di Daniele Bovi
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Nelle ore di punta i «portoghesi», quelli che dentro gli autobus perugini il biglietto non lo pagano facendo un danno alla collettività, arrivano al 40%. Quasi un passeggero su due. E’ uno dei dati emersi nel corso della riunione della commissione Bilancio del Comune di Perugia che, venerdì mattina, non senza distinguo e maldipancia, all’interno anche della maggioranza stessa, ha dato il via libera alla delibera di giunta con cui l’esecutivo dice sì al piano di risanamento di Umbria Mobilità (che comprende la ricerca di un nuovo socio), all’aumento di capitale e alla lettera di patronage che serve a convincere le banche a concedere il maxi-prestito da 25 milioni di euro. Un fenomeno, quello dei «portoghesi», che la giunta definisce «una vasta evasione», ben più alto di quanto stimato nei mesi scorsi e sulla quale si promette di lavorare «con nuove soluzioni» oltre i tornelli già sperimentati e maggiori controlli.
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Il dibattito Per quanto riguarda invece la delibera della giunta, che arriverà lunedì in consiglio comunale per l’ok definitivo, in commissione i «sì» sono stati sette (sei del Pd più un socialista), quattro i contrari (Pdci, due del Pdl e l’Udc) e tre gli astenuti (un Pd, Idv e Rifondazione). Tra i malpancisti ci sono i membri dell’opposizione: il Pdl ad esempio che ha chiarito come i problemi di Umbria Tpl nascano da lontano ed abbiano precise responsabilità politiche. Quindi il partito non condivide la delibera perché penalizza ulteriormente il Comune anche con riferimento alla lettera di patronage, considerata «ambigua», e ritiene che a breve ci sarà bisogno di un altro aumento di capitale. Il gruppo Sbrenna ha confermato il giudizio negativo sull’intera questione, soprattutto in considerazione della gestione pregressa precisando tuttavia che UM è in una situazione «comatosa», pre-fallimentare: per questo se non si trova subito il modo di mettere in campo sia l’aumento di capitale che le altre operazioni indicate in delibera, l’azienda è destinata inesorabilmente a fallire, con ciò confermando il fallimento anche dell’azione politica degli ultimi decenni.
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I maldipancia L’Idv ha chiesto invece di conoscere i motivi per i quali non sia stata valutata l’ipotesi di un prestito-ponte da parte della Regione, una soluzione giudicata più dinamica rispetto all’aumento di capitale, «operazione che di fatto graverà ulteriormente sulle casse di Comune e cittadini». Il PdCI, con Neri, ha chiesto ad UM di operare nell’ambito dell’intero territorio regionale al fine di determinare un doveroso adeguamento generale delle tariffe applicate nei vari Comuni, cancellando così le attuali discrepanze esistenti, e un vero e proprio piano industriale. Neri, infine, ha espresso molte perplessità sulla lettera, considerata onere «pesante» e «una bomba ad orologeria», addirittura più impegnativa di una fidejussione. Emiliano Pampanelli, Rifondazione, ha proposto anch’esso un emendamento (bocciato perché ritenuto «tecnicamente inammissibile») con il quale ha chiesto un piano industriale. Dalla sua la giunta, che ha chiesto un’approvazione rapida onde evitare il fallimento dell’azienda, ha replicato sostenendo che la lettera «non è una fideiussione» e che, comunque, in caso di inadempienza di UM nel restituire il prestito, il Comune ha una garanzia solo pro quota.
Via da Roma Sulla situazione della società invece è stato ribadito che occorre tagliare i rami secchi come le partecipazioni non strategiche, e tra queste la prima in lista è il 20% di Sipa spa (oltre due milioni di euro di azioni). Entro febbraio poi con tutta probabilità verranno bloccati i servizi su Roma, operazione che garantisce un risparmio di un milione al mese. Da Roma infatti UM, come noto, aspetta oltre 60 milioni di euro che si proverà a recuperare con un accordo bonario. C’è poi il capitolo del taglio delle corse. Come emerso nei giorni scorsi si parla di circa due milioni di chilometri in tutta l’Umbria o comunque di un 30% che dovrebbe garantire risparmi per 4 milioni di euro, con la sforbiciata più ampia che dovrebbe colpire il Folignate-Spoletino mentre Perugia limerebbe tra il 10% e il 15%.
I compensi Da ultimo poi in commissione, come richiesto nell’ultima seduta, sono arrivate nero su bianco le cifre con i compensi percepiti dalla dirigenza, da quella attuale recentemente nominata ai contratti a tempo determinato che pubblichiamo integralmente. Lucio Caporizzi, dirigente regionale e attuale presidente, percepisce 15 mila euro così come l’ad Franco Viola. Il dg Paolo Paduano, il cui contratto scade alla fine di agosto, prende 250 mila euro lordi annui più altri 150 mila per far parte del comitato tecnico di Roma Tpl. Il dirigente dell’ufficio legale Pasquale Pasquini, con contratto in scadenza il 31 agosto 2014, 115 mila lordi annui più altri 150 mila, sempre lordi annui, come membro del comitato tecnico di Roma Tpl.

quindi l’accordo con Roma TPL è stato fatto per poter gonfiare i compensi di qualcuno di altri 115 mila euro….
perche’ non rimettere i bigliettai nei pulman o una persona che controlli costantemente i biglietti, con i lavoratori che percepiscono la mobilita’ e un piccolo contributo da parte dell’ azienda e via i riparatori che sono spese improduttive e poi sensibilizziamo i cittadini con campagne pubblicitarie e abbonamenti vantaggiosi ad utilizzare i mezzi pubblici, piu’ facciamo pagare i biglietti e meno pagano e meno utilizzano i servizi pubblici, anche nei parcheggi urgente abassare il costo orario e’ una vergogna PRINCIPIO SBAGLIATO E’ INVERSAMENTE PROPORZIONALE PIU’ AUMENTI E MENO INCASSI PIU’ EVASIONE C’E