di M.Troc.
Si sono dati appuntamento in tanti all’incontro pubblico di giovedì mattina, a Boneggio, per celebrare i 15 anni del Cad, la struttura che ospita gli ex tossicodipendenti con programmi di reinserimento sociale.
L’appuntamento Ad accogliere le autorità, la stampa, gli operatori sociali, i dirigenti e il personale del Sert, ma anche i numerosi cittadini e amici della struttura, sono stati i ragazzi del Cad, i veri protagonisti dell’intera giornata. In una Perugia da troppo tempo sotto i riflettori della cronaca per essere definita come la capitale della droga, i ragazzi pretendono che qualche luce si accenda anche su uno dei segni più tangibili ed operosi sul fronte della lotta alle tossicodipendenze. Hanno sfidato il senso comune con un segno dalla forte carica simbolica, un’opera in ceramica realizzata insieme, con l’ausilio di una ceramista, la maestra d’arte Nadia Casini.
L’opera e la mostra Su ‘La città degli invisibili’ (l’opera inaugurata ed esposta oggi in occasione delle celebrazioni) ci sono le mani, la creatività e la capacità di operare in squadra, di Andrea, Laura, Massimiliano, Matteo, Paolo, Sara, Simone e Vincenzo che, insieme agli operatori hanno attraversato un canovaccio artistico, dall’intuizione, alla realizzazione, che ha visto numerose tappe intermedie di confronto e contaminazione, per poi approdare ad una sintesi plastica in grado di restituire una realizzazione dinamica, fortemente rappresentativa di mondi interiori e di sagome e architetture esteriori come esempi di narrazioni fedeli e multiformi, in un equilibrio sorprendente. Tutte le fasi sono fissate in una mostra, visitabile al piano superiore dell’esposizione, tra bozzetti e pensieri degli autori.
I messaggi Silvana Mattiacci, referente del Sert per il Cad di Boneggio ha evidenziato «come nelle dinamiche dell’attualità si inserisce il caso Boneggio. Tenuto conto dei mutamenti sociali ed economici, ma anche di quelli che riguardano il mondo delle tossicodipendenze, questa realtà – ha detto – è una risposta concreta alle marginalità, ma anche un esempio di come i servizi sociali possono essere sostenuti, puntando ad obiettivi concreti. Conosciamo tutti l’attenzione mediatica accesa sulle problematiche delle tossicodipendenze a Perugia, il più delle volte bisognosa di ulteriore approfondimento, per avvicinarsi maggiormente alla complessa realtà. Quello che è avvenuto e che sta avvenendo a Boneggio è sicuramente un elemento aggiuntivo utile ad una rappresentazione veritiera del fenomeno». E se Giuseppina Bioli, direttore del distretto Perugino dell’Asl 1 ha tenuto a sottolineare come «i servizi sanitari prestati hanno comportato investimenti significativi, (una cifra per tutte 2 milioni di euro, per la filiera delle prestazioni generali attorno alle problematiche delle tossicodipendenze) che rappresentano una base di esperienza per ripartire ma anche per ripensare all’organizzazione e alla spesa», Claudia Covino, responsabile del Sert di Perugia ha sinteticamente puntato all’ «indispensabilità dei servizi territoriali e all’opportunità che si ritorni a porli al centro del dibattito e delle scelte da compiere». «Da quando è stato pensato – ha aggiunto – il Cad ha subito dei cambiamenti ed ha assunto una forma agli albori sconosciuta e imprevedibile. Non servizi ambulatoriali e non comunità. Ma un soggetto che era nella mente di noi tutti e che abbiamo accompagnato con l’esperienza, la conoscenza, le buone pratiche fino a farlo diventare una risposta concreta e utile a chi ha bussato alle nostre porte. Ripensare sì agli aspetti economici e organizzativi, ma senza abbassare la qualità dei servizi e tenendo bene a cuore le esigenze umane».
Nel cuore del Cad Presente, tra gli altri, alle celebrazioni a cui hanno collaborato la Asl Umbria1, la cooperativa Seriana 2000, l’Arci Perugia e Umbria24, anche l’assessore comunale Edi Cicchi. «Operare in questo centro – ha detto Gabriella Belfico, coordinatrice cooperativa Seriana 2000 – significa toccare con mano, entrare nel cuore delle problematiche delle tossicodipendenze, in una delle fasi più delicate e cruciali. Qui si percorre quel sentiero che può accompagnare il soggetto verso un ritorno a una vita desiderata. Qui sperimentiamo l’eccellenza dei servizi legati al mondo delle tossicodipendenze. Credo che questo centro rappresenti un modello a cui guardare con attenzione anche da altre realtà. Il Cad riesce a rispondere adeguatamente non soltanto alle esigenze del soggetto sottoposto al programma ma, coinvolgendo le famiglie, ristabilisce un dinamismo positivo con una complessità di dinamiche relazionali e sociali, le quali, nel loro insieme, favoriscono risultati positivi sia sulla persona coinvolta direttamente, che con il resto delle soggettività a cui progressivamente ritorna». Ha toccato corde sensibili, nel suo intervento davanti ai ragazzi, Claudio Chiacchio, educatore della cooperativa Seriana 2000: «Croce e letizia – ha detto – sono le due immagini rappresentative del nostro lavoro qui. Croce perchè tante ore al giorno a contatto con chi viene a liberarsi dalle tossicodipendenze, se non ti irrobustisci, possono sfiancarti e dividere. Letizia perchè, alla fine, ti accorgi che anche una sola ora di contatto con questi ragazzi, ti ripaga di tutti i sacrifici e il lavoro che compi. Capisco che le tragiche notizie hanno più successo delle buone notizie. Ma qui c’è una bella notizia per Perugia. E’ giusto, ritengo, riservare l’opportuna attenzione. Il mio è un appello – ha concluso – non lasciamo soli questi ragazzi. Non soltanto fisicamente con la vostra presenza qui. Ma soprattutto con la mente e la sensibilità di ognuno».
