di Ivano Porfiri
Il caffè di Perugia resterà saldamente in mani perugine. A meno di imprevisti colpi di scena sarebbe in dirittura il suo passaggio di proprietà. E si rincorrono voci sul suo destino: c’è chi parla di un hotel 5 stelle extralusso nel palazzo.
Affare fatto? Per alcuni c’è già stata la firma, ma dalle parti in causa non giungono conferme. Fatto sta che la trattativa per il passaggio del Caffè di Perugia, il locale più noto e rappresentativo del salotto buono della città, che ha chiuso i battenti a fine ottobre, è tra gli argomenti più discussi nell’acropoli. Tutti, a partire dall’amministrazione comunale fanno da spettatori interessati, auspicando la chiusura positiva. Da un lato siede la proprietà, in capo alla famiglia Servadio, dall’altro i Caporali, proprietari della Liomatic. Per il passaggio si parla di cifre che oscillano tra i 4 e i 5 milioni di euro.
Fotoinchiesta sui locali che chiudono a Perugia
Caffè perugino Di certo, se la trattativa andasse a buon fine sarebbe una boccata d’aria per chi ha paventato (in questi giorni si è detto di tutto) addirittura che fosse interessata una società cinese. O per chi ha temuto – il pericolo non è ancora del tutto scampato – che non si trovasse un acquirente e che il locale fosse chiuso per sempre. Se, invece, l’affare andasse in porto, Perugia tornerà ad avere il suo Caffè con tanto di proprietà col Donca.
L’hotel extralusso Che il bar-ristorante riapra, in tal caso, non ci sarebbero dubbi. Ma in ballo non solo lo storico locale, ma l’intero palazzo di via Mazzini. Un locale di prestigio sarebbe una vetrina eccezionale per una delle aziende più dinamiche della città, che potrebbe anche essere affiancata da una notissima azienda del caffè di livello nazionale. Ma c’è chi prefigura uno scenario ancora più suggestivo ovvero che gli appartamenti ai piani superiori vengano trasformati in suite di un hotel extralusso. Un albergo 5 stelle con alla base il Caffè e il relativo ristorante enoteca. Neppure in questo caso ci sono conferme ufficiali.Voci – e dita incrociate – quelle sì, tante, a partire da quelle dei 13 dipendenti per ora rimasti con la cassa integrazione garantita solo fino a fine anno.
