di Daniele Bovi
Dovrebbe durare circa due anni il restauro di quello che è stato chiamato «un simbolo della tenacia, della perseveranza e dell’ingegno dei perugini». Martedì a Palazzo dei Priori è stato presentato il restauro dell’acquedotto medievale di Perugia, finanziato con 500 mila euro attraverso il meccanismo dell’Art Bonus dalla Fondazione Brunello e Federica Cucinelli. In particolare, oggetto dei lavori sarà il tratto dalle scalette di via Appia fino all’area dell’Università; uno degli scorci più belli, ammirati e fotografati del centro storico della città.
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Il restauro L’intervento, del quale si parla già da alcune settimane, è stato spiegato nei dettagli nel corso di una conferenza stampa tenuta dal sindaco Andrea Romizi, dal ceo della Brunello Cucinelli Riccardo Stefanelli e dal dirigente dell’area Opere pubbliche Fabio Zepparelli. Stando a quanto riferito, nell’ultimo trimestre del 2023 saranno affidati i lavori di indagine preliminari e i rilievi, necessari per la redazione del progetto. Difficile, ora, stabilire tempistiche ma il tutto secondo quanto spiegato da Stefanelli dovrebbe concludersi nel giro di un paio d’anni.
I lavori La cosa certa è che gli acciacchi di cui soffre l’acquedotto sono diversi, anche se «non c’è niente di estremamente preoccupante». L’opera è oggi «attaccata da patine e croste – ha detto Zepparelli – nonché vegetazione infestante, inquinamento ambientale e infiltrazioni d’acqua». Insomma, «uno stato di generale degrado». I lavori, con tutta probabilità organizzati in tre stralci, prevedono un intervento di restauro, di risoluzione dei problemi generati dal dissesto statico e di riqualificazione funzionale, compresa una nuova regimentazione delle acque meteoriche.
L’opera L’acquedotto serviva per portare l’acqua dal Monte Pacciano all’acropoli. I lavori iniziarono nel 1254 e, dopo un’interruzione di vent’anni, si conclusero nel 1278 quando l’acqua zampillò per la prima volta dalla Fontana Maggiore, costruita come compimento e celebrazione proprio dell’acquedotto. Un’opera (realizzata da Boninsegna da Venezia e da Fra Bevignate) che veniva considerata un vero e proprio simbolo della potenza e della ricchezza della città, trasformatasi da infrastruttura per trasportare l’acqua a “ponte” per le persone tra una zona e l’altra della città. «È il monumento – ha ricordato il consigliere comunale Francesco Vignaroli che nel 2016 presentò un odg per chiedere il restauro dell’opera – che ha segnato la storia della società perugina e che testimonia la tenacia dei perugini che volevano mandare l’acqua in salita; ci vollero anni di ricerche».
Romizi e Stefanelli L’acquedotto va così ad aggiungersi agli altri beni restaurati dalla Fondazione, ovvero l’Arco etrusco, un tratto delle mura, il Teatro Morlacchi e le facciate della cattedrale. «Beni tutti diversi tra loro – ha detto Romizi – ma nel complesso di grande rilevanza. L’acquedotto rendendo accessibile a tutti un bene primario rappresenta due elementi: le grandi capacità tecniche dei nostri antenati e le ambizioni che Perugia coltivava. Era un intervento che abbiamo inseguito per un po’ di tempo». «Con Andrea – ha detto Stefanelli – ci siamo parlati informalmente spesso negli ultimi due anni. Condividevamo il sogno di restaurare uno dei simboli a cui siamo più legati, anche personalmente. Siamo onoratissimi e felicissimi. Questo progetto appartiene ai nostri artigiani e ai nostri collaboratori che, insieme all’indotto, ci hanno permesso di arrivare fin qui».
ACQUEDOTTO, IL PATTO DI COLLABORAZIONE PER SALVARLO
La parte “nascosta” Altro capitolo, per il quale servirebbero risorse notevolmente superiori (all’incirca tre milioni) è quello che riguarda la parte di acquedotto fuori dal centro storico, quella più nascosta agli occhi di perugini e turisti e che versa in condizioni di estremo degrado tra rischio crolli, lesioni, distacchi e vegetazione che ha ormai “sommerso” intere parti dell’opera. Recentemente, il Comune ha sottoscritto un patto di collaborazione insieme alle associazioni e ai privati che hanno deciso di prendersi cura dell’acquedotto. In prospettiva, per evitare l’aggravarsi della situazione serviranno risorse e il Comune nel frattempo si è impegnato a reperirle e a mettere nero su bianco un progetto di fattibilità. «Serviranno soldi e attenzione anche per la parte rimanente – ha risposto martedì Romizi a chi gli ricordava il problema – e questo intervento agevolerà anche quello nella restante parte».
