di Massimo Colonna

«Dichiaro sciolta la seduta». Sono le 16.05 quando il presidente del consiglio Francesco Ferranti stoppa il consiglio comunale che avrebbe dovuto portare all’elezione dei vertici delle commissioni consiliari. Nulla di fatto, visto che la stessa maggioranza prima della seduta consegna un documento allo stesso Ferranti in cui annuncia di non partecipare ai lavori proprio perché manca l’accordo sui nomi. Venerdì nuova seduta, anche perché così nel frattempo la maggioranza avrà anche modo di ragionare alla questione della presunta incompatibilità, con una istruttoria che è stata ufficialmente aperta dalla segreteria comunale.

Il mancato voto La seduta del consiglio dunque è andata a vuoto per mancanza del numero legale. Sia nella prima che nella seconda chiamata infatti non erano presenti sufficienti consiglieri (assenti quelli di maggioranza) per poter dare il via ai lavori. E prima dell’inizio ecco il documento firmato da tutti i gruppi di maggioranza: «Non parteciperemo alla seduta del consiglio comunale in quanto non ancora nelle condizioni di deliberare sull’ordine del giorno, nelle more del confronto di maggioranza sulla presidenza delle commissioni consiliari permanenti». Dunque non c’è accordo sui nomi, altre 24 ore per pensarci visto che il consiglio torna venerdì.

L’opposizione Attacca l’opposizione, con una nota firmata da Paolo Angeletti (TI), Luca Simonetti (M5S), Francesco Filipponi (Pd) e Alessandro Gentiletti (SC). «Il comportamento della maggioranza che prima ha disertato la conferenza dei presidenti di gruppo e poi l’aula facendo mancare il numero legale dimostra ancora una volta che per loro prima degli interessi della città vengono le poltrone. Sulle ragioni che hanno indotto i gruppi di maggioranza a questa scelta – proseguono le opposizioni – oltre a quelle da loro stessi dichiarate riguardanti le presidenze delle commissioni, assumono rilievo anche quelle relative alla verifica delle incompatibilità di alcuni consiglieri eletti, questione piuttosto delicata che si riferisce a debiti, maturati dai consiglieri stessi e non onorati, nei confronti del Comune in dissesto. Si tratta di una vicenda che chiederemo venga affrontata con la massima attenzione e trasparenza».

Incompatibilità E nella mattinata di giovedì gli uffici della segreteria generale del Comune hanno ufficialmente aperto una istruttoria interna per fare il punto sulla questione della presunta incompatibilità per alcuni consiglieri ed esponenti della giunta. Questione sollevata dal consigliere del Partito democratico Valdimiro Orsini. In sostanza una decina di consiglieri (sarebbero nove della maggioranza e uno dell’opposizione, una donna) avrebbero dichiarato, al momento della presentazione dei documenti necessari per l’iter di entrare a Palazzo Spada, di non avere pendenze con il Comune o con le partecipate. A quanto pare le pendenze ci sarebbero eccome. Ecco che il Comune ha aperto una istruttoria per fare piena luce. Al termine del procedimento, come recita l’articolo 8 del Tuel al comma 3, i diretti interessati avranno a disposizione un lasso di tempo di dieci giorni per sanare il debito, e per far decadere a quel punto l’incompatibilità. Diverso invece il discorso dell’aver dichiarato il falso su un atto pubblico: questo comporterebbe un illecito penale di cui eventualmente si occuperanno i magistrati.

@tulhaidetto  

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