di Daniele Bovi
«Costruiremo un vero e proprio ecosistema industriale regionale. Una nuova alba non solo per noi: l’Umbria potrà essere di esempio per tante altre regioni europee». Ne è convinta la presidente della Regione, Stefania Proietti, che martedì a Palazzo Donini ha presentato, insieme all’assessore all’Ambiente Thomas De Luca, il disegno di legge sull’economia circolare e le nuove linee guida sul piano dei rifiuti.
La chiusura del ciclo Un piano certamente ambizioso ma che pone, per il futuro, l’esigenza di sciogliere un nodo decisivo: quello della chiusura del ciclo, cioè di cosa fare con l’ultimissima frazione residua non recuperabile. Accantonato il termovalorizzatore pensato dalla giunta Tesei, quella Proietti l’anno scorso ha deciso di puntare sulla produzione di idrogeno dai rifiuti, dossier che per ora è al centro di uno studio di fattibilità che Auri deve far partire. Per ora quindi l’obiettivo è dimezzare i rifiuti in discarica da qui al 2030 e recuperare il più possibile.
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Dallo smaltimento al recupero La strategia punta a cambiare radicalmente il modello umbro, passando da un sistema fondato sullo smaltimento a un sistema basato sul recupero di materia e sulla riduzione dei rifiuti prodotti; sistema che non prevede nuovi inceneritori o ampliamenti delle discariche, la cui vita residua era stata calcolata tenendo conto dell’entrata in funzione dal 2028 del termovalorizzatore; quindi vanno trovate le soluzioni per ridurre i conferimenti. I numeri fissati dalla Regione sono molto ambiziosi. Entro il 2030 l’Umbria dovrà ridurre del 10 per cento la quantità complessiva di rifiuti prodotti, passando dagli attuali 537 chili per abitante a 500. Nello stesso periodo i rifiuti smaltiti in discarica dovranno scendere da 182 a 91 chili per abitante, mentre il riciclo dovrà aumentare fino a 324 chili per abitante. Il traguardo indicato è quello di portare la raccolta differenziata al 75 per cento entro il 2028, arrivare al 65 per cento di riciclo effettivo entro il 2030 e salire al 70 per cento entro il 2035.
I target Uno degli obiettivi principali riguarda il cosiddetto rifiuto urbano residuo, cioè la quota indifferenziata che non può essere recuperata. La Regione vuole fissare un limite massimo di 100 chili per abitante entro il 2030 e di 60 chili entro il 2035. In prospettiva, entro dieci anni, la quota destinata alla discarica dovrebbe scendere fino al 10 per cento. Per raggiungere questi risultati cambierà anche la governance del sistema. Il progetto prevede il superamento dell’attuale frammentazione in più sub-ambiti e la creazione di un ambito unico regionale. L’obiettivo è uniformare le regole, ridurre le differenze territoriali e contenere i costi per famiglie e imprese.
Tariffa puntuale e impianti Sul fronte delle tariffe si punta invece a superare il sistema basato sui metri quadrati delle abitazioni e delle attività produttive. La nuova impostazione, comunicati nei mesi passati, prevede una tariffa puntuale, costruita sulla quantità effettiva di rifiuti conferiti. Il principio è semplice: chi produrrà meno rifiuti pagherà meno. È prevista anche una tariffa unica regionale per l’accesso agli impianti e un sistema di incentivi per i Comuni che riusciranno a ridurre il rifiuto residuo anno dopo anno. Una parte centrale del piano riguarda gli impianti. I vecchi Tmb, oggi utilizzati per separare e trattare i rifiuti indifferenziati, dovrebbero essere trasformati in vere e proprie «fabbriche dei materiali». Si tratta di impianti automatizzati, dotati di sensori e sistemi intelligenti in grado di recuperare plastica, metalli, tetrapak e altri materiali che oggi finiscono ancora in discarica, così da cercare di ridurre lo smaltimento entro il 2030 al 20 per cento.
Collaborazione e prevenzione La Regione punta anche a rafforzare la cosiddetta simbiosi industriale, cioè la collaborazione tra aziende affinché gli scarti di una produzione possano diventare materie prime per altre attività. L’idea è quella di creare vere e proprie comunità dell’economia circolare, in cui il rifiuto perda progressivamente il suo valore di scarto e diventi una risorsa. Nel piano trovano spazio anche misure di prevenzione. Si punta a incentivare la vendita di prodotti sfusi, l’acqua alla spina, il riuso, la riparazione degli oggetti e il contrasto allo spreco alimentare. È prevista anche una progressiva riduzione dei prodotti usa e getta, sostituiti da materiali compostabili. Per migliorare la raccolta dei rifiuti la Regione immagina un sistema più flessibile, con ecocompattatori, centri di riuso e servizi su chiamata nelle aree più vaste o meno densamente popolate. Tutto sarà basato sulla tracciabilità dei conferimenti.
Il Css Resta aperto il tema del Css, ovvero del Combustibile solido secondario, oggi utilizzato soprattutto negli impianti cementieri di Gubbio. Attualmente in Umbria sono autorizzate fino a 100 mila tonnellate l’anno di Css, gran parte delle quali arriva da fuori regione. La strategia della giunta è riportare questa filiera sotto controllo pubblico e ridurne progressivamente l’utilizzo «affamando», ha detto De Luca, il sistema che produce i rifiuti. In prospettiva, da qui al 2050 e anche sulla base di accordi volontari, il Css dovrebbe essere sostituito dall’idrogeno verde ottenuto dai rifiuti non recuperabili. Il progetto, denominato Waste to hydrogen, è ancora nella fase preliminare e dovrà essere verificato attraverso uno studio di fattibilità. Gubbio dovrebbe diventare il principale centro di ricerca per questa tecnologia, soprattutto nei settori industriali più difficili da decarbonizzare.
I risparmi Dal punto di vista economico la Regione stima una riduzione di circa 10 milioni di euro nei costi di smaltimento grazie alla diminuzione dei rifiuti da conferire in discarica e un aumento di 1,5 milioni di euro derivante dalla vendita dei materiali recuperati. A queste risorse si aggiungono 13 milioni di euro di fondi europei già disponibili. Secondo la giunta, la scelta di rinunciare all’inceneritore consentirebbe anche di evitare una spesa di circa 200 milioni di euro. Le risorse dovrebbero essere destinate invece al potenziamento degli impianti esistenti e alla realizzazione delle nuove fabbriche dei materiali. Nelle prossime settimane partirà anche un percorso di confronto pubblico articolato in sei incontri territoriali, con l’obiettivo di raccogliere osservazioni e discutere le criticità delle diverse aree umbre.
Proietti e De Luca «Se parliamo solo di rifiuti – ha detto Proietti – siamo fuori strada, si tratta di una nuova economia». La presidente a proposito degli incontri e del processo di partecipazione, che riguarderà sia la legge che le linee guida, ha parlato anche di una «innovazione anche in termini metodologici: quando si decide insieme non ci sono i comitati del no». Sulla chiusura del ciclo attraverso la produzione di idrogeno, De Luca rispondendo ai giornalisti ha ricordato che lo scenario era uno di quelli ipotizzati in uno studio commissionato anni fa dalla precedente giunta, secondo il quale l’opzione idrogeno era economicamente insostenibile: «Dissento totalmente» ha risposto l’assessore, parlando poi di una «solidità diffusa» sul piano tecnico e delle visite a diversi impianti fatte nel corso dei mesi. Quanto alle soluzioni transitorie, saranno valutate nel corso del dibattito coi territori.
