Il cardinal Bagnasco questa mattina all'Università di Perugia (Foto F.Troccoli)

di M.T.

«La smania di dominare e manipolare fino all’estremo della vita umana, nel sacrario del suo principio e nel mistero del suo concludersi, alimenta un atteggiamento strumentale che, mentre non rispetta correttamente la natura, umilia anche se stessa». Lo ha affermato il cardinale presidente della Cei, Angelo Bagnasco, nella ‘lectio magistralis’ tenuta oggi all’Università degli Studi di Perugia sul tema «Scienza e fede, vie per la formazione dell’uomo». Secondo Bagnasco, su temi come quelli della ricerca, «si tratta di maturare un atteggiamento di umiltà non di arroganza, di rispetto non di dominio».

Disponibili alla verità «Non solo – ha detto ancora il cardinale di Genova -: si tratta di essere disponibili alla verità, quella che studia le scienze sperimentali e che richiede l’adesione a ciò che scopre; e quella che è oggetto della fede e che tocca la capacità di giudizio sull’essere e sull’esistere, tocca i comportamenti». Secondo Bagnasco, «lasciarsi giudicare dalla verità significa dunque essere disponibili a correggere o mutare modi di pensare e di agire che possono essere acquisiti e la cui revisione può costare fatica e sacrificio». «Se il soggetto – ha aggiunto – non è disposto a questo cammino interiore, sarà difficile qualunque approccio alla verità delle cose, dei valori, dei significati».

La tecnologia può essere bene e male «Il potenziale della tecnologia non è neutro perchè può essere usato sia per il progresso che per la degradazione dell’umanità». Ha detto ancora Bagnasco: «Scienza e fede, vie per la formazione dell’uomo». Bagnasco ha spiegato che «il discorso della Chiesa diventa decisamente puntuale quando si entra nella riflessione sulla tecnologia».

Primato dell’etica sulla tecnica «È una preoccupazione costante – ha sottolineato – richiamare il primato dell’etica sulla tecnica, della persona sulle cose, il dovere di commisurare il progresso tecnologico con la dignità e i diritti dell’uomo», ha spiegato il presidente della Cei. Poi il cardinale si è soffermato sulla rincorsa dell’uomo alla felicità che più spesso «è un’illusione».

La rincorsa al successo è un’illusione «La rincorsa al successo, alla riuscita, alla conclusione rapida e trionfale, piena di gratificazioni e di utili, è di solito un’illusione, e, quando per una serie di circostanze si realizza, non dura a lungo». Parlando all’Università di Perugia del rapporto tra scienza e fede, Angelo Bagnasco, non ha mancato di lanciare un monito sulla «fatica» necessaria per raggiungere qualsiasi obiettivo. «Se prima non si è faticato con metodo per il raggiungimento di un obiettivo, si deve faticare dopo per il mantenimento dello stesso», ha avvertito. «Sempre e comunque bisogna lavorare con ordine e impegno – ha osservato Bagnasco -, anche quando si ha la possibilità di dedicarsi a ciò che più piace e che si sente più consono». Per il presidente dei vescovi italiani, «quanto ci sia bisogno di queste virtù umane è sotto gli occhi di tutti, spesso abbacinati e ingannati da miraggi opposti che illudono e deludono, generando rancore e angoscia»

«Non c’è società senza spiritualità» «La società, per essere tale, deve avere un’anima e questa non può essere di ordine economico, politico o funzionale, ma solo di ordine spirituale ed etico». Così Bagnasco nel tracciare la strada di un futuro possibile per la società: «Solo questo nucleo è in grado di suscitare quel senso di appartenenza che resiste a fronte di difficoltà, crisi, sventure; è in grado di generare una storia comune, di far superare ogni rischio di fuga e di disgregazione».

«I giovani hanno bisogno di vedere futuro» Sui giovani e sulla condizione di disagio che li attraversa il presidente della Cei si è soffermato anche a margine della lectio magistralis sostenendo che «difficoltà ce ne sono sempre nella storia per tutti, anche per i giovani in questo momento che hanno bisogno di vedere il futuro, un futuro più luminoso, più certo nella loro vita. Ed è quello che ritengo che tutte le persone di buona volontà e di responsabilità devono avere nel loro cuore». «Il rapporto fra giovani e Chiesa si intensifica attraverso la disponibilità dei giovani, perchè hanno un grande desiderio di bene e di verità, e delle potenzialità di generosità e di dedizione che devono trovare degli ideali alti per venire fuori». «Questa è una grande fiducia che la Chiesa ha nei loro confronti ed è lo scopo del decennio degli orientamenti pastorali della Cei che ha messo a tema la sfida educativa».