di M.R.
Question time del lunedì, ampio spazio alle interrogazioni dei pentastellati su terreni e falde acquifere ‘poco raccomandabili’, talvolta comunque sfruttati. Dalle risposte fornite dall’assessore Emilio Giacchetti al M5s, emerge l’ammissione di una certa negligenza da parte dei vertici amministrativi comunali del passato, rispetto alle disposizioni regionali sui siti da bonificare ma risulta altresì limitato lo spazio di manovra concesso all’ente di palazzo Spada in questo senso. Tra le varie aree contaminate o potenzialmente tali solo due sono di proprietà pubblica e in ogni caso la legge prevede che a sostenere i costi della bonifica sia il responsabile della contaminazione. Il Comune di Terni, sollecitato proprio dal gruppo consiliare grillino sta mettendo in campo diverse azioni per affrontare il problema in tutte le sue declinazioni.
Giacchetti «I due siti Maratta 1 e Maratta 2 – ha spiegato l’assessore all’ambiente – appartengono al piano regionale di gestione dei rifiuti dal 2009, quando già erano stati inseriti nel piano delle bonifiche per le aree inquinate 4 anni prima, catalogati come ‘privati’ quindi le indagini preliminari sono in primis a carico del responsabile della contaminazione, in seconda battuta possono essere attivate su iniziativa degli interessati, ad esempio il proprietario del terreno. Già nel 2004 erano stati individuati i responsabili dell’inquinamento prodotto in loco e la Regione suggeriva di emanare delle informative che fissassero come elemento prescrittivo, prima di procedere allo sfruttamento agricolo del terreno, il completamento dell’analisi dei rischi. In tutti questi anni – ammette Giacchetti – il Comune non ha ottemperato alle indicazioni regionali ma stiamo oggi provvedendo a farlo contestualmente al censimento di tutti i terreni, con individuazione di tutti i responsabili delle varie contaminazioni».
Thomas De Luca Il consigliere del M5s alla risposta di Giacchetti sui due siti ha replicato: «C’è il granturco su terreni oggetto di continui roghi di rifiuti, facile il paragone con la ‘terra dei fuochi’ e l’inottemperanza del Comune degli anni fa riflettere: la tutela della salute è passata in secondo piano per 11 lunghi anni. Il principio di precauzione viene adottato solo a sprazzi. Positivo il fatto che almeno di recente ci sia da parte dell’amministrazione una presa di coscienza e una presa d’atto delle proprie responsabilità».
Ex discarica Polymer Altro sir (sito di interesse regionale) quello nei pressi del polo chimico, in parte destinato ad attività sportiva, in particolare affidato a una società di tiro a volo. «Un’area – ha detto De Luca – sulla quale il polo chimico ha scaricato rifiuti altamente inquinanti». «L’area è di competenza del Comune di Terni – ha ammesso l’assessore – il quale per questa ragione ha elaborato con Arpa Umbria il piano di accertamenti preliminari e di analisi. Le indagini necessarie sono in corso e sono state affidate alla Geo Umbria service sas, la relazione di sintesi dei risultati ottenuti perverrà all’ente entro la fine dell’anno. Rispetto alle concessioni di carattere sportivo, mi auguro ci sia stato da parte degli uffici competenti il parere favorevole a tale tipo di utilizzo».
Lago ex Cava Sabbione «Altro esempio di area privata come quello di Maratta – dice Giaccheti – ma in questo caso la Regione ha attribuito le cause di contaminazione al conferimento di rifiuti solidi urbani del quale dovrebbe essere però responsabile il Comune di Narni, ipotesi in attesa di conferma da parte degli uffici di palazzo Donini». De Luca però insiste sull’obbligo di emettere ordinanza di interdizione di coltivazione su queste aree.
Lagarello Sull’area di approvvigionamento idropotabile i 5 stelle hanno chiesto lo stato di avanzamento di bonifica e la situazione appare piuttosto complessa e solo parzialmente risolta: «Si tratta – ha spiegato ancora l’assessore – di un’area per la quale nel 2005 uno dei proprietari (tre in tutto) ha fornito comunicazione di potenziale contaminazione, numerose indagini sono state svolte sia dal Comune che dai privati interessati. Diverse sono le destinazioni d’uso dei terreni: per la parte sfruttata a fini industriali, – ha spiegato Giacchetti – è stato presentato l’attestato di rischio e la conferenza dei servizi ha ritenuto non necessaria la bonifica. Per la parte residenziale, i proprietari pur avendo effettuato la caratterizzazione dell’area non hanno mai presentato analisi dei rischi, ulteriori approfondimenti sulle acque di falda a cui attingono pozzi ricadenti sulle proprietà sono stati richiesti dalla Provincia ad Arpa Umbria». Di questi però nessun risultato è stato ancora reso noto.
Area Asm L’Acquifero sotterraneo in area Asm è una di quelle aree di cui il Comune ha piena competenza e responsabilità. Giacchetti: «La Tecno geo sas ha effettuato tutto l’iter giungendo alla relazione di sintesi elaborata da Arpa. Sul sito è stato riscontrato il superamento soglia di alcuni parametri fissati dalle leggi vigenti in materia e quindi determinato un potenziale inquinamento delle falde, seguirà pertanto analisi dei rischi». De Luca di nuovo torna alla carica: «Dove sta l’applicazione del principio di precauzione?».
Torrente Tescino Tra le interrogazioni sullo stesso tema, il riferimento anche all’affluente del Serra, a sua volta affluente del Nera. «Questo – ha detto Giacchetti – è stato inserito nel piano regionale delle bonifiche lo scorso anno. Si tratta di un sito il cui procedimento di bonifica è in capo alla Provincia. L’Arpa ha effettuato l’analisi terreni all’interno dell’alveo fluviale in corrispondenza di uno scarico dei lavaggi dei mezzi Anas, e del piazzale del cantiere della galleria Tescino (il famoso tunnel dei veleni). È stata rilevata la presenza di idrocarburi pesanti e servono approfondimenti utili a stabilire l’origine della contaminazione e quindi l’individuazione del responsabile che sarà poi chiamato a sostenere i costi dell’eventuale bonifica».
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