«La società ternana nell’ultimo anno è in preda ad un autentica follia di insicurezza ma è anche stanca di rassegnarsi al suo destino». Solo la premessa di una lettera scritta, di pancia e senza troppi formalismi, da Francesco Petrelli, vice segretario regionale Ugl di polizia penitenziaria; una nota che, per l’ennesima volta, pone la Conca di fronte al venir meno di quelle certezze e serenità di ‘isola felice’ che l’hanno caratterizzata per lungo tempo.
Sabbione «Il carcere di Terni – espone il primo problema, quello a lui più vicino, il rappresentante Ugl – è diventato il primo istituto dell’Umbria per capienza, con più di 500 detenuti considerando anche i reclusi fuori per giustizia. Comuni, 41 bis, As2, As3 e protetti, un’assurdità – commenta – racchiudere in una casa circondariale tutte queste tipologie di detenuti».
L’attacco politico «Il sottosegretario agli Interni Bocci continua a ribadire che Terni è una città sicura, – prosegue Petrelli -, la politica regionale stanzia 120 mila euro per la sicurezza, il consiglio comunale discute ripetutamente di norme da adottare ma intanto gli episodi criminali aumentano a dispetto delle rassicurazioni. Dall’inizio dell’anno, – dice a supporto della sua tesi – i tre omicidi che hanno scosso l’opinione pubblica sono solamente gli effetti di una gestione scellerata, i furti sono in aumento come dimostrano i dati Urbes, i dati Libera confermano le infiltrazioni criminali sul territorio e le rapine in banca che sembravano essere diminuite, in cinque giorni sono tornate agli albori della cronaca».
L’OMICIDIO DI GABRIELLA ZELLI LISTANTI
LE ULTIME SUL RECENTE OMICIDIO DI GIULIO MORACCI
Dito puntato contro Bellesini «Il Prefetto tace – sottolinea il vice segretario Ugl di polizia penitenziaria – e magari domani convocherà il comitato dell’ordine pubblico senza preadottare nessun metodo veloce ed efficace. L’Ugl – aggiunge – ha chiesto più di una volta una commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni criminali. E’ arrivata l’ora di istituirla comprendendo anche i sindacati delle forze dell’ordine, che si sono lamentati della carenza degli organici e dei mezzi a disposizione: la polizia municipale – scrive – convive con le difficoltà quotidiane, la polizia penitenziaria come contenitore raccoglie tutti i frutti della società bruciata senza un contingente adeguato ma con numerosi compiti istituzionali in più».
Forze dell’ordine «Dall’arrivo insensato di 300 circa detenuti ad alta sicurezza, permesso dalle istituzioni, dalla politica, dal provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria e dalla direzione di Terni del ministero della Giustizia, il personale della Conca si ritrova dopo un anno con 47 unità distaccate in altre sedi, con compiti di investigazione demandati dalla nuova tipologia di detenuti e con carichi di lavoro sempre maggiori. Il penitenziario di Terni – dice molto chiaramente Petrelli – non è in grado né strutturalmente né come formazione del personale di accogliere soggetti del genere ad elevato indice delinquenziale. Il carcere di reclusione di Spoleto è l’unico adatto a determinate tipologie di reclusi, il Provveditore ne era a conoscenza e i sindacati regionali avevano sollecitato lo spostamento. Ad oggi dopo un anno nessuna risposta».
L’appello «È ora che la politica intervenga e qualcuno faccia più di un passo indietro. La realtà dei fatti è che c’è insicurezza certa fuori e sicurezza a rischio dentro, il personale ormai oberato di mansioni eccessive viene sacrificato in turni massacranti ed impiegato per compiti superiori. Si abusa della disponibilità del personale senza nessun minimo rispetto e la corda – mette in guardia Petrelli – prima o poi rischia di stuccarsi. La logica della territorialità della pena in Umbria – aggiunge – non è stata mai considerata, il 30, 40% dei detenuti sono meridionali e la restante parte è rappresentata da stranieri. A livello nazionale i detenuti umbri sono circa 130. Perché questa politica di detenzione?»
