di Massimo Colonna  

Le tre maggiori sigle sindacali, Confapi, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti e Confindustria: tutti schierati in sala consigliare per dire no al nuovo piano finanziario della giunta, che prevede un aumento di Imu e Tasi. Ad ascoltarli la terza commissione consigliare a poche ore dalla seduta del consiglio che nel pomeriggio voterà proprio la nuova manovra di Palazzo Spada. In sintesi, tutte le parti hanno espresso la propria contrarietà agli aumenti mettendo in evidenza anche la mancata concertazione con le parti. «Arrivati a questo punto – hanno spiegato in diversi – non ci resta altro da fare che prendere atto della situazione. Potevamo essere ascoltati prima».

Confapi «Le piccole imprese sono molto preoccupate – ha spiegato in apertura Carlo Salvati di Confapi – perché la crisi continua ad essere forte nonostante qualche timido segnale di ripresa che però non basta. Siamo preoccupati anche perché ogni giorno escono notizie diverse su questo fronte, quando invece servirebbe massima chiarezza. Non possiamo certo sopportare un nuovo aggravio dei costi, così non si può andare avanti, serve chiarezza. Se passerà questa linea, con gli aumenti annunciati, sarà un tracollo».

Confcommercio Stefano Lupi, presidente di Confcommercio, ha puntato per primo l’attenzione sulla mancata concertazione da parte dell’amministrazione nei confronti delle parti interessate agli aumenti. «Dovevamo essere convocati prima – ha spiegato Lupi – perché in questo modo siamo messi di fronte al fatto compiuto e non possiamo fornire il nostro contributo. Siamo davanti ad un documento ragionieristico, perché manca una visione complessiva. I sacrifici potrebbero anche essere accettati, in generale, ma bisogna capire se dietro c’è un progetto, una visione. E in questo caso mi pare che manchi».

Confartigianato «Mi associo al pensiero di Lupi – ha spiegato Mauro Franceschini di Confartigianato Imprese – perché il passaggio della concertazione è mancato. Condanniamo questa manovra che va ad uccidere una velata ripresa economica della città. In particolare peserà sul mondo dell’edilizia che è un settore già gravemente provato dalla crisi».

Confesercenti «Se non concordiamo una linea comune – ha spiegato Sellati di Confesercenti – e ognuno andrà dritto per la sua strada vedremo il vanificarsi degli sforzi fatti. Noi non ce la sentiamo di dare il nostro benestare a questa manovra, perché definisce un quadro troppo gravoso».

Confindustria «Comprendiamo la necessità di questa operazione – ha spiegato Mauro Meucci di Confindustria – ma non condividiamo le finalità. È chiaro che il dissesto sarebbe una iattura, ma così non va. Per quanto ci riguarda siamo disponibili ad aprire un confronto su questi temi per cercare di trovare soluzioni alternative. Anche perché certe decisioni noi dobbiamo condividerle anche con i nostri organi, e non sarà un percorso così semplice come potrebbe sembrare» .

Uil «La Uil – ha spiegato il segretario provinciale Uil Gino Venturi – ha rinnovato al Comune la richiesta di trovare soluzioni politiche che possano evitare il permanere del contenzioso amministrativo pendente al Tar (sulle farmacie, ndr) presentato da una organizzazione sindacale e che sarebbe essenzialmente la causa, secondo l’amministrazione, della necessità di far ricorso al fondo di rotazione. Invece di soffermarsi in questa fase sulle modalità di distribuzione delle conseguenze negative, è indispensabile porre in atto tutti i comportamenti necessari per evitare alla radice quelle conseguenze e quindi evitare il dissesto ma anche l’utilizzo del fondo di rotazione».

Cgil «Siamo di fronte ad una procedura sbagliata – ha detto Attilio Romanelli, segretario provinciale Cgil – perché con le parti sociali non ci si può limitare a dare informazione di una manovra così pesante. E’ chiaro che è mancata la concertazione e ora siamo di fronte ad una posizione unilaterale che noi non possiamo far altro che commentare e basta».

