di Ma. Ma.

Era gremita di giornalisti, dirigenti, allenatori e sportivi la chiesa di S. Lucia, dove si sono svolti, giovedì mattina, i funerali di Paolo Meattelli, il giornalista che per tanti anni ha raccontato, in Rai, le imprese del Perugia. Quello dei fasti della serie A, ma anche quello della discesa, legata alle vicende del calcio- scommesse.

Commozione Tanta commozione durante le omelie dei parroci –don Ignazio Zaganelli e padre Mauro Angelini – che hanno tratteggiato la figura dell’uomo e del giornalista. Qualità sottolineate in maniera ancora più diretta da don Ignazio, che ha raccontato un aneddoto per i più inedito, a conferma delle capacità che Paolo Meattelli aveva di avere sempre un piano supplementare per venire a capo di un progetto che gli stava a cuore. Come quella volta che si mise in contatto – presente chi scrive- con Fino Fini, direttore generale del centro tecnico di Coverciano, per conoscere il nome di un allenatore che potesse guidare il Perugia sceso in C2.

Aneddoti Paolo fece un identikit preciso di chi avrebbe dovuto risollevare il grifo e riuscì a convincere i dirigenti dell’epoca, tra cui Spartaco Ghini, a ingaggiare Mario Colautti, che poi guidò la squadra nella promozione in C1, sfiorando il successivo traguardo della serie B. Colautti, che ha scelto di vivere a Perugia, era presente ai funerali, così come, rappresentanza del Perugia dei miracoli c’erano, tra gli altri, Giampiero Molinari, Renzo Luchini, Franco Vannini, Walter Novellino. Ma l’aneddoto più significativo l’ha svelato don Ignazio. «Avevamo deciso di costruire la nuova chiesa, ma tutto si era bloccato perché la burocrazia impediva al comitato preposto alla realizzazione dell’opera, di cui faceva parte anche Paolo, di usufruire di una donazione di 300 milioni. Paolo, cui non mancava il coraggio e la genialità, chiamò la segreteria della presidenza della Repubblica, presentandosi per quello che era ‘giornalista sportivo del Tg1 e soprattutto andando al sodo: quando parlò di una chiesa da dedicare alla Madonna di Medjugorie. Dall’altra parte del filo si spalancarono le porte del Quirinale e non solo: in una settimana la somma ci venne consegnata e i lavori cominciarono. Questa grande opera è stata sì merito di ingegneri e architetti, ma senza Paolo chissà se si sarebbe mai costruita».

Partecipazione Nelle omelie sono stati ribaditi il senso di gratitudine alla famiglia, alla moglie Fiorella e ai due figli Fabio e Donatella «per esservi annullati nell’assistenza a Paolo in tanti anni, lui uomo di grande fede che aveva accettato la malattia, senza mai un lamento». I tanti giornalisti presenti, anche di generazioni diverse, impegnati sia nello sport che nella cronaca, sono stati la testimonianza della stima e dell’amicizia di cui Paolo Meattelli ha goduto sia durante il periodo di lavoro in Rai che in quello di addetto stampa del Perugia calcio.

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