Alcuni mezzi di Gesenu in centro storico (foto F.Troccoli)

di Enzo Beretta

L’ex amministratore delegato di Gesenu, Silvio Gentile, ammette candidamente: «Soltanto con l’avviso di garanzia del 12 ottobre 2015 ho capito che potevano esserci irregolarità penalmente rilevanti nella gestione degli impianti». A marzo il 43enne perugino indagato per associazione a delinquere e violazioni in materia ambientale viene interrogato in Procura. Quattro mesi più tardi il pm Valentina Manuali della Direzione distrettuale antimafia chiede al gip Alberto Avenoso di rinchiudere agli arresti domiciliari il direttore operativo Giuseppe Sassaroli (richiesta accolta) e di interdire l’attività di Gesenu e Tsa (richiesta bocciata). Il nome di Gentile non compare nel frontespizio dell’ordinanza.

La richiesta di archiviazione Dallo studio legale dell’avvocato Elisabetta Gentile è già partita la richiesta di archiviazione: «Non ha commesso alcuna condotta criminosa, attendiamo la conclusione delle indagini ma siamo fiduciosi che all’esito delle stesse sarà chiarita la posizione del mio cliente. D’altronde sin dall’inizio ha rivendicato la correttezza delle proprie azioni».

Nessuna delega in Sicilia «Nel 2012 – è ricostruito nei verbali dell’interrogatorio – la Gesenu ebbe una grave crisi finanziaria e venni incaricato dal sindaco Wladimiro Boccali per una consulenza a titolo gratuito per individuare cause e soluzioni – ha raccontato Gentile agli inquirenti -. Poi, a luglio 2013, su indicazione del Comune di Perugia sono stato nominato ad e ho ottenuto il gradimento dei soci privati. Ero consigliere delegato ma le mie deleghe non comprendevano le attività dell’azienda in Sicilia e in Sardegna, rimaste in capo a Carlo Rosario Noto La Diega».

‘Impianti vetusti’ Gentile spiega di essersi «occupato della ristrutturazione aziendale e finanziaria, comprensiva di ristrutturazione dei poli impiantistici di Perugia che risultavano vetusti». Durante il «mio primo Cda» nel settembre 2013 «Sassaroli presenta una relazionedi nove pagine». E’ un momento caldo, durante l’estate era stata chiusa la discarica di Pietramelina e «bisognava cambiare il modello di gestione dei rifiuti». Secondo quel documento, in ogni modo, «tutti i controlli eseguiti avevano avuto esito regolare senza scostamenti rispetto agli anni precedenti». «Nel 2014 – spiega – è stato approvato un piano aziendale di investimento di 20 milioni, di cui 12 per l’ammodernamento dell’impianto di compostaggio a Pietramelina. Nei vari Cda ogni sei mesi Sassaroli depositava relazioni analitiche, il percolato veniva smaltito in impianti esterni e ciò non mi ha mai creato allarme».

‘Secondo i certificati le norme ambientali erano rispettate’ «Tutte le decisioni in materia ambientale venivano prese da Giuseppe Sassaroli – prosegue Gentile -. All’inizio del 2014 Sassaroli mi ha prospettato che l’inadeguatezza dell’impianto avrebbe potuto comportare problematiche per l’ambiente e inquinamento in genere. Le carenze sono state illustrate a tutti i soci, sindaco compreso, ma tutti i membri del Cda erano rassicurati perché erano state fatte certificazioni aziendali in campo ambientale che garantivano il rispetto delle normative ambientali». Ancora: «Pietramelina riceveva anche rifiuti da fuori Ati2, decisione presa da Sassaroli e mai posta a conoscenza del consiglio di amministrazione».

I guai finanziari dal 2009 Prima dell’insediamento di Gentile e della tentata «terapia salva azienda» – ha raccontato alla guardia di finanza e al Nipaf del Corpo Forestale – la situazione era ben peggiore di quanto emergesse dai documenti ufficiali e di bilancio». Dall’analisi di uno studio professionale emerge uno stato di insolvenza già esistente prima del 2009 a causa della mancata riscossione dei crediti siciliani, ritardi nell’incasso di crediti di società controllate e collegate, inefficienze di gestione degli acquisti di materie prime, costo eccessivo della manodopera. «Il socio pubblico Boccali e quello privato Manlio Cerroni – è stato spiegato – mi hanno chiesto di accertare lo stato effettivo in cui versava l’azienda per procedere a una razionalizzazione societaria, finanziaria e operativa. Dovevo valutare l’esigibilità dei crediti siciliani e non, appostati a bilancio da diversi anni».

I rapporti tra Cerroni e Noto La Diega Nel corso dell’interrogatorio Silvio Gentile racconta di un incontro avvenuto a Palazzo dei Priori, nell’ufficio del sindaco. Siamo a marzo 2013. «Ci fu un’aspra litigata tra l’avvocato Cerroni e Noto La Diega sulla gestione non positiva del gruppo Gesenu. Gli venivano contestati gli investimenti internazionali, sul perché erano stati fatti e sul rendimento degli stessi, nonché sulla gestione sbagliata delle attività siciane che a dire di Cerroni non dovevano essere fatte. Noto La Diega si giustificava che in Sicilia i crediti sarebbero stati pagati e in Egitto il problema era la rivoluzione popolare. Boccali mi disse di essere rimasto allibito per i modi e i toni dell’incontro, prese atto che tra i soci privati c’erano forti contrasti che avevano influito sulla gestione societaria. Quell’incontro ha determinato nel sindaco la volontà di accelerare il ricambio manageriale».

L’incarico a Paola Muraro In seguito all’avviso di garanzia Gentile «ha ritenuto doveroso porre in essere tutti gli accertamenti per verificare il rispetto degli impegni ontrattuali con Ati2, nominando l’avvocato Camillo Carini, il dottor Pietro Pennacchi e la dottoressa Paola Muraro». Una volta «conferito l’incarico ho riscontrato un irrigidimento nei miei confronti da parte della linea operativa. Sassaroli, Roberto Damiano ed Evaristo Spaccia si sentivano giudicati nel loro lavoro».

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