Polizia (foto archivio Colonna)

Jridi Belhassan, presentatosi alla polizia anche con il nome di Kalech Belhassen, tunisino, ventiquattrenne, ha un curriculum criminale a Perugia di tutto rispetto per svariati episodi di microcriminalità, in particolare è noto per essere solidamente inserito nel mondo dello spaccio “di piazza” di sostanze stupefacenti del centro storico e di Fontivegge, che quasi sempre è collegato e riferibile a fatti di violenza tra gruppi contrapposti causati da questioni di denaro o di concorrenza sul territorio.

Esecuzione Lo scorso 3 luglio, la procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Perugia, ha emesso un provvedimento di esecuzione per la carcerazione a carico di Jridi, a seguito del “cumulo” di diverse sentenze di condanna tutte prodotte all’esito di altrettanti procedimenti penali a carico del tunisino, per i quali il medesimo è stato monitorato, sempre dalla squadra mobile, nel corso dei suoi illeciti traffici di droga. Nello specifico, il provvedimento si riferisce a 5(cinque) episodi di spaccio di sostanze stupefacenti, tutti inquadrati giuridicamente con il “nuovo” comma 5° che prevede, secondo la nuova formulazione legislativa, una versione meno grave della fattispecie di reato in quanto riferita a cessioni di lieve entità per le quali, di conseguenza, non è più ammesso l’arresto in flagranza di reato.

Il quinto comma Però, dove non è più possibile intervenire, come nella precedente formulazione, con l’arresto in flagranza o con il fermo di indiziato di delitto, oggi è necessario svolgere un lavoro di pazienza ed attesa, consistente nella puntuale e completa documentazione, con l’uso di telecamere e macchine fotografiche, nonché con il recupero dello stupefacente appena ceduto direttamente dall’acquirente, nonché con l’escussione degli stessi tossicodipendenti che spesso riconoscono il loro spacciatore, dell’attività di spaccio, che solo successivamente, grazie alla ricostruzione investigativa delle condotte criminose, viene infine cristallizzata in una sentenza di condanna che consente di fermare il traffico illecito. E’ esattamente quello che è stato fatto in questo caso: il provvedimento esecutivo, infatti, si riferisce a episodi di spaccio tutti attentamente e meticolosamente documentati dagli uomini della squadra mobile, coordinati da Piero Corona, in particolare dalla sezione contrasto alla criminalità diffusa, diretta dal sostituto commissario Roberto Roscioli, sempre impegnati nel contrasto a questi fenomeni criminali.

Le ricerche Nella circostanza, all’esito dell’emissione del provvedimento, gli uomini della mobile si sono messi immediatamente alla ricerca del tunisino ricercato, che già conoscevano molto bene ma che, come era prevedibile, difficilmente si sarebbe fatto trovare. Secondo una ricostruzione investigativa ancora da riscontrare, tra l’altro, pare che il Jridi, durante la sua latitanza, abbia partecipato ad una rissa nei pressi della Stazione “Fontivegge” la notte della scorsa domenica 12 luglio, nel corso della quale suo fratello, attinto da un fendente all’addome ad opera di un connazionale, successivamente individuato ed arrestato dalla polizia. Sono tuttora in corso ulteriori accertamenti.
L’unica certezza è che il “pusher” tunisino, aveva pensato bene di “sparire” dalla circolazione: inutili, per gli agenti, gli appostamenti in ospedale, dove era presumibile che il ricercato andasse a trovare il fratello.

Latitanza Jridi, per sicurezza, ha vagato per giorni da un tugurio all’altro di “Fontivegge”, fino a quando, nella serata dello scorso martedì 21 luglio, è stato notato dagli uomini della Mobile nei pressi della fermata degli autobus di: appena riconosciuti gli agenti, ha provato a scappare, ma senza riuscirci. La solerzia e la reattività dei poliziotti hanno permesso di fermarlo e di accompagnarlo in questura dove, a seguito della formalizzazione della cattura l’arrestato, è stato accompagnato a Capanne, dove dovrà scontare un residuo di pena di 5 mesi e 9 giorni, oltre al pagamento di 3000 euro di multa (la pena originaria era stata fissata ad 1 anno e 6 mesi, gran parte della quale già scontata in custodia cautelare).

Rapina al disabile L’uomo ha anche altre pesanti accuse a suo carico: risale soltanto allo scorso aprile 2015 un fermo di indiziato di delitto, operato proprio dagli uomini della criminalità diffusa di Roscioli, per rapina aggravata: nel pomeriggio del 16 aprile, nel sottopassaggio di collegamento tra la stazione centrale e via Del Macello, aveva preso di mira un povero ragazzo disabile, colpendolo violentemente e rubandogli le sue cose.

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