Il primo dicembre Giornata mondiale contro l'Aids

Sono 48, quattro in più rispetto al 2013, i casi di Aids diagnosticati in Umbria nel 2014. A renderlo noto è Federfarma Umbria che ha aderito alla Giornata mondiale per la lotta all’Aids che si svolge lunedì. Il 63% dei nuovi casi, spiega Federfarma, riguarda italiani, mentre i maschi sono in totale l’83%. Dal 1999 a oggi, i casi accertati di Aids nella clinica di malattie infettive di Perugia sono stati 520, mentre una stima dei casi di infezione da Hiv arriva a 700 unità. La ripartizione per sesso sia della malattia, sia dell’infezione fa emergere un 67% tra i maschi di età compresa tra i 36 e i 45 anni, e un 33% di donne di età compresa tra i 26 e i 35 anni.

La Giornata Per tutta la giornata di lunedì i farmacisti indosseranno un fiocchetto rosso e a chi entrerà in farmacia consegneranno un preservativo gratuito quale simbolo di un corretto comportamento sessuale in caso di rapporti occasionali. Per tutta la giornata poi saranno distribuiti i volantini informativi, realizzati dall’Anlaids Umbria, sull’importanza di una diagnosi precoce. La malattia secondo l’Oms può essere sconfitta entro il 2030 a patto che entro il 2020 si arrivi a diagnosticare il 90% dei sieropositivi, ad avviarne alla cura il 90% e a sopprimere il virus nel 90% dei pazienti. «Abbiamo superato il picco nella lotta all’Aids a livello globale – ha confermato il direttore della Ong One per la politica sanitaria, Erin Hohlfelder -, ma non tutti i Paesi ci sono arrivati e i progressi possono ancora bloccarsi o regredire». E sono proprio le Ong a lanciare l’allarme circa la mancanza di fondi adeguati per combattere la malattia.

Il convegno Secondo gli esperti dell’istituto Spallanzani di Roma, che lunedì ha dedicato all’Aids un convegno, in Italia i casi diagnosticati ogni anno oscillano tra i 3.500 e i 4.000, un dato sostanzialmente stabile che porta il numero di sieropositivi a quota 140 mila. Nel 2012 invece all’Italia è toccato il primato di Paese più colpito d’Occidente con 1.700 morti. Centomila sono invece i sieropositivi in cura mentre, stando alle stime, in 20 mila non sanno di aver contratto il virus. Gli esperti nel corso del convegno hanno parlato di uno «zoccolo duro» di nuovi casi impossibile da abbassare senza interventi mirati su quelle che vengono considerate le «popolazioni chiave», come le prostitute, i tossicodipendenti e gli omosessuali, che costituiscono la percentuale maggiore di nuovi pazienti. Il direttore scientifico dell’Istituto Giuseppe Ippolito ha parlato, per quanto riguarda l’Italia, di una situazione migliore rispetto a quella di altri Paesi dato che «qui c’è l’accesso totale ai farmaci».

L’Italia Ippolito ha poi chiesto maggiori investimenti per raggiungere categorie a rischio come i tossicodipendenti e soprattutto gli omosessuali, che rappresentano la maggioranza delle nuove diagnosi». Altra necessità emersa nel corso del convegno quella relativa a un migliore e maggiore accesso ai test rapidi, anche al di fuori delle strutture sanitarie. «I medici di base – ha detto Enrico Girardi, direttore di Epidemiologia dell’Istituto – devono cambiare atteggiamento. Prescrivere il test deve essere normale come si fa ad esempio per l’epatite». Da Firenze invece Luisa Galli, responsabile del Centro di riferimento regionale per la prevenzione e cura dei bambini affetti da Aids dell’ospedale pediatrico Meyer, ha messo l’accentro sul fatto che in Italia «stiamo assistendo ad un incremento di nuove infezioni nei bambini».

I bambini In tutto sono oltre 700 i bambini e gli adolescenti colpiti e in particolare, spiega Galli, «il tasso di trasmissione nei nati da donne immigrate Hiv positive è oltre tre volte quello delle donne italiane Hiv positive». Questo perché «in Italia le donne immigrate Hiv positive, il 67% delle quali arriva dall’Africa sub-sahariana, hanno ancora difficoltà ad accedere al test, alle terapie antiretrovirali in gravidanza e hanno più raramente un buon controllo dell’infezione al parto e meno accesso al parto cesareo elettivo quando necessario».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.