’Eremo delle carceri e l’incontro con Mercedes dopo 25 anni.
E i messaggi ai cristiani e ai non credenti nelle altre tappe, da San Rufino a Santa Chiara, fino a Santa Maria degli Angeli con i giovani. Alle coppie: «Litigate pure ma a sera, prima di andare a dormire, fate sempre la pace. Ai sacerdoti: «Non siate noiosi nelle prediche e portate la parola di Dio, non voi stessi». Alle suore: «Siate poco spirituali e più madri». Ai giovani: «No alla cultura del provvisorio, abbiate il coraggio di fare scelte durature». Ai giornalisti: «Grazie del vostro lavoro». Ricorderemo quel bambino sull’altare a gattonare, mentre Papa Francesco parla ai giovani. E quella croce con il Tau donatagli dai frati francescani che lui non ha esitato a indossare, dopo che ha fatto così tanto parlare della sua croce di ferro, in sostituzione a quella d’oro che avrebbe dovuto portare. Un dono quest’ultimo nel luogo del transito, dove San Francesco spirò. Lo ricorderemo sulla tomba di Santa Chiara dove si è soffermato ancora più a lungo di quanto non avesse fatto sulla tomba di San Francesco. E infine con le colombe in mano poco prima di volare verso il Vaticano. La speranza e il cammino. Papa Francesco ha accarezzato l’Umbria, i suoi giovani, i lavoratori, le famiglie attanagliate dalla crisi. Ha affascinato non credenti tra cui molte autorità presenti. Ha fatto vedere il volto della sofferenza per i fatti di Lampedusa, quello della gioia che «viene da Gesù e bisogna donare agli altri», e il volto «di Dio» nel viso degli ultimi. Il suo segno francescano è ormai incastonate tra le antiche pietre di Assisi.
