di Daniele Bovi
Lo slogan scelto, appeso in bella evidenza sopra il telo che protegge il cantiere delle logge di Fortebraccio, è efficace: «Sloggia. Si siede solo chi consuma. Meno Baci più Cazzotti». In tutto erano un centinaio le persone che si sono ritrovate domenica pomeriggio in piazza IV Novembre, a Perugia, per un dibattito pubblico organizzato dall’associazione «Umbria grida terra» per protestare contro l’apertura del nuovo locale di Eugenio Guarducci sotto le logge del Duomo. Attenzione però, «la nostra – dicono gli organizzatori – non è una polemica sterile da antagonisti, né un attacco ad personam a Guarducci, ottimo comunicatore e persona per bene. Il problema è quello che fa alla città, dove rimangono solo cartacce». Peraltro, un concetto espresso qualche settimana fa anche dall’ormai ex presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia, Carlo Colaiacovo. Per l’associazione e i cittadini che hanno partecipato all’appuntamento («avevamo invitato il sindaco e il vescovo, ma non sono venuti») il problema, espresso durante quello che hanno chiamato «un esercizio di sorveglianza e di riflessione», è politico.
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LA LETTERA INVIATA A BASSETTI E LA RISPOSTA DI GUARDUCCI
L’appuntamento in piazza Giovanni Cenci di «Umbria grida terra» pur non svelando dettagli fa capire che la protesta non si fermerà qui: «Ci sono le strade, ovviamente legali», per ostacolare il progetto e da queste parti le motivazioni, almeno quelle che riguardano l’economia, la sicurezza e il decoro, convincono poco. «Ci opponiamo – dicono – a una logica secondo la quale la sicurezza e il decoro passano dalla commercializzazione degli spazi pubblici. Perché l’amministrazione, se le logge erano diventate un orinatoio, non si sono mosse prima? Vengono delegati ad altri i compiti della politica». Quanto alle motivazioni economiche vengono sollevati molti dubbi: «Perugina – dice Cenci – è una fabbrica di Nestlé, la quale non paga neanche le tasse in Italia e che sfrutta il lavoro dei più deboli. E non può essere certo un bar a sostenere le famiglie degli operai della fabbrica». In sintesi, «in questo luogo simbolo non si può ospitare quel marchio. Via i mercanti dal tempio non vi dice niente?». «Questo – rincara Vanni Capoccia – è uno dei luoghi più pubblici della città. Vi ricordate che ci sono i bambini schiavi che imballano i sacchi di cacao per i negozi? Cardinale, apra le porte a questi bambini e non solo a chi ha il portafoglio gonfio».
FOTOGALLERY: I LAVORI
GUARDUCCI: NON DETURPIAMO
FIORONI: ARRICCHISCE IL CENTRO STORICO
Spazi pubblici Secondo Cenci poi «questi spazi (di proprietà non della Curia ma del Capitolo della cattedrale, ndr) sono accatastati come luoghi di culto, sui quali non si pagano neppure le tasse. L’unica cosa che gli interessa è l’affitto, si dice quattro volte più alto rispetto alle attività che c’erano prima». Quello che viene contestato inoltre è il come gli spazi pubblici vengono utilizzati: «Il centro – dicono – deve essere solo un grande centro commerciale? Servono spazi per promuovere altri modelli e altri valori». «Serve una diversa cultura – dice poi Renzo Zuccherini – degli spazi pubblici». In chiusura Cenci è intervenuto anche su un altro tema, quello degli eventi pubblici che si potranno tenere sotto le logge: «Sì li faranno, ma a patto che piacciano a lui. Insomma, fuori la cittadinanza e dentro il consumatore». La protesta va avanti.
Twitter @DanieleBovi
