di Daniele Bovi
Tanti modi di vedere il mondo e un cammino comune, di pace. Per chi crede e per chi no. Lo ha voluto scandire papa Benedetto XVI ad Assisi a 25 anni dal primo incontro interreligioso voluto da Giovanni Paolo II. Benedetto XVI parte da un mea culpa per gli errori del passato e poi apre le porte al dialogo.
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L’arrivo e l’incontro Il popolo della pace si raduna alla spicciolata alle prime ore di un giovedì mattina umido sovrastato da un cielo di piombo. Un timidissimo raggio di sole illumina prima delle 8 la parte alta di Assisi e squarcia le nubi, quasi ad anticipare uno dei passaggi centrali del discorso di Benedetto XVI di fronte ai capi delle religioni del mondo. Accanto a shintoisti, hindu, buddisti, ortodossi, seguaci delle religioni indigene d’Africa, per la prima volta ci sono anche gli agnostici. Intellettuali di primo piano come la professoressa Julia Kristeva, Remo Bodei, l’economista Walter Maier e Guillermo Hurtado. All’interno della basilica il professor Ratzinger scandisce bene le parole e fa capire che è lo stesso cammino di ricerca ad incarnare la voglia di squarciare le nubi delle certezze, quelle degli atei come quelle dei credenti prigionieri talvolta di una «immagine ridotta o anche travisata di Dio». A loro, a questi agnostici «in ricerca» è dedicato quindi uno dei punti chiave delle due pagine lette da papa Benedetto XVI.
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Atei e agnostici «Noi umanisti laici in dialogo con i credenti – ha detto poi Hurtado nel pomeriggio di giovedì di fronte alla basilica di Assisi – dobbiamo dedicare ogni sforzo affinché credenti e non credenti vivano, nella fiducia reciproca, la ricerca comune della verità, della giustizia e della pace». Nella solennità della basilica di Santa Maria degli Angeli giunge poi l’eco delle parole di Giovanni Paolo II: «Quel suo “Non abbiate paura!” – dice la Kristeva – è indirizzato non solo unicamente ai credenti». Quell’appello «ci spinge – dice ancora – ad osare l’umanesimo nel costruire delle complicità tra l’umanesimo cristiano e quello che, scaturito dal Rinascimento e dall’Illuminismo, ha l’ambizione di aprire le strade rischiose della libertà». Una riflessione, quella della Kristeva, che potrebbe diventare lo snodo centrale di quest’appuntamento nella terra di Francesco. Nulla va dato per scontato: «L’umanesimo – ha detto ancora la Kristeva – è un processo di rifondazione permanente».
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Il popolo della pace Fuori, il popolo della pace ascolta e guarda dai due maxischermi allestiti sul sagrato di Santa Maria degli Angeli. Tra la folla, non certo oceanica, c’è fra Carlo, k-way blu elettrico su saio marrone, partito con tre suoi confratelli da Marcianise alle 5 di mattina: «Oggi – dice – è una giornata importante per dimostrare che le religioni sono uno strumento di costruzione del bene per tutta l’umanità». Umanità che ha il volto dei bambini che scandiscono «Be-ne-det-to, Be-ne-det-to», di quelli sulle sedie a rotelle, delle suorine africane e di padre Francis Kaviyl che, con il suo inglese perfetto, spiega di essere nato in India: «Poi – dice – sono andato a Bonn, in Germania, dove ora vivo e dove mi occupo del dialogo tra religioni. Oggi sono qui per capire le prospettive future». Sacra Bibbia in mano e volto in estasi tra la folla c’è anche Laurie, volto cinese e madre francese partita appositamente da Parigi: «Non volevo mancare».
Arriva il sole Conclusi gli interventi, come noto da molte settimane, per non alimentare polemiche il rigido protocollo non prevede momenti di preghiera collettiva. Ognuno, dopo il «frugale» pranzo delle 13 a base di riso con verdure, insalata, frutta e succhi di frutta a volontà, si ritira nella sua stanza per meditare o pregare. Poi, intorno, alle 15.30, tutte le religioni del pianeta salgono sui pulmini e si arrampicano fino al sagrato della basilica di Assisi. Il cielo grigio ha lasciato spazio a un sole più deciso e anche la folla, numerosa e arrampicata in ogni angolo della piazza, aspetta i leader che sfilano lentamente tra due ali di folla. Sul palco tutti prendono posto, ascoltano i canti dei ragazzi, molti dei quali giunti alla spicciolata nel corso di un breve pellegrinaggio partito da Santa Maria degli Angeli. Papa Benedetto, così come tutti gli altri leader, stringe una lampada accesa che sta lì a voler ricordare quella vicino alla tomba del Poverello.
L’impegno Nel corso della breve cerimonia sono molti gli «impegni» che i leader prendono: da quello di «educare le persone al rispetto» alla «promozione del dialogo», dal «non rassegnarsi alla violenza» allo «stare dalla parte di chi soffre» fino al «mai più guerra, violenza e terrorismo» scandito con particolare forza nell’intervento conclusivo da papa Benedetto. L’ultima tappa, prima che i «pellegrini» radunati da Ratzinger lasciassero Assisi per portare il messaggio di pace in ogni angolo del mondo, è la tomba del Poverello. Pochi minuti passati in silenzio da papa Ratzinger prima di ripartire verso Roma.



