Una delle opere di Bicini in mostra

Dopo il successo dello spettacolo teatrale sull’arte e la vita di Stefano Bicini e la prima mostra di opere del pittore perugino, proseguono ora a Perugia le iniziative dedicate all’artista affermatosi a New York negli anni ‘80 e ‘90 come originale voce dell’espressionismo astratto. L’ultimo appuntamento in programma è a Palazzo della Penna (luogo dove Bicini già esibì una sua personale nel 1996) con la seconda mostra, visitabile dal 17 al 25 novembre ad ingresso gratuito, con le opere più grandi (vernissage sabato 17 alle 17.30 con esibizione musicale e teatrale).

Organizzatori Ad un uomo di caratura personale e artistica elevatissima, protagonista di un’esistenza tormentata da un destino che non volle mai riconoscergli il diritto alla felicità, la Galleria d’arte Imago, le Associazioni Argo, Moon in june, l’omonima ‘Stefano Bicini’ e la cooperativa Munus, con il patrocinio del Comune di Perugia, hanno voluto rendere omaggio per tutto il mese di novembre 2018. Un omaggio, che durante i primi appuntamenti ha coinvolto la cittadinanza, curiosa di (ri)conoscere l’arte pittorica di Stefano Bicini, scomparso il 28 ottobre 2003, celebrato quindi con due mostre e uno spettacolo teatrale.

Omaggio al pittore “Interno uomo 1957-2003”, questo il titolo dell’iniziativa, è un grande evento collettivo che rende onore ad un perugino che non ha mai abbandonato la sua vocazione, che neanche nei momenti più oscuri non ha mai rinunciato alla più nobile delle attività umane. Un linguaggio, quello di Stefano Bicini, che conduce ogni spettatore ad un silenzio fatto di contemplazione attiva, ispiratore di profonde domande, di riflessioni su un mondo interiore troppo spesso represso e trascurato, come solo la grande arte è in grado di fare.

Vernissage Palazzo Penna Il 17 novembre sarà la volta del Museo civico di Palazzo della Penna (Via Podiani 11), che alle 17.30 inaugurerà una seconda mostra dedicata ai capolavori di maggiori dimensioni del Maestro grazie alla collaborazione dell’assessorato alla cultura del Comune di Perugia e Munus – Arts & Culture. Accompagneranno il vernissage, con presentazione a cura di Francesca Fortunati, performances musicali e teatrali a cura di Imago Galleria d’Arte, Moon in june e Associazione Culturale Argo.

Iniziative Il 2 novembre scorso, la Galleria d’arte Imago ha aperto la scena con una prima mostra (visitabile ancora fino al 30 novembre) dove si possono apprezzare le opere dell’artista nel piccolo gioiello di galleria situato in Corso Cavour 19. Alle 21 dello stesso giorno, in un Cinema Zenith di Perugia sold out è andato in scena l’applauditissimo spettacolo teatrale scritto da Pierluigi Brunori (scrittore, amico intimo di Stefano e co-fondatore dell’Associazione a suo nome) con la regia di Samuele Chiovoloni, curato dalle Associazioni culturali Argo e ‘Stefano Bicini’. Bicini è stato interpretato da Francesco Bolo Rossini. Nel cast dello spettacolo anche Elisa Menchicchi, Mascia Esposito e Luca Tironzelli.

Mostra Francesca Fortunati spiega così le opere in esposizione: “Stefano Bicini (1957-2003) dedica alla più nobile delle attività manuali dell’uomo tutta la sua vita, in termini di energie, di obiettivi, di significato. È proprio nella dimensione fisica del creare che la sua arte trova la propria linfa, una concretezza, un connotato artigianale che non solo non opprime mai i risultati, ma riesce quasi a non trasparire. Nella forza del gesto e del colore si immerge fin dagli esordi: vive le sue prime esperienze nella New York degli anni Ottanta, e sulla scia dei maestri del gestuale, dell’action painting trova il coraggio e il sostegno per nutrire la sua scintilla. Al principio degli anni Novanta la Grande Mela gli tributa l’importante riconoscimento di due residenze artistiche, presso la Edward Albee e presso la Pollock Krasner Foundation, e questo incentiva la sua attività espositiva, assicurandogli un crescente successo. Stefano si dedica incessantemente alla propria ricerca, perfeziona la poetica della giovinezza arrivando ad un linguaggio di convinta maturità, che smussa gli angoli dell’originaria tempra gestuale con un’esigenza di delicatezza, attraverso la passione per l’arte orientale e giapponese in particolare si avvicina a colori meno puri, atmosfere più diluite, sinuosità meno cosmiche e più quotidiane. Avere il privilegio di fruire le opere del nostro artista ci conduce ad un silenzio fatto di contemplazione attiva, ispiratore di profonde domande, di riflessioni su un mondo interiore troppo spesso represso e trascurato, come solo la grande arte è in grado di fare”.

Stefano Bicini Partito dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Perugia, Stefano Bicini ebbe modo di esprimersi nel vorticoso panorama dell’arte americana, conoscendo artisti di fama internazionale come Louise Nevelson, Jasper Johns, Joseph Kosuth e molti altri. In 17 anni di permanenza americana Stefano continuò ad oscillare tra l’affermazione definitiva e la condizione di artista precario, producendo ininterrottamente opere di grande valore e ottenendo anche importanti riconoscimenti come il premio della Fondazione Albee nel 1990 e il premio della Fondazione Pollock-Krasner nel 1992. Costretto a tornare in Italia nel 1997 nel pieno della sua carriera e del suo successo da un male fulminante, un ictus che rese inefficiente la parte destra del suo corpo, Bicini attraversò una degenza faticosa e scoraggiante. La sua seconda fase artistica (caratterizzata dall’uso della mano sinistra e una rettifica stilistica, dal dripping e dall’action painting a una pittura più intima e riflessiva) è stata seguita poi dal suo sfortunato decesso, causato da complicazioni legate all’HIV, alla vigilia di una esposizione viennese che avrebbe significato un nuovo rilancio in termini di mercato ed opportunità.

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