«I sindaci dell’Ati3 hanno inviato una lettera al consiglio regionale affinché nella seduta di martedì 13 settembre approvi il trasferimento della proprietà di un terreno di circa un ettaro dalla Regione alla Vus così da permettere ad Asja Ambiente di iniziare i lavori di costruzione del biodigestore di Casone (Foligno) e concluderli entro il 31 dicembre 2017 pena la perdita del cofinanziamento regionale di 3 milioni di euro».
Ati3 in pressing su consiglio regionale Così il consigliere regionale Maria Grazia Carbonari (M5s) e tutti i consiglieri comunali Cinque stelle di Foligno, Spoleto, Spello, Trevi e Gualdo Cattaneo che giudicano la richiesta alla stregua di una «supplica con toni da ultima spiaggia in pieno contrasto coi comportamenti dello stesso ente, ma anche del Comune di Foligno, della Vus e di Asja che tentano di dare una parvenza di democraticità alla partecipazione dei cittadini, tenuti invece all’oscuro della scelta impiantistica». Intorno al nuovo impianto al biodigestore anaerobico che smaltirà circa 50 mila tonnellate l’anno di compost «triple rispetto al fabbisogno del territorio» si è già registrata la petizione promossa da ambientalisti e residenti e già consegnata al sindaco con un migliaio di firme allegate.
Conferenza stampa di enti e Asja Per lunedì 12 settembre Asja ha convocato prima il forum delle associazioni e poi una conferenza stampa in Comune a Foligno per presentare «il progetto ‘Foligno biometano’ e lo stato di attuazione». All’incontro sono attesi il presidente Vus, Maurizio Salari, col direttore Walter Rossi, Fausto Galilei che dirige l’Ati3 e Alessandro Casale, amministratore delegato di Asja. Ma intanto il M5s attacca duro: «Si sta tentando di menomare le prerogative e facoltà dei cittadini a essere correttamente e compiutamente informati, in primis sui rischi ambientali, biologici, sanitari ed economici che tale tipo di scelta comporta e sulla differenza tra l’impiantistica esistente, certamente da migliorare e modificare, con quella progettata, che prevede la produzione di biometano estratto dai rifiuti con un procedimento pericoloso e a rischio rilevante d’incidente. Non a caso – evidenzia la Carbonari – questo tipo di lavorazione viene classificata dalla legge come ‘Industria insalubre di prima classe’ al pari di tutte quelle che prevedono il trattamento di rifiuti solidi e liquami».
L’attacco del M5s Dopodiché la consigliera regionale coi colleghi che siedono nei consigli comunali coinvolti si passa alle considerazioni politiche: «E’ grave che su una questione così rilevante per la salute pubblica con ogni probabilità 21 sindaci dei 22 comuni di Ati 3 (manca quello di Campello) si sono fidati e hanno dato il placet a questa scelta politica più per disciplina di appartenenza che per diretta e approfondita conoscenza di un tema assai complesso, che ha dietro numerose opacità e forti interessi economici. Tale scelta è in effetti contestata da migliaia di cittadini, inferociti per essere stati traditi dai loro stessi rappresentanti nelle istituzioni, ai quali rivolgono ora una sola domanda, ‘perché non siamo stati adeguatamente informati?».
