di Maurizio Troccoli
C’era una volta la ‘mammana’ o, ai più conosciuta come la levatrice popolare che, con manovre manuali, consentiva il parto in casa. Non sempre con i risultati auspicati.
Lo slancio dell’assessore Cambiano i tempi e anche le figure. Qualche decennio fa, le ostetriche, nel migliore dei casi avevano un diploma di scuola superiore. Oggi sono personale sanitario formato con, alle spalle, un corso di laurea. Per loro si prospettano novità che l’assessore regionale Barberini annota e promette tra le azioni per il futuro della sanità dell’Umbria. «Riattiveremo il ‘Tavolo permanente per le attività consultoriali’ – ha detto – non più convocato da oltre due anni. Quindi la possibilità, per le ostetriche, di poter prescrivere, sul ricettario del Servizio sanitario nazionale, gli esami».
Il medico In effetti le ostetriche, negli anni, hanno assunto un ruolo sempre più centrale nelle fasi della gravidanza e del parto. A Perugia, ad esempio, esiste già la possibilità del parto ad esclusiva gestione ostetrica, in casi selezionati. «Nei sistemi anglosassoni, in particolare – spiega a Umbria24 l’ex direttore di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Perugia, Giuseppe Affronti – alle ostetriche è data facoltà anche di effettuare le ecografie. Tuttavia – aggiunge – competenza e responsabilità devono camminare di pari passo. Se invece il meccanismo non è pensato in questa ottica e le funzioni non sono organiche e condivise con il personale medico, passi in avanti, possono produrre conflittualità».
L’antica relazione Provando a tradurre, esiste una differenza significativa del ruolo dell’ostetrica nei territori, nei consultori e negli ospedali. Il suo valore è indiscusso nella gravidanza fisiologica, quella a basso rischio. «In ospedale, il ruolo del medico – spiega Affronti – subentra dalla 37esima settimana della gravidanza della donna. E’ ovvio che qui le ostetriche hanno una operatività condizionata dalle funzioni del medico che non possono essere sostituite». C’è quindi una questione di responsabilità. «Appunto – sottolinea Affronti, il cui pensiero e ampiamente condiviso negli ambienti sanitari- è possibile pensare a una estensione del contributo delle validissime ostetriche, ma parallelamente deve essere estesa la loro preparazione e formazione, che poi si traduca in assunzione di responsabilità diretta. Bisogna tenere contro che quello della ginecologia è uno dei settori sanitari considerato più ad alto rischio dalle assicurazioni. E’ anche questo un aspetto da tenere in considerazione. Ribadisco: strumenti in più, insieme a maggiore preparazione e maggiore responsabilità».
Occhio agli effetti Attenzione viene considerata necessaria, rispetto ai proclami, anche per il rischio che le pazienti, particolarmente nei territori, possano facilmente essere indotte a pensare di sostituire il medico ginecologo con l’ostetrica. «I ruoli e i compiti sono distinti – ribadisce Affronti – e devono essere intesi non in contrapposizione ma in sinergia. Quando entriamo nella sfera della patologia, il ruolo non può che essere del medico».
I numeri I dati della Direzione regionale salute dicono che nel 2015 in Umbria i parti avvenuti nei punti nascita della regione sono stati 6.938. «L’ostetrica – precisa Barberini – era presente in sala parto nel 99,7 per cento dei casi, mentre il personale ostetrico impiegato in strutture del Servizio sanitario regionale è di oltre 270 unità». L’assessore vuole «un quadro generale profondamente cambiato, un nuovo modello di sanità in Umbria più rispondente alle esigenze espresse dai cittadini e che valorizzi il ruolo della prevenzione». E quindi «una diversa organizzazione della rete ospedaliera» e «potenziamento dei servizi territoriali». «In questo contesto – ha concluso – le ostetriche avranno un ruolo importante non solo all’interno degli ospedali, ma anche nei distretti, nei consultori e in molte altre realtà, come il ‘Punto donna’ attivato con successo ad Assisi e che rappresenta un modello da replicare».
