Il tavolo dei relatori

di Barbara Maccari

L’ospite più atteso non c’era, il ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, è infatti rimasto bloccato a Roma in un consiglio dei ministri interminabile. Ma il convegno «Il futuro della tabacchicoltura italiana» che si è tenuto al Centro Servizi di Cerbara, è stato comunque un gran successo: pubblico accorso in massa da tutta la penisola con ben sei pullman, oltre mille presenze. Un successo che testimonia la grande attenzione che c’è per il tabacco e per le sue problematiche.

Regione a lavoro A fare gli onori di casa il sindaco tifernate Luciano Bacchetta che ha portato il saluto dell’amministrazione comunale e ha ricordato l’importanza del settore per l’Altotevere. Un primo focus sulla tematica l’ha fatto l’assessore Fernanda Cecchini: «Un argomento specifico è quello col Governo, dobbiamo proseguire il lavoro di stipula dei contratti con le multinazionali per l’acquisto del tabacco. L’altro riguarda le associazioni, è importante parlare con una sola voce per ottenere dei risultati e il passaggio da 7 a 2 è molto importante in questa ottica. La Regione Umbria per impedire l’abbandono delle produzioni di tabacco ha messo in campo tutte le iniziative a sua disposizione. Nell’ambito del nostro Psr abbiamo predisposto diversi bandi per consentire l’ammodernamento delle aziende agricole. E sono state oltre 1.500 quelle che hanno presentato domanda per effettuare interventi di innovazione. Questi bandi sono stati finanziati dalla Regione per un importo di 110 milioni di euro che hanno consentito interventi per complessivi 300 milioni di investimenti. Questo lavoro ci ha permesso di aiutare moltissime imprese a recuperare parzialmente la redditività delle produzioni e di poter guardare al futuro con un pò di fiducia. Ora non possiamo assolutamente consentire che tutto ciò venga vanificato. Il nostro obiettivo è e resta quello di essere una terra dove la produzione di tabacco deve continuare a vivere».

Il pubblico

Strada in salita Come detto il ministro Catania non era presente, al suo posto è intervenuto Riccardo Deserti, capo della segreteria tecnica del ministero: «In questi pochi mesi dal suo insediamento il ministro ha già messo in campo azioni concrete. Alla fine di questo mese si concluderanno gli incontri con tutte le manifatture per avere un quadro completo della situazione. Due anni fa la situazione era sicuramente più incerta e non si vedeva un futuro per questo settore, ora le cose vanno un po’ meglio e c’è la possibilità di salvaguardare lo zoccolo duro delle imprese. Certo, la strada da fare è sicuramente in salita. Importanti novità sono arrivati con le liberalizzazioni e l’articolo 62 che ha introdotto la formula dei contratti scritti e i tempi certi nei pagamenti. Questa è una vera e propria ‘pistola’ in mano agli agricoltori, che avranno così altri strumenti a loro disposizione. In sintesi per il ministero ha ancora senso investire sul tabacco».

Ammodernare le produzioni La parola è passata poi alla presidente della regione Umbria, Catiuscia Marini: «Non è possibile abbandonare le nostre produzioni di tabacco per consentire una pur giusta lotta al tabagismo ed al tempo stesso permettere che si importi tabacco da paesi extraeuropei che nemmeno offrono quelle garanzie di qualità necessarie, appunto, alla difesa della salute delle persone. In questi anni tutti i soggetti che compongono la filiera tabacchicola umbra e nazionale hanno realizzato molti interventi tesi a ristrutturare, ammodernare e rendere le produzioni di tabacco più in linea con le direttive dell’Unione europea in questa materia, dimostrando senso di responsabilità e coerenza. Ora attendiamo altrettanta coerenza in sede europea affinché non prevalga un approccio esclusivamente ideologico alla lotta al tabagismo, a danno di intere economie di diversi paesi europei. E a danno, sopratutto, della nostra economia».

Tabacco va tutelato A tirare le somme finali del convegno Paolo De Castro, presidente della commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo: «Il tabacco è una straordinaria realtà socio-economica e dobbiamo tutelarla, dobbiamo altresì evitare gli errori del passato e dobbiamo riportare al centro della riforma l’impresa. Agli agricoltori servono gli strumenti giusti per poter continuare a produrre e noi dobbiamo darglieli. Sulla battaglia per la Pac c’è un tema che però non è stato ancora ben affrontato, ovvero quale sarà il criterio scelto dall’Italia per la redistribuzione degli aiuti del I pilastro. Occorreranno delle riflessioni serie sul tema degli aiuti. Abbiamo finalmente un Ministro competente, cerchiamo di sfruttarlo e cerchiamo di trovare soluzioni comuni a questi problemi. Quella sulla Pac dovrà essere una battaglia nazionale da portare avanti con le regioni»

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