di Daniele Bovi
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«Nulla di nuovo sotto il sole, ma siamo fiduciosi». Non nasconde l’irritazione e l’amarezza il presidente di Sase Mario Fagotti. Il numero uno della società che gestisce l’aeroporto di Perugia infatti non ha per nulla gradito la decisione, da parte del governo, di escludere l’aeroporto San Francesco da quelli di interesse nazionale. Un provvedimento condiviso né nel merito né nella tempistica. Di certo ora Fagotti si attende un forte impegno delle istituzioni, in primis della presidente Catiuscia Marini con la quale si è già confrontato: «Ora – dice Fagotti – ci aspettiamo che la presidente Catiuscia Marini batta i pugni sul tavolo in sede di Conferenza Stato-Regioni».
L’ESCLUSIONE DELLO SCALO DA PARTE DEL GOVERNO
Perché? «Lo scalo – dice ancora – rientra pienamente nelle linee guida elencate nell’atto d’indirizzo del Piano di sviluppo aeroportuale reso noto oggi: dalla salvaguardia degli investimenti, al criterio di uno scalo per ogni regione quando invece altre diverse dall’Umbria ne conservano due o tre. Allora perché non è stato inserito tra gli scali di interesse nazionale, come invece altri aeroporti di minore rilevanza per tanti aspetti?». Di nomi Fagotti non ne fa ma di certo scorrendo gli elenchi qualche dubbio sui criteri usati viene: «Il piano preparato da Enac non era così, lì dentro Perugia c’era. Perché ora non c’è più?». Domande probabilmente destinate a rimanere senza risposta in attesa di capire cosa cambia ora, concretamente, per lo scalo perugino.
Cambia poco «In realtà – dice Fagotti – per noi cambia poco o nulla in termini di investimenti, visto che negli ultimi anni abbiamo rilanciato la struttura investendo 60 milioni di euro, 30 di provenienza statale e 30 regionale. Le difficoltà potrebbero sorgere per quanto riguarda la gestione perché dovremmo fare fronte a varie spese, come quella per l’Enac o per i vigili del fuoco». La possibilità infatti, spiega il presidente di Sase, è che tutti i costi, difficili da quantificare in questo momento e relativi a polizia, dogana, controllori, vigili del fuoco e nel complesso di tutta la macchina statale verranno accollati agli aeroporti.
I dubbi In merito alla tempistica Fagotti fa notare come questo sia un provvedimento «neanche discusso in consiglio dei ministri e approvato, a un mese dalle elezioni, da un governo dimissionario che probabilmente non sarà al comando per i prossimi cinque anni. Si è aspettato 26 anni, perché vararlo ora?». La tempistica però, dall’altra parte, potrebbe ora dare una mano allo scalo perugino. Secondo il presidente infatti da qui al decreto del presidente della Repubblica, ultimo atto preceduto dall’intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, passeranno almeno tre anni. Decisivo, ovviamente, sarà il passaggio in Conferenza ma Fagotti è fiducioso: «I numeri ci danno ragione e vedremo fra tre anni. E sul pareggio di bilancio, che comunque è in ordine, stiamo facendo valutare il danno provocatoci dal fatto che il ministero dell’Economia non ci ha ancora rilasciato la concessione ventennale. Attirare i privati va bene ma come facciamo senza concessione ventennale?».
Marini: irricevibile Dalla sua la presidente Marini sembra puntare tutto sul prossimo governo. Bollato il piano di Passera come «irricevibile» e varato da un «governo scaduto», la presidente sostiene di non capire «i criteri tecnici né gli elementi che hanno portato a tali scelte. La Marini ricorda poi i dodici milioni di euro investiti dalla Regione per l’allestimento dello scalo, completato poi «con i fondi per i 150 anni dell’Unità d’Italia e quindi non gravando su fondi statali dedicati ad interventi sulle infrastrutture». D’altra parte il San Francesco «in questi anni sostenuto esclusivamente dal territorio» senza l’apporto «di risorse statali» e senza quella «concessione ventennale che avrebbe potuto assicurare la ricerca di partner privati».
Nessuna intesa La presidente poi, come Fagotti, critica la tempistica e promette che «nessuna intesa come Regione Umbria darà» a «questo documento» e punta tutto sul prossimo governo con la speranza che sia a guida Pd: «Per quanto mi riguarda – conclude -, non c’è nessuna condizione perché questa ipotesi di piano possa essere discussa con l’attuale governo, peraltro a fine mandato. Penso invece che il confronto dovrà avvenire con il futuro governo. Motivo per il quale chiederò alla Conferenza dei Presidenti delle Regioni di dichiarare irricevibile questa proposta».

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