Entro dicembre il digitale rivoluzionerà il telecomando degli umbri

di Andrea Baffoni e Daniele Bovi

A meno di eclatanti colpi di scena dell’ultimo momento a partire dal giugno prossimo, ed entro la fine dell’anno, l’Umbria dovrà compiere il percorso di digitalizzazione del segnale televisivo. Per le istituzioni regionali, dunque, è già il tempo delle prime scelte come l’adozione di un nuovo piano regionale delle frequenze digitali che possa garantire lo sbarco della nuova tv nelle case di tutti gli umbri. Nessuno escluso. Ambizione legittima ma assai ardua da realizzare nel concreto a causa di un’orografia che non aiuta certo la diffusione omogenea dei segnali.

I problemi di ricezione Uno dei problemi riguarda infatti la disponibilità degli impianti: quelli attuali saranno o no sufficienti a coprire ogni area del territorio, anche la più marginale? Il tavolo tecnico regionale dovrà presto iniziare il proprio lavoro a partire da questo quesito. Nonostante l’aumento continuo delle coperture, infatti, si stanno verificando numerosi problemi di ricezione in molte zone del Paese, soprattutto dove i segnali hanno cambiato origine e arrivano da un ripetitore diverso o anche più lontano rispetto a quello da cui provenivano le frequenze della vecchia tv analogica.

Vicenda in mano alle emittenti Altra criticità da affrontare sarà quella di portare il Tgr dell’Umbria anche nelle case dei cittadini residenti in alcune zone che ne sono tuttora sprovviste come quelle del Trasimeno e dell’Alto Tevere. Recentemente anche il neo presidente del Comitato regionale per le Comunicazioni, l’ex leader del ’68 Mario Capanna, ha ammesso di non essere mai riuscito a seguire un’edizione del Tg3 dell’Umbria dalla sua abitazione che si trova sulle colline di Città di Castello. La vicenda della copertura regionale del segnale digitale è però soprattutto in mano alle emittenti televisive locali e nazionali.

Investimenti consistenti L’investimento per l’adeguamento degli impianti che le tv saranno chiamate ad effettuare è molto consistente. Se per Rai e Mediaset ciò è stato ampiamente previsto e pianificato le emittenti locali umbre sembrano già in grande sofferenza. Secondo una stima di massima il settore radiotelevisivo locale della nostra regione, a fronte di un fatturato complessivo di circa 3 milioni di euro, dovrà sostenere oltre 2,5 milioni di euro di spese per la transizione. Di diversa entità saranno gli investimenti per emittenti a diffusione regionale come Umbria Tv, Retesole (presente anche nel Lazio) e Tef Channel, che dovranno adeguare fino a 25 impianti, rispetto a piccole emittenti come  Rtv Aquesio o TevereTV che sono dotate di pochissimi impianti.

Il passaggio «uno a uno» Certo è che l’intero settore aspetta di conoscere con trepidante attesa l’entità dei finanziamenti a fondo perduto che la regione potrebbe mettere in campo così come è stato fatto in altre regioni. Ma il fondo per la transizione messo a disposizione dal governo sarà sufficiente? E la Regione sarà in grado di supplire ad una eventuale carenza di risorse nazionali? La battaglia scatenata dalle tv locali umbre è pesante e intreccia diversi tematiche. Una di queste riguarda il decreto Omnibus del marzo scorso, con il quale si mette a rischio il passaggio «uno a uno», ovvero una frequenza digitale per ogni frequenza analogica. Il Governo infatti con il decreto ha deciso di vendere la banda 800 MHz, corrispondente ai canali dal 61 al 69, a coloro che saranno interessati ai servizi di telefonia mobile in banda larga. Meno canali, meno possibilità per le tv locali.

Le posizioni sul telecomando In Umbria in realtà questo rischio sembra scongiurato, con ognuna delle dieci realtà locali alle quali dovrebbe essere assegnata una frequenza. I canali assegnati (dentro i quali sarà possibile crearne sei), andando per esclusione rispetto a quelli nazionali sono il 29, il 31, il 32, il 34, il 35, il 39, il 41, il 42, il 43, il 45, il 51 e il 59. Numeri che rappresentano le frequenze e che non corrisponderanno alle posizioni sul nuovo telecomando dei telespettatori umbri. Le emittenti locali infatti andranno dopo le nazionali con posizioni dall’10 al 19. Il posizionamento, ovviamente, riveste una grande importanza e non è casuale. L’ordine in Umbria lo deciderà il Corecom prendendo in considerazione una serie di parametri delle emittenti locali come fatturato e numero di dipendenti. In base a questi parametri dopo Rai, Mediaset, La7 e Mtv, potrebbero arrivare Tele Radio Gubbio, poi Umbria Tv, Tef, Rete Sole, Nuova Tele Terni, Tele Galileo, Tevere Tv, Tele Umbria Viva, RTua e TelePerugia. Solo Umbria Tv e Tef hanno però un raggio d’azione regionale, le altre coprono piccole porzioni di territorio.

Gli altri canali Secondo le ultime informazioni disponibili il resto del telecomando dovrebbe essere così composto: dal 20 al 70 andranno altri canali nazionali suddivisi per generi, dal 71 al 100 le altre emittenti locali, dal 100 al 200 si ripete la prima sequenza, dal 300 i canali in pay per view, dal 500 al 599 i canali in alta definizione e dal 600 al 699 le radio.

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One reply on “Digitale, incognita su investimenti e frequenze. Ecco come sarà il telecomando degli umbri”

  1. Ma com’è che bisogna pagare con contributi pubblici il cambio tecnologico di emittenti private!?

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