Cisl e Pd «E’ mancata la fase di ascolto – ha spiegato Moreno De Piccoli della Cisl – per cui si poteva ascoltare di più la parte interessata. Anche noi siamo contrari a questa manovra». Nel pomeriggio poi il consiglio comunale andrà a votare le variazioni del piano di rientro. Sulla vicenda intanto interviene anche Francesco Filipponi, capogruppo del Partito democratico in consiglio comunale. «A questa amministrazione si possono imputare due errori: non aver alienato prima le quote delle farmacie, per tutta una serie di vicende, e non aver insistito sulla Pre Fornero. Ora l’obiettivo è quello di mettere in ordine i conti del Comune, anche perché se saranno messi in sicurezza sarà a vantaggio di tutta la collettività. Dall’incontro di stamattina recepiamo la necessità di continuare una interlocuzione con le parti, ma non si può dire che non abbiamo ascoltato anche perché di proposte alternative non ne sono emerse. Con questa manovra le fasce più deboli della popolazione saranno tutelate mentre si chiede uno sforzo per un periodo limitato e che sarà compensato con la Tari».

Melasecche «Oggi il re è nudo – scrive Enrico Melasecche di I Love Terni in una nota – perché il conclave evocato dalla Uil, cui credo si possa dare risposta con quello che chiamo Piano C, comporterebbe, necessariamente nella massima trasparenza, impegni reciproci fra maggioranza e opposizione, fra sindaco e la città. L’opposizione potrebbe accettare di spalmare i debiti fin qui fatti e nascosti da questa sinistra non come previsto dal Piano A, voluto da Di Girolamo ed dal suo fido assessore Piacenti, dichiarati inaffidabili dalla Corte dei Conti, nè dal Piano B, che uccide l’economia e massacra la ripresa e l’occupazione ma dall’applicazione da condividere di un Piano C, molto più morbido, spalmando il debito creato illegalmente, non nei cinque ma ad esempio nei prossimi dieci o venti anni, assumendo però, conditio sine qua non, il sindaco e tutti i consiglieri di maggioranza l’impegno, scritto ben s’intende, visto che l’onore a Terni di questi tempi è merce rara, di rassegnare le dimissioni irrevocabili lasciando che sia un commissario governativo a gestirlo dopo l’approvazione da parte delle Corte dei Conti».

La replica del sindaco E per replicare a Confindustria il sindaco Leopoldo Di Girolamo ha scritto una lettera al presidente Urbani. «Sono rimasto colpito negativamente dalle argomentazioni usate e dai toni – scrive il sindaco – Siamo pienamente consapevoli che una procedura che comporta un aumento della fiscalità su cespiti immobiliari o produttivi trovi la contrarietà in primo luogo di chi rappresenta queste categorie, ma non è consentito mai far venir meno il rispetto reciproco. Sul fatto che si possa uscire dal pre-dissesto in maniera anticipata, è vero che questo si realizza se attraverso i proventi da alienazioni, i maggiori incassi dalle tasse ed i risparmi, si riuscirà a restituire in anticipo il prestito di circa 7 milioni di euro che lo Stato ci concederà attraverso il Fondo di Rotazione. Ma mentre questo è probabile, quello che è assolutamente sicuro, è che con il dissesto l’aumento al massimo delle tasse sarà obbligatorio per 5 anni. Rispetto al debito da compensare, che risulta essere di 14 milioni di euro, le risorse provenienti dall’aumento dell’Imu-Tasi è di poco più di 3 milioni, gli altri 11 proverranno da alienazioni e risparmi. Nella valutazione complessiva della manovra, consideriamo anche i tagli alla Tari che andranno, seppur non totalmente, a compensare gli aumenti previsti».

@tulhaidetto

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