di Maria Sole Giardini

In Umbria nel 2021 ci sono state 729 interruzioni volontarie di gravidanza. Dal 2020, anno della prima indagine, è diminuita la percentuale di medici obiettori di coscienza negli ospedali. Su questo campo Terni ha numeri superiori a quelli di Perugia con il 71% di obiettori contro il 63%. È rimasto un solo ospedale con il 100% di obiettori ed è Castiglione del Lago. In molti ospedali le percentuali rimangono comunque sopra il 60% e da quanto si apprende i medici ginecologi hanno accesso a una sola ora di lezione sulla legge 194 in due anni di corso; lunghi i tempi di attesa per le donne che decidono di affrontare questo difficile percorso: alcune donne hanno aspettato anche oltre 28 giorni. A fare un quadro generale sull’argomento in Umbria ci ha pensato la giornalista Sonia Montegiove, intervenuta alla presentazione del suo libro, scritto in collaborazione con la bioeticista Chiara Lalli ed edito Fandango, ‘Mai Dati, dati aperti sulla 194’. «La situazione non è rosea – ha dichiarato Sonia a Umbria24 –  non ci sono regioni in Italia dove tutto fila correttamente, ma ci sono singole strutture che funzionano meglio e altre peggio. È per questo che servono dati aperti e chiari sulla 194». I dati del 2021 dell’Umbria sono solo una anteprima, ulteriori informazioni e la situazione Italiana complessiva sarà svelata al prossimo congresso dell’associazione Luca Coscioni in programma a Modena dal 14 al 16 ottobre.

Mai Dati L’interruzione volontaria di gravidanza è un tema controverso e quanto mai attuale. La nota influencer Chiara Ferragni aveva denunciato sui suoi canali social come, nelle Marche, fosse «quasi impossibile abortire». Ma com’è la situazione in Umbria? Montegiove lo ha raccontato a Terni, alla ‘Casa delle donne’. La giornalista ha condotto una inchiesta insieme all’associazione Luca Coscioni, che portò alla luce dati allarmanti sulla 194 e in particolare sulla obiezione di coscienza negli ospedali. In Italia, non c’era una vera e propria trasparenza sui dati delle strutture che eseguono interruzioni volontarie di gravidanza, e i cittadini, ma soprattutto le cittadine, rischiavano di essere rimbalzate da una struttura all’altra senza comprenderne le motivazioni. Le due donne, allora, per condurre questo studio, ora pubblicato in un libro dal titolo ‘Mai Dati’, avevano inviato pec a tutte le strutture ospedaliere italiane per avere queste informazioni ritenute essenziali. «Dati che in teoria dovrebbero essere aperti  – sottolinea Montegiove – e che, il ministero della salute stesso, dovrebbe pubblicare ogni anno per trasparenza». Nel 2020, per quanto riguarda l’Umbria, si scoprì che in ben tre strutture lavoravano il 100% di medici obiettori. L’ospedale di Terni invece non aveva mai risposto e non si è potuta stabilire la percentuale di obiettori nel nosocomio quando era alla guida, l’ormai ex direttore, Pasquale Chiarelli. Ma i dati raccolti si riferivano all’anno 2020, cosa è cambiato nel 2021?

I dati nel 2021 «I dati del 2021 li abbiamo chiesti direttamente alle regioni» ha dichiarato Sonia Montegiove. «In Umbria ad oggi è rimasto un solo 100% di medici obiettori in strutture dove si pratica Ivg ed è Castiglione del lago. Secondo la Regione lì c’è un solo medico ed è obiettore. Per gli altri punti dove è prevista una interruzione di gravidanza i dati sono migliori ma non buonissimi. Si parla di un 83% di medici obiettori a Foligno, nel 2020 era all’88%. Spoleto è all’80%, invariato rispetto al dato precedente. L’ospedale di Terni ha un 71% di medici obiettori mentre prima il dato non era conosciuto. L’ospedale di Branca, che aveva il primato nel 2020 di avere il 100% di medici e anestesisti obiettori, adesso è sceso ad un 70%. Assisi rimane invariato ad un 67% . Perugia ha il 63% di obiettori mentre prima era il 76%. Città di Castello è sceso al 60% da un 75%. Il caso di Umbertide invece fa sorridere: è un centro Ivg ma ci lavorano zero medici ginecologi».  «Abbiamo immaginato – sostiene Montegiove –  che ci sia stato una smistamento per evitare percentuali troppo alte di obiettori o un cambio generazionale che ha portato a un miglioramento della situazione».

Tempi di attesa e formazione Ma all’attenzione di chi difende la 194 non ci sono solo le percentuali di medici obiettori. Sempre all’evento, sono venuti fuori altri dati allarmanti. La ginecologa Marina Toschi della rete ‘Ru2020’, in particolare, ha sottolineato come ai medici venga «fatta pochissima formazione su come poter praticare Ivg». Un dato confermato anche dalla giornalista Montegiove che ha intervistato le università  per sapere quante ore di formazione dedicassero alla 194 e la risposta è stata ‘da una a dieci ore massimo, in due anni di formazione’. «Quindi un ginecologo che pratica Ivg deve per forza impararlo da solo o all’estero» ha rimarcato Toschi «e se non gli conviene farlo, nemmeno economicamente, è più facile voltarsi dall’altra parte». Altro dato che mette a rischio una interruzione di gravidanza volontaria sono i tempi di attesa. Nel percorso ci sono precise date da rispettare, oltre alle quali non si può più praticare un Ivg, almeno in Italia, e probabilmente, chi è contrario a questa pratica, utilizza anche questo escamotage per rendere inapplicabile la volontà di una donna che chiede un servizio che dovrebbe esserle assicurato. A riportare il dato sempre Sonia Montegiove: «In Umbria nel 2021 hanno abortito volontariamente 729 donne. Di queste il 25% ha aspettato, prima di essere sottoposta all’intervento, meno di 8 giorni. Il 45% tra gli 8 e i 14 giorni. Il 17% tra i 15 e i 21 giorni. Ma c’è anche chi ha aspettato più di 28 giorni. Una cifra inaccettabile per un percorso tanto delicato quanto urgente».