I protagonisti della serata (Foto Monica Riccio)

«Non ho scritto il libro su mio padre per difenderlo dalle infamie che sono state ipotizzate su di lui ai tempi di Calciopoli», ha dichiarato Gianfelice Facchetti ad Orvieto in occasione della presentazione de l volume “Se no che gente saremmo” edito da Longanesi.

L’intervista Facchetti junior è stato intervistato dal giornalista Mario Mariano, presenti oltre 300 persone, tra cui il deputato del Pd Walter Verini, amico di lunga data del capitano dell’Inter e della Nazionale fino a metà anni 70, padre Ettore Ricci, un sacerdote che ha intrattenuto un lungo rapporto con tutta la famiglia di Facchetti iniziato ai tempi del servizio militare svolto assieme ad altri campioni dell’epoca proprio ad Orvieto, e tanti altri appassionati. Alla presentazione del libro, che è stata voluta da un interista doc come Stefano Cimicchi, ex sindaco di Orvieto ed ora presidente della Apt, sono intervenuti tra gli altri il presidente della pallavolo regionale Giuseppe Lomurno, altro appassionato dei colori nerazzurri e il presidente degli Inter club Carlo Castori.

Querele ritirate «La mia famiglia ed io – ha aggiunto Facchetti – abbiamo ritirato le 5 querele che erano state presentate in più Procure della Repubblica del territorio italiano nei confronti di chi aveva diffamato o solo ipotizzato che mio padre fosse meno che leale, ai tempi in cui era alla guida dell’Inter: questo perché tutti hanno pubblicamente chiesto scusa, riconoscendo di aver sbagliato.Ho scritto il libro per una esigenza personale, perchè ho voluto proseguire il colloquio che avevo iniziato con mio padre ai tempi drammatici della sua malattia».

Verini, padre Ricci, Mariano, Facchetti e Lomurno (Foto Riccio)

Facchetti e l’Umbria Aneddoti, foto inedite, Gianfelice Facchetti alla fine ha confidato: «Sono venuto ad Orvieto con entusiasmo perché mio padre e mia madre erano legatissimi a questa città, tanto che fu una delle due tappe del loro viaggio di nozze. Qui ho trovato padre Ettore, che a mio padre ha dato molti stimoli per approfondire il suo desiderio di sapere, di conoscere almeno i rudimenti del pensiero filosofico. Era un impegno morale che avevo e sono felice di averlo assolto, mio padre mi portò qui che ero piccolo, adesso ci sono tornato con la mia famiglia, con mia moglie e i miei due figli.Ho avuto modo di conoscere per motivi di lavoro amici umbri: mi piace la loro riservatezza, il loro modo di affrontare i problemi. Ogni volta che l’Inter giocava al Curi mio padre sapeva che poteva scapparci la sorpresa».

Tutto di un pezzo Ed infine: «Mio padre più che dal tribunale di Napoli è stato giudicato dalla gente di tutte le fedi calcistiche: chi lo ha conosciuto sa che era “tutto di un pezzo”, chi ne ha sentito solo parlare lo apprezzava per la sua limpidezza, per il suo modo di concepire lo sport. Nella sua lunghissima carriera è stato squalificato solo una volta».

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