di D.B.

Nonostante siano state cancellate per far posto all’Agenzia forestale regionale, le ex comunità montane rappresentano ancora oggi un problema sia per la Regione che per l’Agenzia, con la situazione finanziaria critica delle prime che si riverbera anche sulla seconda. Mercoledì nel corso di un’audizione dei commissari liquidatori di fronte alla commissione Vigilanza del consiglio regionale, questi hanno parlato esplicitamente di un «rischio voragine difficile poi da arginare».

Voragine I problemi, come sottolineato in tutti gli interventi, sono di ordine finanziario ma riguardano anche il patrimonio e il personale. Secondo i commissari è necessario «aggiornare il piano di liquidazione, che dovrebbe scadere entro la fine dell’anno». In particolare sono state evidenziate «difficoltà di liquidità, nelle dismissioni e nei trasferimenti regionali che non consentono la chiusura dei bilanci». Inoltre i commissari chiedono «un monitoraggio continuo della situazione e un interlocutore unico, altrimenti c’è un rischio voragine difficile poi da arginare». Andrea Smacchi e Lamberto Bottini (Pd) hanno parlato di un «dato generale molto problematico» e così, insieme alla presidente del Comitato Maria Rosi, appena rientrata in Forza Italia, hanno deciso di presentare un documento alla giunta nel quale chiedere risposte alle «domande serie e importanti» emerse in audizione.

AGENZIA, I PROGRAMMI PER IL 2014

Agenzia Il grido di dolore dei commissari non è nuovo, dato che esattamente un anno fa furono poste sul tavolo molte delle problematiche emerse in queste ore. Il tutto nel quadro di una riforma che, partita tra il 2010 e il 2011, fatica ad essere attuata pienamente. Mercoledì di fronte ai commissari si è seduto anche l’amministratore unico dell’Agenzia Massimo Bianchi che, parlando di una «sostanziale tenuta dal punto di vista economico», non ha nascosto «alcuni punti critici che – ha detto – se non vengono risolti rischiano di far entrare l’Agenzia in sofferenza». La principale criticità è relativa all’anticipazione di cassa che è di un milione e mezzo di euro rispetto ad una spesa corrente mensile che si aggira tra i 2,5 e i 3 milioni di euro. Soldi che servono per stipendi, contributi e acquisto di altro materiale. «Fino ad ora – ha spiegato Bianchi – siamo riusciti ad andare avanti grazie al meccanismo di riscossione degli anticipi e della rendicontazione che abbiamo messo in campo».

Più debiti In questo quadro l’Agenzia, nata due anni fa, nel secondo anno di attività ha incrementato i debiti nei confronti dei fornitori da 1,2 a 1,8 milioni di euro «però – ha sottolineato l’amministratore – vantiamo crediti complessivi per più di 10 milioni di euro, tra cui 6,5 milioni da Por e Psr (ovvero dai fondi europei, ndr), e circa 2,5 milioni dalle convenzioni con i Comuni. Inoltre vantiamo 8 milioni di credito dalle Comunità montane, di cui 6 milioni per l’accantonamento del Tfr. Una situazione buona su cui pende il grave problema dell’anticipazione di cassa che va risolto radicalmente e in fretta per evitare che diventi una criticità strutturale per l’Agenzia. Non è giusto che i nostri fornitori soffrano per questi problemi». Nell’attesa di una soluzione l’Agenzia sta provando a contattare le banche anche se «l’operazione avrà comunque un costo. Sarebbe stato più semplice se la Regione avesse anticipato direttamente i soldi dalla sua cassa, risparmiando in termini di burocrazia e interessi».

Gli inabili Bianchi ha poi messo sul tavolo un altro problema, ovvero la richiesta da parte della Provincia di assumere «23 persone invalide con la legge 68, che per noi comporta un forte aggravio sul fronte degli stipendi. Un problema che stiamo provando a risolvere insieme alla Regione». Tutto ciò senza dimenticare che sono già 166 su un totale di 540 («n tetto alto») le persone inabili. Un capitolo «sul quale – dice l’amministratore – stiamo facendo una ricognizione per capire se ci possono essere dei prepensionamenti». Quanto al 2015, l’Agenzia farà lavori per 28 milioni e «su questi la Regione sta ottenendo un risparmio consistente rispetto a quanto spendeva negli ultimi anni con le Comunità montane».

In questi mesi l’Agenzia ha chiuso 4 vivai, 4 falegnamerie e 2 officine, mentre rimane aperto il problema dell’agenzia faunistica di San Vito, «che ha una gestione troppo onerosa – ha osservato Bianchi -, e dell’unico vivaio rimasto aperto, quello di Spoleto, che è in perdita costante e per il quale stiamo cercando soluzioni alternative alla chiusura, con Umbraflor che potrebbe subentrare nella gestione». Quanto al futuro, Bianchi pone il problema del rinnovo del parco macchine, e quindi degli investimenti, auspicando più trasferimenti sui progetti «perché più ce ne vengono affidati – conclude – e maggiori entrate provengono da quel versante, con minore entità di quelle dirette».

Twitter @DanieleBovi

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