Alfons Gjergji

di Francesca Marruco
Nessuna rinnovazione dibattimentale, almeno per il momento. La Corte d’Assise d’Appello di Perugia ha rigettato la richiesta della difesa di Alsons Gjergji, l’albanese condannato in primo grado all’ergastolo per aver ammazzato Maria Raffaelli e Sergio Scoscia durante una rapina avvenuta nel loro casolare di Cenerente nell’aprile del 2012.

Difesa Gli avvocati Luca Maori e Aldo Poggioni avevano chiesto in particolare che la Corte disponesse una perizia sul navigatore dell’auto del loro assistito e una sul Dna di donna repertato sul martello con cui Sergio Scoscia venne torturato e mai attribuito ad alcuno. Per i legali dell’imputato, quella è la firma dell’assassino e il fatto che nelle motivazioni della sentenza di primo grado venga classificato con Dna per contaminazione non viene ritenuta sufficiente: per la difesa andrebbe infatti, comunque attribuita. Almeno andrebbero sentiti medici legali e poliziotti della polizia scientifica. Ma la difesa tende a ritenere impossibile questa eventuale per via della natura della traccia. C’è infatti una traccia commista in cui è stato isolato il Dna di Sergio Scoscia e uno femminile predominante, che appunto non è stato attribuito.

Il martello L’avvocato degli Scoscia Alessandro Vesi ha provocatoriamente affermato in aula che quel Dna femminile ( che non è dell’anziana deceduta né della prostituta che venne condannata in concoorso con gli altri) potrebbe anche essere di chi quel martello lo ha venduto. Ma la difesa insiste nel dire che quel Dna potrebbe essere sangue dell’assassino, un assassino che, sempre per i legali, potrebbe essere stato salvato dagli altri condannati per lo stesso barbaro crimine, che hanno invece accusato Gjergji. Sicuramente comunque, sostiene la difesa, non è della commessa perché quel martello stava da tempo nel cantiere in cui veniva usato solo ed esclusivamente da uomini.

Perugia A parlare del clima che quell’omicidio e quello avvenuto un mese prima a Ramazzano, in cui in un’altra sanguinosa rapina venne ucciso il bancario Luca Rosi, è stato l’avvocato Luciano Ghirga, parte civile per il comune di Perugia. Che ha deciso di chiedere i danni in entrambi i processi. In primo grado gli venne riconosciuto il risarcimento da 100 mila euro.

Le parole di Gjergji E sempre in primo grado, Gjergji, a differenza degli altri scelse il rito ordinario, lui era stato condananto anche a tre anni di isolamento diurno. In primo grado, in aula aveva parlato dicendo: «Io sono innocente e non c’entro niente con questo omicidio. Mi dispiace per tutti ma non c’entro niente io in questo caso». «Loro accusano me in questa causa per salvare se stessi: sicuramente hanno deciso in Albania di fare questo. Lo hanno progettato insieme lì per accusarmi. Laska ( Ndrek, ndr) in Albania ha picchiato Artan ( Gioka, ndr) dicendo che non doveva dire la verità ma solo dire che ero stato io. Lo ha detto anche in tribunale». Il fatto però è che Ndreck Laska, non solo ha accusato Alfons Gjergji di essere colui che materialmente ha ucciso a martellate l’ex orafo Sergio Scoscia, ma ha anche accusato se stesso di avere aiutato Gjergji a tenere fermo e legare Scoscia.

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Il fatto Sergio Scoscia e la madre Maria Raffaelli morirono la notte fra il 5 e il 6 aprile 2012 durante un tentativo di rapina a Cenerente, frazione di Perugia. Secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile di Perugia, coordinata dal sostituto procuratore Claudio Cicchella, la loro abitazione fu presa di mira da una banda di malviventi albanesi, indirizzati da una giovane prostituta che frequentava la zona, la quale aveva saputo dell’attività di orafo di Scoscia e della presenza in casa sua di una cassaforte con monili in oro. Il commando irruppe in casa da una finestra sorprendendo madre e figlio. Sergio Scoscia morì dopo essere stato colpito in più parti del corpo con un martello, mentre l’anziana madre fu colta da malore dopo che era stata immobilizzata e imbavagliata. Per quel barbaro duplice omicidio soo stati condannati Ndrek Laska e Artan Gjoka all’ergastolo quattro anni e otto mesi di reclusione per la basista Marjana Perdoda e il rinvio a giudizio per Alfons Gjergji.

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