di Chiara Fabrizi

Brutta pagella per l’Umbria nell’analisi pubblicata dalla Fondazione Gimbe sulla completezza e sull’utilizzo del fascicolo sanitario elettronico. Il voto peggiore, che vale anche il penultimo posto tra le regioni italiane, arriva sulla quota di medici specialisti delle azienda sanitarie che al 31 marzo scorso risultavano abilitati all’utilizzo dello strumento sanitario: in Umbria lo sarebbe appena l’1 per cento a fronte di una media italiana che si attesta al 76 per cento, che sale al 100 per cento in otto regioni (Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Valle d’Aosta, Toscana e Veneto) e pure nelle due province autonome di Trento e Bolzano.

Nel dettaglio, il report della Fondazione Gimbe segnala che in Umbria il fascicolo sanitario elettronico rende disponibili undici delle sedici tipologie documentali previste, ovvero il 69 per cento. Il risultato colloca l’Umbria in bassa classifica, precisamente in penultima posizione insieme alla Valle d’Aosta (69 per cento) e davanti soltanto a Marche e Puglia (entrambe al 63 per cento), mentre in cima alla classifica ci sono Lazio (100 per cento), Piemonte (94 per cento) ed Emilia Romagna (88 per cento). Secondo il focus, infatti, all’appello mancherebbero ancora: la cartella clinica; il certificato vaccinale; il taccuino personale dell’assistito; la scheda di singola vaccinazione; e la lettera di invito.

Umbria male anche nel capitolo sulla quarantina di servizi che dovrebbero essere disponibili nel portale del fascicolo sanitario elettronico, tra cui figura anche la consultazione delle liste d’attesa, del certificato di ricovero, del Pai (piano assistenza individuale) o la possibilità di prenotare l’appuntamento per la donazione del sangue. Sulla totale gamme dei servizi previsti, secondo Gimbe, il fascicolo sanitario elettronico in Umbria assicura una copertura del 18 per cento, che vale il 15esimo posto nella classifica regionale. Una performance, questa, stavolta molto lontana dalle migliori, ovvero Lazio (67 per cento), Toscana (64 per cento) ed Emilia Romagna (59 per cento).

C’è da accelerare anche sulla raccolta del consenso dei cittadini alla consultazione dei documenti disponibili nel Fascicolo sanitario elettronico da parte di medici e operatori dell’intero sistema sanitario nazionale. In Umbria, infatti, soltanto il 29 per cento dei residenti ha dato il proprio consenso a fronte di una media italiana del 41 per cento. L’adesione vale alla regione il nono posto e anche in questo caso è molto rilevante la distanza dal consenso raccolto nei territori che guidano la classifica: Emilia Romagna (89 per cento), Provincia autonoma di Trento (87 per cento) e Friuli Venezia Giulia (86 per cento).

Umbria male anche nella rilevazione sull’utilizzo da parte dei cittadini del fascicolo sanitario elettronico nei 90 giorni precedenti alla rilevazione, che risale 31 marzo scorso, si parla dunque dell’utilizzo nel primo trimestre del 2024. Il risultato segnala che soltanto il 4 per cento degli umbri hanno impiegato lo strumento digitale a fronte di una media italiana del 18 per cento. Dal lato opposto, invece, il 100 per cento dei medici e dei pediatri di base in servizio in Umbria hanno effettuato almeno un’operazione sul fascicolo sanitario elettronico nel periodo compreso tra giugno e agosto scorso a fronte di una media italiana del 94 per cento.

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