«L’inchiesta della Procura di Perugia sul caso mense non fa altro che confermare quello che già sapevamo essere un problema diffuso su scala nazionale; a seguito dei controlli su scala nazionale richiesti dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, al centro Italia era andato il triste primato del maggiore numero di irregolarità riscontrate, con una percentuale del 27% sulle mense oggetto d’indagine. Per questo il Cosec fu sempre contro la totale privatizzazione del servizio di refezione scolastica a favore del mantenimento almeno dell’attuale sistema di gestione misto, per questo chiediamo ancora una volta all’amministrazione di ritornare sui suoi passi e di lasciare in essere l’attuale sistema di gestione misto».
Refezione scolastica Così il Comitato servizi educativi ci riprova, presentando contestualmente una richiesta ufficiale all’amministrazione, circa lo stato di fatto della bozza di capitolato relativa alla gestione di refezione scolastica: «In particolare chiediamo che venga portata a rapida discussione consiliare l’istituzione della ‘Rappresentanza cittadina dei comitati mensa’ e del relativo regolamento presentato, un organismo con funzioni di Audit che riteniamo costituisca un primo importante presidio contro i rischi di eventuali degenerazioni del servizio. Ad avvenuta stesura del capitolato d’appalto – proseguono -, si renda disponibile la consultazione dello stesso al Cosec e ai soggetti interessati in tempi congrui per un approfondimento partecipato e pubblico, prima dell’avvio dell’iter di approvazione.
Le rette In ultimo dal Cosec denunciano il ritardo del Comune di Terni rispetto all’emissione dei bollettini di pagamento delle rette: «Risultano ad oggi, a neanche due mesi dalla riapertura delle scuole e quindi del servizio di refezione scolastica, ancora non consegnati 5 bollettini, a copertura dei mesi di febbraio, marzo, aprile, maggio e giugno; per un valore max di € 385,00 (calcolato su fascia ISEE massima per un valore di € 77,00/mese). Riteniamo non più tollerabile che questo disservizio tutto interno al Comune ricada completamente sulle famiglie che rischiano così di pagare in una unica soluzione il costo mancante, oppure a non vedersi garantito il servizio di refezione scolastica per insolvenza. I disservizi dell’ente non possono ricadere sull’utenza».
