di Chiara Fabrizi
Società spoletina accreditata dal governo afgano per appalti militari e di intelligence. C’è il file intercettato dalla Guardia di finanza al centro del processo che si sta celebrando di fronte il giudice Francesco Salerno per il falso contestato a quattro imputati, accusati di aver predisposto nel maggio 2012 un documento fasullo su carta intestata dell’ambasciata afgana a Roma, con timbro e firma dell’ambasciatore.
Società di Spoleto accreditata dal governo afgano L’indagine è stata curata dagli uomini del Nucleo di polizia valutaria di Roma che hanno scovato il caso mentre ascoltavano le intercettazioni predisposta nell’ambito di un’altra inchiesta, quella della procura di Spoleto sulla Bps. Tra telefonate e mail, gli investigatori delle fiamme gialle hanno fatto emergere la trattativa in corso tra la società spoletina e un contractor, ossia una compagnia militare privata, impegnata in Afghanistan con regolare autorizzazione internazionale ma in scadenza.
Appalti militari e di intelligence Nel rinnovo delle delicatissime licenze si sarebbe inserita la società spoletina che avrebbe tentato di proporsi come intermediario tra il contractor e gli organismi governativi afgani. Dalle indagini compiute sia con intercettazioni telefoniche che informatiche, le fiamme gialle ritengono che gli spoletini si siano attivati per predisporre la lettera di accreditamento, con tanto di carta intestata, timbro e firma dell’ambasciatore afgano in Italia.
Quattro a processo per falso I finanzieri considerano falso il documento, ma non è stato fatto alcun accertamento per verificare l’autenticità della firma o la corrispondenza della grafia, anche per questioni internazionali e di immunità. Nelle indagini, così come ieri in aula, è spuntato anche un militare afgano di stanza in ambasciata che sarà ascoltato in aula a fine maggio, mentre la delicatissima operazione di intermediazione della società spoletina si sarebbe interrotta senza esito.
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