Le associazioni dei genitori

di Francesca Marruco

I genitori dei comitati mensa non hanno nessuna intenzione di piegarsi al volere della giunta Romizi. E anzi, come annunciato nella conferenza stampa di venerdì mattina, se necessario, hanno intenzione di arrivare fino al Tar. Per impugnare eventuali provvedimenti che l’Amministrazione dovesse decidere di adottare senza il consenso dei genitori, o senza la loro reale inclusione, come stabilito dalla delibera della commissione permanente in cui si sancisce l’istituzione di una commissione paritetica.

Tipo di scuola Intanto però, i genitori dei comitati hanno voluto incontrare la stampa per spiegare ancora una volta, compiutamente, le ragioni che li portano ad opporre una strenua resistenza al volere della giunta comunale. «Si tratta – ha spiegato uno dei rappresentanti dei genitori, l’avvocato Alessandra Bircolotti – di che tipo di scuola vuole offrire il Comune ai nostri figli, perché quella che sta portando avanti è una scelta “dissennata e sconcertante” come disse lo stesso sindaco Romizi quando era consigliere parlando della stessa possibilità. Perché tagliarci fuori dall’acquisto delle derrate alimentari avrebbe dei riflessi dirompenti anche su altre questioni non secondarie: il Comune ha diminuito sempre di più il supporto per le attivita didattiche integrative e con l’esclusione dei genitori verra eliminata ogni ulteriore forma di sostegno. A quel punto potranno farle solo i bambini che potranno permetterselo?».

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Risparmio si o no? Insomma, dopo che nell’ultima commissione «l’assessore Wagué – hanno detto in conferenza – ha negato di aver mai parlato di esigenze di risparmio e i dirigenti hanno detto di non aver mai ritenuto che l’attuale gestione fosse illegale, non riusciamo a capire allora perché il Comune voglia cancellare questa esperienza virtuosa che va avanti da 25 anni e che è anche un esempio virtuosissimo di citadinanza attiva».

Come la pensava Romizi I rappresentanti dei genitori hanno anche trovato un atto in cui l’allora consigliere d’opposizione Andrea Romizi, sulla possibilità di esternalizzazione, usava parole come «sconcertante» e «antieconomica». I consiglieri Romizi e Castori si chiedevano «se questa è questa l’idea di democrazia che è nella mente dei nostri amministratori»?, e, secondo quanto riferito dai genitori dei comitati, scrivevano:«La giunta è stata sorda alle raccomandazioni presentate dal consiglio comunale, agli appelli lanciati dai genitori dei bambini ed alle forti perplessità manifestate dai sindacati, senza contare le ricadute occupazionali e i livelli di qualità che tale piano subirà da qui in avanti».

Di chi fidarsi? Per i genitori, quello che sta portando avanti il Comune sono veri e propri tagli lineari, che snatura la natura dell’amministrazione pubblica. «Di chi vi fidereste di più – chiedono i genitori – delle scelte pensate, ragionate, ricercate da parte di mamme e papà scrupolosi che volontariamente e gratis si offrono di fare questo perché hanno i loro figli che ci mangiano, oppure delle scelte dei colossi della ristorazione che hanno come unico scopo il guadagno?».

Risparmi reinvestiti I risparmi attuali infatti vengono reinvestiti nelle scuole in piccole manutenzioni o in acquisto di materiale ludico e didattico. Mentre in futuro non sarebbe certamente così. Lo ha spiegato bene Patrizia Tabacchini, evidenziando che nel suo plesso sono stati acquistati due giochi da esterno. «E’ anche per questo – ha aggiunto in conferenza – che la cittadinanza non sta capendo».

Conti San Sisto? Insieme all’altra rappresentante Marta Geremia poi, è stato spiegato che,«nonostante innumerevoli richieste per conoscere i conti di San Sisto (in cui la mensa è esternalizzata, ndr), il Comune non ha dato nulla. E nessuno sa quanto risparmiano, e nel caso come viene usato questo risparmio».

Petizione Insomma, dopo aver fatto breccia nella maggioranza e aver incassato il sostegno del capogruppo di FI Massimo Perari, i genitori puntano a portare molti genitori al prossimo consiglio comunale di lunedì prossimo e intanto hanno iniziato una racolta di firme per una petizione che si vanno ad aggiungere alle otre 3.500 già raccolte nelle scuole nei mesi scorsi. La resa insomma non è nelle loro intenzioni. Ma non sono chiusi a forme di ragionamento diverse da quella che hanno proposto:  l’unica cosa imprescindibile è che siano loro ad acquistare il cibo per i propri figli, poi sono disposti a dialogare sul come.

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