di Massimo Colonna
Due ore di udienza in cui è stato ricostruito il contesto amministrativo e politico in cui le ultime giunte hanno formalizzato i bandi pubblici poi finiti oggetto di contestazione da parte della procura. L’avvocato Attilio Biancifiori, che difende la posizione dell’ex sindaco Leopoldo Di Girolamo, ha esposto quella che può essere considerata una linea comune per tutti i politici coinvolti nel primo filone dell’Operazione Spada, che riguarda 25 indagati per gli appalti su verde pubblico, Cascata delle Marmore e servizi cimiteriali con l’ipotesi d’accusa di turbata libertà degli incanti.
Videointervista: parla l’avvocato Biancifiori
La discussione Martedì mattina nell’aula numero 318 del tribunale di Terni è andata in scena la seconda udienza della fase preliminare, davanti al gup Natalia Giubilei. Dopo l’esposizione da parte del pm Raffaele Iannella nella prima udienza, ora la parola è passata alle difese, in particolare agli avvocati Massimo Proietti, Francesco Donzelli e Biancifiori. Nel prossimo appuntamento, quello dell’8 giugno (con ulteriore udienza fissata al 29 giugno) esporranno la posizione dei propri assistiti anche gli altri legali difensori, tra cui Roberto Spoldi, che difende anche l’ex assessore Stefano Bucari, e Nicola Pepe, legale dell’ex vicesindaco Francesca Malafoglia.
La linea della giunta Ad esporre la linea difensiva dunque l’avvocato Biancifiori. «Abbiamo presentato un inquadramento generale – ha spiegato al termine dell’udienza – soprattutto per alcuni aspetti tecnici ma anche per dare un senso all’operato della giunta, che ha svolto una attività di natura politica e amministrativa che ha una ragione d’essere in quell’ambito. Non ci sono però responsabilità di natura penale, legate alle ipotesi di reato».
Il frazionamento Sul tavolo c’è finita anche la questione del frazionamento degli appalti, uno dei capitoli su cui si è mossa la procura, in particolare per il bando del verde che era stato suddiviso in tre aree di intervento dall’ultimo esecutivo di Palazzo Spada. «Il frazionamento – ha detto Biancifiori – non solo risponde a delle forme procedimentali che sono ammesse, ma non era un frazionamento artificioso, quanto in realtà derivava da una valutazione di tipo oggettivo». «Non c’è dubbio – ha sostenuto a margine dell’udienza il legale Nicola Pepe – che l’amministrazione abbia agito nell’esercizio della propria funzione, operando scelte di politica amministrativa. Abbiamo comunque piena fiducia nella magistratura e nei prossimi passaggi porteremo evidentemente ulteriori elementi utili per la difesa dei nostri assistiti”.
@tulhaidetto
